PORTOGALLO: GIORNO CINQUE E SEI

Ecco, lo sapevo che non dovevo prendere impegni che non posso mantenere, soprattutto adesso che i bambini sono a casa. Questa cosa di scrivere un post al giorno, con pure le foto era fantascienza, ma che posso dire a mia discolpa? Niente, solo che ovviamente non ce l’ho fatta.
Comunque se avete voglia, la nostra vacanza portoghese, anche se ormai è storia passata, io continuerei a raccontarvela. Del resto ho delle foto per un post pronte dai primi di maggio, quindi queste possono essere considerate notizie fresche.
Eravamo rimaste al giorno quattro. Il giorno cinque ho provato a rimanere a letto come al solito, ma la sentivo Patagnoma che frignava per un nonnulla, oh se la sentivo. I miei neuroni seppur addormentati hanno fatto contatto e considerando i giorni trascorsi era possibile che Patagnoma avesse la stessa influenza che aveva Patasgnaffa, Devo dire che ci ho voluto credere, e con tutta me stessa, perché alla fine era durata un solo giorno.
E così le tapparelle sono rimaste semiabbassate, il resto della famiglia più ospite sono stati spediti in spiaggia e io e la piccola abbiamo mangiato tanta frutta e guardato tanta televisione in portoghese.
Nel pomeriggio la febbre era tenuta sotto controllo dalla Tachipirina, i fratelli e il papà sono andati a Lisbona a mangiare sardine e Patagnoma si è guadagnata un bel giro in giostra. Anzi cinque,
E così il giorno sei è arrivato lentamente ma allo stesso momento in un battito di ciglia. E io in un battito di ciglia mi sono svegliata con un anno di più. E una sardina di stoffa. E una gnoma guarita. Già un bellissimo regalo.
Poi siamo tornati in città, treno e due metropolitane e siamo andati nel quartiere che era stato costruito per l’expo. Nel 98. Sembra fatto ieri, moderno, funzionale, spiritoso e vivo. La milanese che è in me ha sofferto per un istante di ansia da prestazione. Mi è piaciuto tutto, anche il centro commerciale che sembra una nave da crociera e ha l’acqua che scorre sul tetto. E i gabbiani che si riposano sopra.

Poi siamo andati all’acquario, pardon, Oceanario.

Un regalo per i bambini ma anche per me, adoro quel blu tremolante e magico. Certo poi mi devo sforzare di non pensare a quei poveri pesci, ma il blu forse aiuta i meccanismi di rimozione.
Ho anche trovato il mio nuovo animale preferito dopo le foche. Ora voglio una Lontra marina, anzi due così si tengono compagnia.

Siamo rimasti così a lungo che poi non siamo riusciti ad andare a vedere il museo della scienza e della tecnica, peccato perché anche solo da fuori sembrava bellissimo. Che volete che vi dica, toccherà tornarci.

Dopo aver guardato a lungo i vulcani d’acqua e la vasca dello tzunami per la gioia di Patapà al posto di tornare subito a Cascais mi è stata regalata una breve serata a Lisbona, e anche se i bambini erano piuttosto stanchi, io la vista sul fiume, i tetti e la luna me la sono proprio goduta.

E così, cioè un oretta dopo è finito anche il giorno sei. Il mio.

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