RAPTUS

Da quando abbiamo ingrandito la Patacasa, la mia stanza preferita forse è l’ingresso, altrimenti detto la stanza del fango…o meglio la stanza dove il fango deve essere lasciato.

È incredibilmente grande per essere un ingresso, o quanto meno rispetto a tutti gli ingressi che ho mai avuto. Ma è fondamentale, perché quando a prepararsi sono cinque persone, lo spazio non basta mai, perché quando sono tanti gli amici che passano da casa lo spazio non basta mai, perché quando le scarpe devono essere per dieci piedi lo spazio non basta mai, neanche con un ingresso grande come il nostro.

Ma le cose che mi piacciono di più sono che dietro a una tenda cela il luogo dove tutte le signore vanno a incipriarsi il naso e i signori vanno a bere il cognac, e che ha un piccolo lavandino.
Il motto propinato a nastro (abbiamo anche dei pappagalli di plastica da adoperare alla bisogna) a chi entra in casa, soprattutto se minorenne è : scarpe pipì mani.

In un solo e unico luogo ti puoi liberare di giacche, di liquidi in eccesso, di scarpe e di microscopici ospiti. Un vero lusso.

Però aveva un che di incompiuto, la parete dietro al piccolo lavabo non era stata mai trattata e ormai era sporca da far paura, visto che qualcuno la usava per asciugarsi le mani….e mancavano anche gli zoccolini, perché ci eravamo dimenticati di metterli, eh sì.

Ora so che ci sono creature fantastiche e metodiche che aprono file per le stanze che vogliono sistemare, io non sono dotata di tale virtù. Io guardo le cose non finite per anni e ci rimugino su, cambiando idea ogni due per tre e non fissandone nessuna. Poi succede che sono in un negozio di bricolage, che vedo la vernice lavagna in offerta e che non capisco più niente.

Io vado avanti a colpi di raptus, ormai si sa. La priorità quindi è tornare a casa. Mangiare è superfluo, fare la pipì (ops, incipriarsi il naso) rimandabile. Forse con la borsa ancora a tracolla inizio a dipingere, guardando stralunata una parete di casa mia diventare nera.

Una mezz’ora scarsa ed è fatta. L’ingresso si fa improvvisamente più teatrale, i bambini scalpitano con i gessetti in mano, ma dovranno aspettare ancora 48 lunghissime ore, e Patapà è commosso all’idea di avere una parete così sobria ed elegante in casa.

Certo, la sobrietà dura poco. Un merletto bianco va a coprire le sbavature della vernice (in meno di mezz’ora cosa pretendevate?! e provate voi a dipingere con la borsa a tracolla) e presto i gessetti si rendono utili.

Io scrivo finalmente il motto dell’ingresso, pensionando i pappagalli, e Patasgnaffa si dedica ai fiori.

Certo poi torna Patagnoma che si incavola come una biscia perché abbiamo disegnato senza di lei. Dall’alto del suo quasi metro di altezza mi intima di cancellare tutto e brandisce minacciosa un gessetto gigante….ecco ora il nostro ingresso non è più molto sobrio e elegante.

Ah già lo ammetto…ho anche Pipizzato un po qua (zoccolino) e un po’ là (sedia), non è colpa mia è l’armadio giallo che mi ha intimato di farlo, dai suoi quasi due metri di altezza!

14 thoughts on “RAPTUS

  1. Troppo belloooo!!!! Però non ho capito una cosa: ma questo è l'ingresso principale o è un ingresso di servizio?!? Facci una piantina di casa tua perché io non ci capisco più niente!!! Barbara

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  2. eh niente…questo angolo di web è una gioia per gli occhi.
    e “scarpe, pipì, mani” non lo posso più sentire…scriverlo sui muri mi pare quindi un'ottima idea!

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  3. Cosa posso dirti? Fantastica…! Quando scrivi “Io guardo le cose non finite per anni e ci rimugino su, cambiando idea ogni due per tre e non fissandone nessuna. Poi succede che sono in un negozio di bricolage, che vedo la vernice lavagna in offerta e che non capisco più niente.” tu sei ESATTAMENTE come me solo che poi quando le cose le fai te anno sempre sapore di magia!

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