LA DEA PLACATA

Patagnoma è sempre stata una bambina senza mezze misure. La via di mezzo non le appartiene, lei è sempre TROPPO, nel bene e nel male.

Così quando è felice la sua risata rimbalza sui muri, fa fare capriole agli unicorni, fa sbocciare fiori nella neve e piovere all’incontrario. Ma quando è arrabbiata è come un fiume di lava che spazza via ogni forma di vita che incontra nel suo passareoceanialola.Quindi quando ha voluto vestirsi da Te Fiti, la dea terra di Oceania, mi è sembrato perfetto. Il simbolo più puro della vita e dell’amore rinchiuso in un mostro di lava.lolaislandcollageIo per mio conto, avendo fatto il vestito di carnevale più kitsch di sempre, ho fatto anche il post più kitsch di evvaaarr. Per contro avendo riciclato il vestito da albero di Natale mi sono sentita anche follemente furba. A volte ci vuole poco…per il tanto c’è già Patagnoma.lolamuro

TAZZE PUDICHE

Ci sono quelle cose che vedi in giro per l’internet per mesi, le guardi e non le capisci proprio, ma poi un demone del nonsense, quella parte ribelle che è in te, che non si capisce bene perché debba proprio farti ribellare a te stessa, ti fa riprodurre proprio quelle cose che ti sembravano o brutte o inutili o incredibilmente stupide. Ma stupirsi nella vita è uno dei pochi modi per continuare a sentirsi vivi…anche a costo di darsi degli idioti da soli.

Mi era successo con i telai, o come diavolo si chiamano non l’ho mai capito. Alla fine ho cominciato a farli pure io, senza telaio, vabbé, perché non ho la pazienza sufficiente, ma già sono idiota, non posso anche essere paziente.

Adesso mi è successo con le tazze, vestite. Di lana. Cioè qual’è il punto della cosa? tengono caldo il the? È anche possibile, e per carità, io sono la prima a prepararmi tazze enormi che abbandono in giro per casa, ritornandoci quando il liquido ambrato è ormai irrimediabilmente freddo. Però…però poi come diavolo fai a bere da una tazza con il cappotto?

hot

Però, non c’è niente da dire, sono carine e così per Natale ne ho fatte un po’, che ho venduto a un mercatino o ho regalato a gente a cui pure voglio bene.

drinkme

Le due che mi sono avanzate le sto usando. Nude. Perché sono idiota, spudorata e pure un po’ stronza (ops).

poison

SRANGER THINGS

Che il matrimonio si barcameni sui compromessi credo sia una cosa che ti insegnino al corso prematrimoniale. Non lo so, non l’ho fatto. Però credo che sia scritto anche nei Baci Perugina, nei bagni degli autogrill, ricamato sui centrini delle vecchie zie, sussurrato infidamente dal vento mentre salti alla corda al parco quando hai solo cinque anni e i calzettoni con i buchi continuano a scivolarti giù, verso la caviglia.

I compromessi probabilmente misurano anche l’amore, il numeri di quelli a cui sei disposto a scendere definiscono la durata di un rapporto.

printcut

Sono dei più svariati, dai più piccoli e insignificanti, ai più grandi, che talvolta arrivano a stravolgere un universo morale.

Per esempio, prendete me e Patapà. La televisione insieme l’abbiamo sempre vista pochissimo, per il semplice fatto che lui l’ha sempre vista meno di me. Qualche film, ma quando non c’erano figli soprattutto, perché adesso la sera è troppo corta, e tanto sport. Sto parlando di lui ovviamente, restate concentrati.

Io invece sono una seriale, lo sono sempre stata, sin da quando da piccola rimanevo appesa a quegli incomprensibili ideogrammi che comparivano a lato della scena gelata del cartone di turno.

letters

Credo che insieme ci siamo riusciti a guardare un paio di serie. Friends, quando alle 19 non si usciva a prendere l’aperitivo dopo aver controllato la segreteria (la segreteria vi rendete conto, mio dio, la segreteria), e forse le prime serie di ER e DRHOUSE….poi nel tunnel dei camici bianchi mi ci ha lasciato scorazzare da sola. Ora però io saprei fare una craniotomia bendata dopo aver fatto cose innominabili nello stanzino delle scope…lui non so.

Adesso con l’avvento di Netflix ci stiamo riprovando, ma che vi devo dire….non è che funzioni benissimo. Tra Patagnoma che deve essere messa a letto (ancora, sì, uccidetemi. O uccidete lei, potete scegliere.), partite di basket che comunque vanno viste (pare), libri che vanno letti (per fortuna), sonno che va recuperato (opinabile), un ragazzo adolescente con cui condividere una serie tv (io, lui, il DoctorWHO e il divano, i momenti che preferisco in assoluto della mia settimana ♥), vedere una serie tv vista con mio marito è uno stillicidio.

of

 

Non sto scherzando. E non è solo perché di solito io una me la guardo in due giorni perché mangiare, dormire e occuparmi dei figli nel frattempo sono cose superflue. Perché davvero è un affare che coinvolge ere geologiche.

Sense8 l’abbiamo visto in tipo 4 mesi. Vederlo all’incontrario, cercando messaggi demoniaci sarebbe stato più veloce. Ho resistito solo perché l’avevo già visto.

Siamo riusciti a vedere Sherlock in tempi rapidi, ma su quello temo che a compromessi non sarei mai scesa….

lighton

Poi abbiamo cominciato Stranger Things. Insomma, solo otto puntate, che diamine, potevamo farcela. Bene. Ci abbiamo messo tre mesi. A un certo punto non ci ricordavamo più cosa stesse succedendo. No ma dico, ma si può?! E io qui però sono stata bravissima. Non me lo sono guardata da sola. Volevo condividere. Sono scesa a un compromesso.

È stato molto doloroso. Inutile dire che ho dovuto vendicarmi.

sbieco

strangerbad

Le prossime notti Patapà le passerà così, dormendo sotto un allarme per il Demogorgon, che poi magari funziona anche per i mostri che vivono sotto al letto e io finalmente dopo trentacinque anni, o giù di lì, potrò ricominciare a dormire con il braccio a penzoloni da letto.

image-8

 

La prossima serie tv comunque me la guardo da sola!

pata-sgnaffi

 

TU PROVA A SPIEGARE IL COLORE

Tu prova a spiegare l’amore, non ci riuscirai. O forse sì, ti si consumerà la gola e finirà l’aria intorno a te se proverai a farlo a voce.

Finirà la carta, si prosciugherà l’inchiostro e gli occhi si arrosseranno se proverai a scriverlo.

I poeti ci provano da secoli, i musicisti lo cantano declinandolo in mille melodie.

I pittori lo cercano nei chiaro scuri, gli scultori nelle forme da plasmare.

Ognuno di noi lo cerca negli occhi di qualcuno, i più fortunati lo trovano.

Tu prova a spiegare il colore, non ci riuscirai.

O forse si, se chiedi a Lechler.

colori collage

Loro sì, hanno consumato tutta la voce, hanno riempito tutti i fogli, e comunque continuano a cercare.

griglia collage

Il loro archivio è infinito, la loro ricerca costante, la loro professionalità assoluta.

labdecocollage

Hanno fatto del colore la loro ricerca costante, il loro contare infinito. Numeri che accostati diventano colori, quei colori che precisamente a parole non riesci tradurre,  ma che loro custodiscono in un codice, come un tesoro prezioso in uno scrigno.

poises collage

Li hanno studiati, selezionati, scelti per noi, con l’ aiuto di Francesca Valan, e racchiusi in un cerchio armonico (Color Trainer), perché la scelta non sia difficile, e in modo che ognuno possa trovare il colore giusto per il giusto ambiente, senza incertezze, per poi ritrovarsi davvero a casa propria.

lab collage

Settimana scorsa sono andata a trovarli in fabbrica e mi hanno regalato della vernice….non vedo l’ora di farvi usarla e farvi vedere come!

strisce collage

LA PALANDRA

A lavorare a maglia me lo ha insegnato una vecchia suora, furba come una volpe, che ha vinto le mie resistenze da mancina convincendomi che aveva imparato a lavorare di sinistra solo per poterlo insegnare a me. Credo che abbia dovuto sgranare parecchi rosari poi, perché solo qualche anno fa ho scoperto che mi aveva truffata e che lavoro come una destrorsa, ma si sa che la mente fa il novanta per cento della fatica, sempre.

Il mio primo lavoro è stato un cappellino blu, a cui la povera donna ha tirato su più punti caduti che sospiri, e poi sono stati anni infiniti di presine sghembe che mia nonna mi rifiniva all’uncinetto e che nessuno usava perché ci si scottava comunque le dita.

Negli anni dell’università sono passata direttamente dalle presine ai maglioni, senza passare dalle sciarpe, che tanto diritte non mi venivano mai . Maglioni tinta unita, ma poi anche con trecce e persino con jaquard, ma  decisamente sformati. Oh sì se erano sformati. Giganteschi e sformati, che però con i pantaloni a zampa e le clarks avevano pure una loro ragione di esistere ( …e sorridevi e sapevi sorridere, coi tuoi vent’anni portati così, come si porta un maglione sformato su un paio di jeans…).

Ho ripreso i ferri in mano per riempire i miei bambini di gilet, che li hanno accompagnati dal primo giorno di vita fino ai 5 o 6 anni. Poi diventavano troppo lunghi (i bambini), e io sono per progetti che riesco a finire in un paio di sere al massimo.

Ma una cosa l’hanno sempre avuta in comune tute le mie “creazioni”, erano assolutamente sghembe, imperfette e orribilmente rifinite. Al solito finisco per farne un punto di onore, che ribaltare la realtà è sempre un alibi perfetto.

Quest’inverno l’ho passato avvolta in un maglione superstite degli anni dell’università e così, piano piano mi è venuta voglia di riprendere i ferri che negli ultimi anni quasi non avevo più toccato in favore dell’uncinetto, e così è nata una nuova palandrana, perché altro nome non potrebbe avere.

Lavorando a briglia sciolta, dimenticando di contare i punti e comunque non avendo la più pallida idea di cosa fare una volta dopo averli contati, ho dato vita a questa “cosa” che potrebbe essere definita una coperta da passeggio.palandraE per carità ha una sua utilità, mi tiene calda in casa mentre lavoro o guardo qualcosa su Netflix (ultimamente lo faccio spesso..ehm) e va benissimo anche per uscire a recuperare i ragazzi al volo.

Quindi ero piuttosto soddisfatta di lei. Poi venerdì scorso, grazie a Gaia Segattini, sono andata a conoscere Giuliano e Giusy Marelli nel loro atelier.

È stata un’esperienza intensissima, perché sono una forza della natura. Ci hanno raccontato della loro storia, un vero e proprio intreccio di amore e passione, lavoro e creatività, che li ha portati a reinventare il mondo dell’handmade negli ultimi quarant’anni. Hanno tirato fuori dai bauli vecchi corredi, ridandogli nuova ragione di esistere e fresca linfa vitale, hanno ridato voce a tecniche che nessuno voleva più ascoltare. Ma soprattutto hanno intrecciato ferri e fili, per tutta la loro vita, creando delle cose che definire vestiti è decisamente riduttivo.

Quando sono tornata ho provato un moto di fastidio verso la mia palandrana, ma poi ha rinfrescato e me la sono infilata, e sono stata meglio.palandranaCredo che sia meraviglioso che al mondo ci siano mani e menti capaci di creare meraviglie e oggetti perfetti come opere d’arte. Però credo sia anche importante provare comunque a fare le cose, muovendosi nei propri limiti, se li troviamo confortevoli e non sentiamo il bisogno di superarli. Se poi vengono ciofeche informi, pazienza, ci avranno impegnato del tempo che avremo ben speso, e saranno parte di noi più di qualsiasi cosa perfetta possiamo comprare.io e la palandranaEcco, magari prima di regalarle, pensiamoci un pochino sopra….

THE WALL

Ci sono parti della casa che più ci infastidiscono, che sono vittime più di altre di continui ripensamenti e cambiamenti.

In effetti poche stanze in questa casa si salvano. Per dire, a settembre ho cambiato nuovamente la camera delle bambine…poi non ve l’ho mai fatta vedere perché non ho mai voglia di metterla in ordine!

Però questi sono cambiamenti dettati dall’esigenze della famiglia che continuano a cambiare.

Ci sono quegli angoli che invece non ce la fai più a vedere sempre uguali.

A un certo punto non riuscivo più a passare vicino al muro del piano di mezzo che improvvisamente mi sembrava trasandato. E sicuramente anche sta volta il degrado ambientale ha fatto la sua parte. Le foto che avevo appeso cadevano ogni due per tre, e avendole attaccate con il Patafix in alcune parti si portavano via anche la tappezzeria…un effetto molto shabby, che a coltivarlo forse sarebbe potuto diventare cool…

E così ho tamponato come potevo, che a tamponare sono sempre abile. bambiLe foto le ho messe in cornice sta volta, così la prossima volta dovrò fare i conti anche con i buchi dei chiodi…sia mai detto che non mi rendo la vita interessante.pelliccelapiscasafienoAlcune foto le ho attaccate su stoffa, che quando comincio con le #patasagome poi faccio fatica a fermarmi.martellopomponAltre molto coraggiose hanno anche preso il volo su una mongolfiera!mongolfieraPerché ricordate le foto possono essere solo l’inizio di un’eventuale decorazione. Bastano un paio di forbici e un poco di colla e subito possono diventare qualcos’altro.pioggia e armata rossaconigliocolbacco e fioreimage-1A una vecchia canna fumaria chiusa avevo attaccato delle stelle di carta che con il tempo però si erano raggrinzite. Ho provato a fare dei mobile a forma di diamante utilizzando le cannucce di carta e del fil di ferro. Visto che bere dalle cannucce di carta fa decisamente schifo, diciamocelo, ma sono molto carine, trovarne usi alternativi dovrebbe essere una missione per tutti noi!tuto1tuto2Ora bisogna a vedere quando mi stuferò di nuovo…diamanti colbacco

 

DOLLS IN THE BOX

A Natale ho fatto praticamente tutti i regali senza uscire di casa, non vivere in città ti spinge ad atti di pigrizia suprema e a far andare veloci le dita sulla tastiera.Il risultato, oltre ai regali ovviamente, sono stati anche un sacco di scatoloni che solitamente facevo svanire con mosse da ninja distruttore abbastanza in fretta, per non lasciare tracce e per non far venire strane idee agli abitanti bassi della Patacasa.finestraPerché ormai conosco i miei polli, e se quello ormai alto e dalla voce strana da piccolo scartava giocattoli per riempire la casa di personaggi disegnati e ritagliati, quella media ama molto costruire case e casette ovunque e con qualunque cosa. Che puntualmente non disfa e lascia lì a prendere polvere fino a che  l’abuso edilizio non viene sanato dall’implacabile e malvagio ministro della giustizia chiamato Madre.interaUn giorno, probabilmente di sole, uno scatolone ENORME è sfuggito al mio controllo e ha cominciato la sua seconda vita di casa delle bambole nel mio salotto.ballerinaUn affronto per me, subito ogni giorno per più di un mese, perché se lo scatolone era stato dotato di letti, fiori e pure di una piscina, era stato lasciato nudo e marroncino a dominare e rovinare ogni mia foto su Instagram fatta al Patadivano…potete capire la tragedia.giocoPoi per fortuna Patasgnaffa ha avuto i suoi problemi e per qualche giorno non è più andata a scuola. Perché ricordatelo, non tutti i mali vengono per nuocere. E così le ho rifilato carta e colla e l’ho pregata di rendere più bella la sua casa, che sta volta lo spietato ufficiale giudiziario chiamato Madre non aveva avuto il cuore di distruggeretettoE così anche degli apparentemente giorni passati tristemente in casa si sono rilevati utili e lo scatolone, prima opera di restyling di una giovane home designer in erba, ora è più bello che mai e troneggia fiero in salotto senza rovinare più nessuna foto di Instagram, che poi era la cosa più importante.smile

LO SCOLLO

Ultimamente sono in fase introspettiva, nel senso che sono proiettata dentro al mio armadio. Ho comprato grucce nuove, tutte colorate ma super sottili per cercare di tenerlo più a posto e continuo a guardare con occhi nuovi cose che già c’erano. Un’ecatombe. E così dopo la camicia, la felpa di Patasgurzo, oggi è venuto il turno di mettere le mani su un golfino che aveva la sola colpa di essere solo blu e il notevole merito di possedere una maglia sufficientemente grande da farci passare in mezzo un uncinetto con dei fili di lana. ingiùSe anche voi avete un golfino che risponde a queste caratteristiche potete arricchire il suo scollo con dei pompon, perché di pompon e tutù non se ne vedono mai abbastanza.materialeAvrete bisogno di alcuni gomitoli di lana colorata, gli avanzi vanno benissimo, un uncinetto, una forbice, un golfino e ovviamente un po’ di pazienza.nappinaCon l’uncinetto inserite in un unica maglia lungo lo scollo un  gruppetto di fili di lana, una quindicina più o meno, dipende dallo spessore del filo, lunghi un quindicina di centimetri, in modo da ottenere un cappio. Poi rigirate le estremità dei fili all’interno del cappio stesso e con pazienza tirate un filo alla volta, ed ecco che avrete ottenuto il primo pompon…non dovete far altro che andare avanti!sole