PATA-TWIN-TEE

L’anno scorso mi era presa la mania della magliette (compulsiva a chi?) e avevo passato la primavera-estate stirando come un ossessa su qualsiasi superficie di tessuto mi capitasse a tiro…in effetti le magliette erano solo l’inizio, o un pretesto.

Voi pensavate vi avessi ammorbato facendovi vedere tutto quello che producevo, ve lo devo dire, provocandomi anche ferite di cui ancora porto il segno, sì sono una martire del craft…no, in effetti sono una cretina che non sa usare il ferro da stiro, ma la mia religione normalmente me lo vieta.

In realtà non vi ho fatto vedere tutto proprio tutto, mi avreste segnalato alla postale per stalkeraggio e avrei chiuso il blog. Però ora di tempo ne è passato un po’ e ci tengo a farvi vedere queste due magliette che ho fatto per queste due bambine ragazze bellerrime.

patatweentee

Potrei dilungarmi raccontandovi di averle viste crescere, di aver visto il loro riccioli allungarsi, il loro biondo cambiare in oro, il loro precoce talento, nutrirsi e crescere, la loro innata gentilezza rimanere intatta, ma vi racconterò piuttosto del loro legame così forte solo come solo quello tra due gemelle può essere, di come ogni attimo della loro esistenza sia condivisa, di come ogni sorriso sia rimbalzato, di come ogni lacrima asciugata, di come ogni pensiero reciprocamente accolto e colorato. Di come crescendo stiano imparando a prendere le distanze l’una dall’altra, con gambe traballanti come piccoli cerbiatti appena venuti al mondo, con timore e stupore, con desiderio misto a paura. Ancora non del tutto consce di essere legate insieme non da una corda, ma da un elastico che anche se lo tiri lontano è lì vicino che ti riporterà.

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E così per il loro tredicesimo compleanno ho voluto regalare loro una patatee, ma regalando a una la maglietta che raffigurasse l’altra, in modo di averla sempre con sè, in questi primi giri di walzer in solitaria per il mondo.

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Meravigliose danze siano a voi, splendide fanciulle…..

cuore

foto di JillianinItaly, che poi sarebbe anche la madre delle fanciulle ♥

OTTO

Un giorno dopo l’altro, come le perline luminose e colorate, sfaccettate e sempre diverse di una collana, la più preziosa che c’è, sei arrivata a otto, dico otto anni. Giorni passati a rincorrere il vento (cit. ovvio. E ci siamo anche scambiate baci, i diamanti della collana), un vento che ti porta sempre a zonzo dietro a chissà cosa di luccicoso, divertente e frivolo. Un vento che ogni tanto ti lascia riposare, appesa a qualche ramo, e i tuoi occhi si sbarrano e fugace ti immergi in chissà quale profondità. Ma poi riprendi a mulinare in giro, le gambe dove di solito stanno le braccia e la tua risata che tintinna nell’aria.

Certo ogni tanto sarebbe bello tu fossi un po’ più presente, chiaccherassi un po’ meno, e lasciassi meno cose in giro, che impigliate nel tuo vortice si spandono ovunque. Ma allora forse saresti perfetta, e sarebbe noiosissimo.
Buon compleanno amore mio, un po’ in ritardo forse, ma in fondo ti ho portato al mare.

DODICI ANNI

Ieri era il tuo compleanno, il cielo prometteva tempeste, ma ogni tanto qualche raggio di sole vinceva il grigio. Alla fine un vento impertinente ha spazzato le nuvole, striando il cielo di rosa e buoni propositi.

La nostra vita con te è diventata molto simile, ogni giorno non sappiamo se ad attenderci ci sarà il sole, una fitta nebbia o una tempesta. Nello stesso giorno ci ripariamo sotto un ombrello, ogni tanto stretti insieme, ogni tanto io sotto una tettoia e tu a prenderti le gocce con il cappuccio tirato in testa e con uno sguardo che non ha capito se essere torvo o lanciare una sfida. Ma poi all’improvviso esce il sole, caldo, caldissimo, e non si può far altro che ridere. E infine viene il tramonto e poi l’ora calma delle stelle, e ancora c’è tempo per tenerti tra le braccia.

Dobbiamo imparare ad amare questo tempo pazzerello come amiamo te, con un amore che cresce ogni giorno, e te lo dico, anche se alzi le spalle e ti schernisci. Perché il meteo sarà sempre più imprevedibile, hai dodici anni amore mio.

PORTOGALLO: GIORNO CINQUE E SEI

Ecco, lo sapevo che non dovevo prendere impegni che non posso mantenere, soprattutto adesso che i bambini sono a casa. Questa cosa di scrivere un post al giorno, con pure le foto era fantascienza, ma che posso dire a mia discolpa? Niente, solo che ovviamente non ce l’ho fatta.
Comunque se avete voglia, la nostra vacanza portoghese, anche se ormai è storia passata, io continuerei a raccontarvela. Del resto ho delle foto per un post pronte dai primi di maggio, quindi queste possono essere considerate notizie fresche.
Eravamo rimaste al giorno quattro. Il giorno cinque ho provato a rimanere a letto come al solito, ma la sentivo Patagnoma che frignava per un nonnulla, oh se la sentivo. I miei neuroni seppur addormentati hanno fatto contatto e considerando i giorni trascorsi era possibile che Patagnoma avesse la stessa influenza che aveva Patasgnaffa, Devo dire che ci ho voluto credere, e con tutta me stessa, perché alla fine era durata un solo giorno.
E così le tapparelle sono rimaste semiabbassate, il resto della famiglia più ospite sono stati spediti in spiaggia e io e la piccola abbiamo mangiato tanta frutta e guardato tanta televisione in portoghese.
Nel pomeriggio la febbre era tenuta sotto controllo dalla Tachipirina, i fratelli e il papà sono andati a Lisbona a mangiare sardine e Patagnoma si è guadagnata un bel giro in giostra. Anzi cinque,
E così il giorno sei è arrivato lentamente ma allo stesso momento in un battito di ciglia. E io in un battito di ciglia mi sono svegliata con un anno di più. E una sardina di stoffa. E una gnoma guarita. Già un bellissimo regalo.
Poi siamo tornati in città, treno e due metropolitane e siamo andati nel quartiere che era stato costruito per l’expo. Nel 98. Sembra fatto ieri, moderno, funzionale, spiritoso e vivo. La milanese che è in me ha sofferto per un istante di ansia da prestazione. Mi è piaciuto tutto, anche il centro commerciale che sembra una nave da crociera e ha l’acqua che scorre sul tetto. E i gabbiani che si riposano sopra.

Poi siamo andati all’acquario, pardon, Oceanario.

Un regalo per i bambini ma anche per me, adoro quel blu tremolante e magico. Certo poi mi devo sforzare di non pensare a quei poveri pesci, ma il blu forse aiuta i meccanismi di rimozione.
Ho anche trovato il mio nuovo animale preferito dopo le foche. Ora voglio una Lontra marina, anzi due così si tengono compagnia.

Siamo rimasti così a lungo che poi non siamo riusciti ad andare a vedere il museo della scienza e della tecnica, peccato perché anche solo da fuori sembrava bellissimo. Che volete che vi dica, toccherà tornarci.

Dopo aver guardato a lungo i vulcani d’acqua e la vasca dello tzunami per la gioia di Patapà al posto di tornare subito a Cascais mi è stata regalata una breve serata a Lisbona, e anche se i bambini erano piuttosto stanchi, io la vista sul fiume, i tetti e la luna me la sono proprio goduta.

E così, cioè un oretta dopo è finito anche il giorno sei. Il mio.

TRE PATAGNOMOSI ANNI

Vorrei scrivere un post commovente e pieno di amore perché tu sei amore e commozione per la tenerezza che sai dare. Tralascerei che hai anche una capatosta, ci comandi a bacchetta, e meni pure le mani.
Mi soffermerei sui battiti del mio cuore che accelerano quando mi ti stringi in braccio mentre andiamo al nido e appoggi la testa sulla mia spalla come un piccolo uccellino, quando mi dici grazie mamma anche per le piccole cose, aprendoti in sorrisi che potrebbero allontanare una tempesta. Racconterei della tua grassa risata, che non si capisce come possa uscire da una persona così piccola, di come corri incontro a chi vuoi bene con slancio ed entusiasmo inestinguibile.
Parlerei delle volte che mi accarezzi i capelli, anche se poi me li strappi, e di quelle in cui mi dai dei piccoli morsi, che per te sono d’amore, ma fanno un male cane.
Scherzerei sul tuo buffo modo di parlare, che è un fiume in piena, ma perlopiù incomprensibile.
Mi vanterei di come già disegni bene, di come ami dipingere e di come tu sia stata brava nell’ esserti tolta da sola il pannolino perché io non mi decidevo a farlo.
Spiegherei che non lo facevo perché per me sei sempre la bebè di casa e in ogni istante che ti guardo mi stupisco di vederti invece così grande.
Invece hai tre anni, tre anni di esplosiva allegria, che sono volati anche nei tratti in salita.
Ma ti ho organizzato la tua prima vera festa di compleanno, a cui hanno partecipato una sacco di meravigliosi bambini incredibilmente bravi, ma un sacco.
E ora sono completamente cotta, quindi mi limito a dirti “buon compleanno amore mio”

FESTA DI FINE ESTATE : HARRY POTTER E IL BOCCINO D’ORO

L’estate è finita. Lo so perché i patasgnaffi, nonostante la mamma fosse cotta hanno preteso, giustamente, di avere la loro festa di fine estate. Anche alcuni amici l’hanno preteso in effetti. Tra un po’ diventerà giorno festivo, come il Natale. Tenetevi pronti.
So che l’estate è finita perché dopo aver passato un giorno a preparare tutto, ho avuto una cinquantina di amici in giro per casa, pranzo e cena, più qualche bambino sparso nei letti la notte prima e la notte dopo. Poi ho fatto le valige, chiuso casa, guidato fino a casa, aperto casa, disfatto le valige. Beh quasi.
Sono stanca morta, quindi so che l’estate è finita.
Però è stato bello, come sempre ne è valsa la pena. I bambini sono sempre di più, sono sempre più grandi, ed è un piacere vederli crescere da un anno con l’altro.

Quest’anno il tema è stato Harry Potter, lo ha scelto Patasgurzo. Lui non è un lettore accanito, ma è un lettore veloce e fedele. Legge quasi unicamente i libri delle Cipolline, scritti dal buon Luigi Garlando, che pur essendo estremamente prolifico non riesce a stare assolutamente al passo di mio figlio. Colgo quindi l’occasione per chiedergli di scrivere almeno un paio di libri a settimana. Che sarà mai.

In primavera però ha provato a leggere Harry Potter, non tutti, ma la metà. E’ già qualcosa. In compenso si è guardato tutti i film, avendo probabilmente più paura delle sue sorelle.

Ha passato poi l’estate a spulciare una specie di enciclopedia harrypottiana, e ha messo giù una caccia al tesoro. Senza capo né coda, ma visto quelle disastrose organizzate da me, non posso certo lamentarmi!

I bambini, divisi in case dal cappello parlante, ovviamente, dovevano pescare a turno degli incantesimi e lanciarsi per il giardino alla ricerca degli Horcux, così a caso, senza alcuna indicazione, lanciandosi però incantesimi per ostacolare l’avversario o rubare gli oggetti trovati. Avrebbero dovuto esserci anche Dissennatori e Voldemort, ma erano troppo occupati a giocare a biliardino e bere vino.

E’ stata una carneficina, perché la metà dei bambini non aveva assolutamente capito come usare gli incantesimi, e l’altra metà si accapigliava su regole inesistenti.

Però hanno corso e gridato per il giardino per praticamente due ore, tanto che non c’è stato tempo di fare la partita a Quiddish. Meglio perché anche lì le regole erano assai vaghe, ed era previsto un giocatore che tirasse palle addosso agli altri. L’anno prossimo abbiamo deciso di fare una specie di Takeshi Castel, tanto vale.
L’anarchia comunque era cominciata la sera prima quando una cinquantina di muffins hanno deciso di essere eccessivamente stregati e hanno dato forfait, finendo nella pattumiera.

Pazienza, tanto volevo fare anche i pop cacke. Avete presente quei dolcetti sferici sul bastoncino?
Avevo letto la ricetta, facile. Sì, certo. Le palline una volta ricoperte di cioccolato iniziavano a scendere inesorabilmente giù dallo stecco, che bei momenti.
Non so se per disperazione o perché la magia era nell’aria, al posto di buttarli, ho recuperato il recuperabile e fatto dei boccini d’oro. In fondo erano appropriati. E visto che è una ricetta fallimentare, come al solito mi tocca darvela.

BOCCINO D’ORO

Frullate insieme una base per torte di pan di spagna con tre cucchiai di mascarpone. Poi frullate più grossolanamente una decina di biscotti, magari al cioccolato, perché no. E aggiungeteci anche delle meringhe sbriciolate. Non ho aggiunto le gocce di cioccolato solo perché se li erano mangiate i compianti muffins. Una tragedia.
Poi con il composto ottenuto, al netto di quello che vi sarete impunemente mangiato, formate delle polpettine e mettetele in freezer per una mezz’oretta. Nel frattempo armatevi di santa pazienza e ritagliate delle ostie a forma di ali. Si trovano in farmacia, l’opzione di derubare una scacrestia è meglio scartarla.
Una volta infilate le ali nel boccino dovete essere fortunate come me ed avere una bomboletta spray di oro per alimenti con cui spruzzare le polpettone alate. La vera magia sta sempre nell’acquisto giusto in fondo!

Come tutti gli anni non sono riuscita a fare foto decenti, l’anno prossimo o assumo un catering, o un fotografo.

7 ANNI

Ormai è fatta. Ormai ti sei accorta che compiere gli anni ad Agosto è un pacco. Colossale. Te ne sei resa conto, ma non hai ancora ben capito il perché. E ricordi compleanni con un sacco di amiche che non ci sono mai stati.
Quest’anno hai avuto una festa a Giugno, con le bambine vestite da principesse per due secondi, e i maschi che non hanno mollato la spada e il mantello fino alla fine.
Ma Giugno è una vita fa e quindi non conta. A quanto pare.
E così hai passato ogni singolo giorno di questa lunga estate a pianificare dettagli, travestimenti e invitati. Che sarebbe stato impossibile avere, cosa che ti ho spiegato ogni volta, con le lacrime agli occhi, prima per la tua tristezza, poi perché non ne potevo più.
Ti ho spiegato fino alla nausea che tutti sono in vacanza, anche noi. Ma che saremmo stati tutti con te, compreso il Nonnoro, la Nonnanto e la Cecia, felici di spegnere con te le candeline, di riempirti di baci e di regali. E poi saremmo andati tutti al Luna Park. Un compleanno discreto in fondo.
E invece le cose sono andate diversamente perché il Luna Park se n’è andato via prima, in compenso però due amiche le hai avute, e anche se il numero non è elevato poi la festa è durata tutto il giorno. Come per una vera principessa.
Come una principessa ti sei svegliata spacchettando regali e poi hai fatto una passeggiata in un paese dove fate e principesse ti guardano dalla finestra.

Poi hai fatto un pic hic. Davanti alla televisione. Con un grande giardino fuori e un bel sole, ma contenta tu.

Il pomeriggio hai inaugurato un piccolo bar sotto il sambuco e a noi clienti assetati hai offerto acqua e menta e muffins di cioccolato bianco, perché bianco è più chiccoso.


La cena l’hai scelta tu, e ti sei divorata un’orrida montagna di bastoncini di pesce.

Con il fiato che ti è rimasto hai spento ancora altre candeline, con i nonni e Patapà che è scappato un giorno prima dal lavoro solo per te.

E anche se oggi volevi vedere fuochi d’artificio che non ci sono, e la tua amica è andata via, e tu sei triste perché “anche se bisticciavate ogni tanto, le vuoi un gran bene”, in fondo non mi sembra tu abbia passato un brutto compleanno.
E prometto di sforzarmi sempre di renderteli speciali, fino a quando potrai davvero fare una grande festa con i tuoi amici, perché sarete in vacanza insieme.
Ma per adesso lasciati coccolare ancora come ieri chedopo tutta la lunga giornata, mi ti sei quasi (sottolineo quasi) addormentata in braccio mentre ti raccontavo di che meraviglia minuscola tu fossi sette anni fa, e di che meraviglia stupendosa tu sia ancora adesso. Tanti auguri amore mio.

UNDICI

Ecco, sono undici. Cioè abbiamo superato la decina.

Son traguardi importanti. Sono passati dieci anni, e un po’ mi sembra ieri che eri morbido burro biondo tra le mie braccia e un po’ mi sembra che una vita senza di te sia solo un ricordo lontano, magari di qualcun’altra, di una bimba bionda con le gambe che almeno si doravano un po’ e i capelli che si scolorivano nel mare.
È giunto il momento di regalarti lo stereo, di lasciarti festeggiare solo in pizzeria, con gli amici, la sera.
È giunto il momento di far la coda al Libraccio per prenderti i libri di scuola. Per un momento ho pensato pure fosse giunto il momento di comprarti la Smemoranda, ma forse è giunto il momento che il diario te lo scelga da solo.
È giunto il momento di iniziare a guardare le tue spalle magre e un pochino ossute, che allontanandosi a tratti da me cominciano ad andarsene in giro da sole.
È forse il momento più difficile per me, più difficile di quando mi svegliavi dieci volte per notte. Disgraziato.
Ma per fortuna mi ti butti ancora addosso, con le braccia che sempre più lunghe inizi a non sapere più dove mettere.
E anche se il più delle volte grido perché mi fai male tu continua amore mio. Almeno per i prossimi undici anni. Poi, forse, possiamo ritrattare. Forse.
Auguri cucciolo.