HA LA BARBA E VIEN DALLA SPAGNA

Da quando abitiamo sul lago il nostro panorama culturale si è notevolmente allargato, e abbiamo imparato a conoscere tradizioni e usanze di paesi diversi dal nostro.

Sì perché pur essendo a cinquanta chilometri da Milano, grazie al JRC (Centro di Ricerca della Commissione Europea), alla Malpensa e all’Augusta, il bacino del Lago Maggiore raccoglie numerosi expat che si portano dietro un pezzetto di casa.

Il periodo di massima confusione ovviamente lo si vive a Natale, che si sa ognuno lo vede a modo proprio. L’importante è festeggiare.

Quelli che cominciano prima di tutti sono gli Olandesi e i Belgi, che in effetti festeggiando l’arrivo di SinterKlass il 5/6  di dicembre si devono muovere con un certo anticipo.

Ora lo so che SinterKlass e Babbo Natale per i puristi non sono la stessa cosa, ma anche senza andare per il sottile, concedetemelo, sono cugini strettissimi. SinterKlass per noi poveri italiani altri non è che San Nicola. In versione nordica e natalizia è dotato di lunga barba bianca, porta una mitra rossa con una croce d’oro, un lungo mantello rosso e incede appoggiato a un bastone (c’era sicuramente nelle visioni di Lenny). Viaggia insieme ad aiutanti chiamati Zwarte Piet, vestiti come coloratissimi paggi e con la faccia decisamente nera. La faccia decisamente nera e la lunga barba bianca permettono a parenti, amici, vicini e familiari di camuffarsi quando giunge il fatidico giorno.

Viene dalla Spagna e giunge su un battello un po’ prima del giorno giusto….immagino per avere un controllo della situazione, per spuntare ben bene la lista dei buoni e dei cattivi. Diabolico.

E qui al lago siamo messi benissimo, perché far arrivare le barche non è mica un grosso problema. Così anche i bambini italiani si infiltrano allo sbarco di SinterKlass e rimediano biscotti e caramelle. E devo dire che è un bellissimo spettacolo.

sinterklass

Tutta questa manfrina per raccontarvi di SinterKlass? mah in realtà no. Per raccontarvi di un altro Babbo Natale.

Perché come lui fa ballare di gioia i bambini (non solo, ma non siate noiosi, neanche SinterKlass).

Perché anche lui ha la barba.

Perché anche lui viene dalla Spagna.

Perché se SinterKlass è carino come lui (alert! ogni giudizio estetico qui è stranamente sospeso, sto parlando di anima perché talvolta sono una persona seria…talvolta) allora si merita tutte le leggende che si porta dietro.

Perché se Babbo Natale è carino come lui, Mamma Natale è molto fortunata (dimenticate la parentesi precedente).

Perché è in edicola Topolino in cui Patasgnaffa intervista Alvaro Soler ♥.

AlvaroMaiaTopolino.jpg

(la confusione  finale tra SinterKlass e Babbo Natale è voluta…preferisco tenere i piedi in due scarpe…anche se i pignoli qui direbbero che una è più opportuno)

 

I CONTRATTEMPI DELLA PIRATERIA (come sopravvivere a due braccia ingessate)

Il mare era calmo da un po’ di tempo, il vento aveva smesso di arruffare del onde e stracciare le nuvole. Le spiagge erano tornate brulicanti di colori e il galeone  riposava sul verde blu delle tiepide acque del mar ligure.

La Nipote del Capitano aveva la pelle ormai dorata dal sole, leggermente salata, e i capelli sempre arruffati. L’Ammiraglio era sceso a terra per fare cambusa, il Corsaro era a contare i pokemon nella stiva, il Mozzo cercava la Nipote del Capitano lungo tutto il ponte lanciando alte grida, la Baronessa pigramente leggeva.

La Nipote del Capitano si allungò a prua, afferrando la cima che, correndo alta sopra la polena, andava a stringersi saldamente a uno degli imponenti pini della baia in cui il galeone era in rada.

Ma la presa delle sue mani non fu sufficiente, o lo slancio che di diede fu eccessivo, o forse fu solo il destino. E fu così che cadde, e come in tutte le cadute quello che che contò, quello che fece la differenza, fu l’atterraggio. E la parte del corpo che ne fu coinvolta. Impattarono prima le mani, che non riuscirono a fermare il volo e così, inevitabilmente anche la bocca andò a colpire gli scogli.

La Nipote del Capitano si rialzò senza un suono, il sangue rosso che le colava dalle labbra, i chiari occhi sgranati e il passo incerto.

La Baronessa sorrise debolmente per dissimulare una tensione crescente, sciacquò la bocca alla fanciulla e andò veloce a prendere un ghiacciolo mentre il Mozzo rideva forte per non piangere di paura. Tutto intorno era silenzio, lontano fischiava un treno.

La Nipote del Capitano continuava a non versare lacrime però non riuscì a tenere in mano il ghiacciolo….con nessuna delle due mani….

 

…..Questo è quello che accadde (più o meno)  a Patasgnaffa il primo di Agosto a tre ore esatte dal nostro arrivo al mare. Non il primo mare dell’estate per fortuna. In poche parole è volata giù da un galeone al parco giochi e si è rotta ulna e radio di entrambe le braccia.

Dopo quattro ore di ospedale è uscita solo con due bende perché non c’era ortopedia, la notte stessa a Patagnoma è salita una febbre a 40 e Patapà doveva tornare al lavoro. Quindi siamo tornati tutti a casa. Patasgnaffa è stata finalmente ingessata, Patagnoma è stata affidata a Nonnami ed è prontamente guarita, e in pochi giorni siamo stati in grado di tornare al mare.img_4275Patasgnaffa, a parte i primi giorni, in cui poverina stava proprio maluccio, si è rapidamente abituata ai suoi due gessi, guadagnandosi in breve il soprannome di SailorMoon.

 

Faceva praticamente tutto da sola, le lasciavo fare praticamente tutto, con il solo vago terrore che cadesse perché davvero non poteva permetterselo (in verità è volata giù dalle scale…hem….).

Ho tagliato una vecchia maglietta per farle dei coprigesso in modo che non si sporcassero eccessivamente visto che doveva tenerli per tutto il mese. Li metteva soprattutto in spiaggia e quando mangiava (con le mani!). img_4319Ovviamente il gesso sotto era tutto firmato e disegnato con gli uniposca, perché altrimenti che gusto c’è a rompersi le cose…anche se sui gessi moderni in vetroresina si disegna peggio. Certo, sono decisamente più leggeri, per fortuna.img_4282img_4368Quello che ci ha decisamente salvato la vita sono stati i “preservativi” da gesso (li ho presi su Amazon) . Dei guantoni fatti dello stesso materiale delle cuffie da infilare sulle braccia (stringono un sacco, ma altrimenti passerebbe l’acqua!). Ce ne sono di diverse misure, a seconda delle taglie del bambino (o dell’adulto) ma anche a seconda del tipo di gesso. Ce ne sono per le braccia ma anche per le gambe e sono davvero a prova di immersione…fidatevi li ho testati per un mese! (uno dei due gli ultimi giorni teneva un po’ meno, ma davvero gli abbiamo strausati). Spero nessuno ne abbia mai bisogno, ma anche solo per fare la doccia sono comodissimi.img_4300img_4720Alla fine ha passato un mese assolutamente normale, sforzandosi un po’ di farlo, ma è stato anche  un buon esercizio all’ottimismo, una sorta di Pollyannaroules, e dopo quest’anno è stato utile, anche se forse avremmo potuto farlo in maniera meno traumatica.img_4796E’ stata bravissima anche quando li ha tolti, anche perché quel simpaticone di suol fratello l’aveva terrorizzata dicendo che le avrebbero fatto malissimo, lui in fondo è l‘esperto di famiglia, ma a parte il terrore a stento dissimulato prima, nel giro di poche ore ha ritrovato la completa mobilità.img_4873

Che dire, riesce sempre sorprendermi (e a esasperarmi perché se non mi lamentassi un po’ a fine estate non sarebbe mica normale).

DOLLS IN THE BOX

A Natale ho fatto praticamente tutti i regali senza uscire di casa, non vivere in città ti spinge ad atti di pigrizia suprema e a far andare veloci le dita sulla tastiera.Il risultato, oltre ai regali ovviamente, sono stati anche un sacco di scatoloni che solitamente facevo svanire con mosse da ninja distruttore abbastanza in fretta, per non lasciare tracce e per non far venire strane idee agli abitanti bassi della Patacasa.finestraPerché ormai conosco i miei polli, e se quello ormai alto e dalla voce strana da piccolo scartava giocattoli per riempire la casa di personaggi disegnati e ritagliati, quella media ama molto costruire case e casette ovunque e con qualunque cosa. Che puntualmente non disfa e lascia lì a prendere polvere fino a che  l’abuso edilizio non viene sanato dall’implacabile e malvagio ministro della giustizia chiamato Madre.interaUn giorno, probabilmente di sole, uno scatolone ENORME è sfuggito al mio controllo e ha cominciato la sua seconda vita di casa delle bambole nel mio salotto.ballerinaUn affronto per me, subito ogni giorno per più di un mese, perché se lo scatolone era stato dotato di letti, fiori e pure di una piscina, era stato lasciato nudo e marroncino a dominare e rovinare ogni mia foto su Instagram fatta al Patadivano…potete capire la tragedia.giocoPoi per fortuna Patasgnaffa ha avuto i suoi problemi e per qualche giorno non è più andata a scuola. Perché ricordatelo, non tutti i mali vengono per nuocere. E così le ho rifilato carta e colla e l’ho pregata di rendere più bella la sua casa, che sta volta lo spietato ufficiale giudiziario chiamato Madre non aveva avuto il cuore di distruggeretettoE così anche degli apparentemente giorni passati tristemente in casa si sono rilevati utili e lo scatolone, prima opera di restyling di una giovane home designer in erba, ora è più bello che mai e troneggia fiero in salotto senza rovinare più nessuna foto di Instagram, che poi era la cosa più importante.smile

POLPIMITATION GAME

Parte tutto da un tweet durante Sanremo, ovviamente della mia Guru, che ognuno ha la musa che si merita.

twett

 

Parlava di una giacca, citando una felpa e io a con mia grande sorpresa pur essendo beatamente ignorante di tutto ciò che può essere definito di moda o di tendenza, ne avevo colto i riferimenti.

Merito di una partita di pallone in piazzetta al mare a Natale, non mia ovviamente, di Patasgurzo. Io mi limitavo a passare di lì annoiata in cerca di un raggio di sole, ma la felpa di un amico del mio beneamato figliuolo aveva prepotentemente attratto la mia attenzione, tanto che in una pausa del gioco gli avevo pure chiesto dove l’avesse presa.

Lui mi aveva risposto che era del “signor” Iuter  e poi si era rimesso a correre non ricordo se per inseguire il pallone o per sfuggire a Patasgnaffa che è da anni innamorata di lui e  normalmente lo dimostra rincorrendolo. Abbiamo provato a farle capire che in amore vince chi fugge ma il concetto non sembra ancora far molta presa su di lei.

Ora, Gaia nel tweet dice che è la felpa più copiata della storia e dunque come potevo non copiarla io? In fondo mi era piaciuta tanto tantissimo e in un momento di più rosee finanze la avrei pure comprata…accidenti.

Ho pensato quindi di omaggiare Patasgnaffa con la felpa uguale a quella del suo amore, ed è stata una gran soddisfazione perché pur non assomigliandoci per nulla, ancora mentre la cucivo lei mi ha detto: “ma è la felpa di Dodo!”…son soddisfazioni.

polpojump

polpimitation game

Come l’ho fatta? ho preso una felpa di Patasgurzo, ormai piccola per lui, e pure una sua maglietta. Ho infilato la maglietta sopra la felpa ritagliando il collo perché fosse più larga. Poi ho fissato con dei piccoli punti invisibili le cuciture delle spalle della maglia facendole coincidere con quelle sottostanti della felpa in modo da tenerla ferma. A quel punto ho potuto ritagliare  i tentacoli del polipo che poi purtroppo ho dovuto fissare alla felpa imbastendoli…normalmente l’imbastitura è contro la mia religione.

felpa

felpa+tee

Ho cucito con il punto a zig zag la maglietta fissandola completamente alla felpa a cui avevo tagliato polsi collo e cintura per renderla un pochino più femminile.

polpotee

retropolpo

Infine ho aggiunto dei bottoncini colorati per richiamare le ventose del polipo e poi perché una felpa bicolore….vogliamo scherzare!?

polpoolander

….eh sì, abbiamo visto Zoolander ;-D

 

 

 

LOST IN TRALSLATION

Dove sono finita? l’inverno mi ha inghiottito e sepolto sotto una coltre di neve che non è mai caduta?fiocchiA volte vorrei che fosse successo, un letargo consentito, legalizzato, concesso. Un dormire quieto, un sonno ristoratore che ti culla e ti porta in salvo verso giorni più tranquilli.

Invece sono stati giorni inquieti questi. È una storia un po’ triste che in realtà non riguarda me in prima persona, ma riguarda Patasgnaffa e quindi come dire che non mi riguardi? Come facciamo a proteggere i nostri figli dalla sofferenza se non facendocene carico noi? E poi come possiamo smaltirla?

Patasgnaffa è una bambina incredibilmente solare e aperta al mondo. Parlerebbe anche con i sassi e forse qualche volta lo fa pure. Vive su una nuvola ma non vuole assolutamente starci sola e ci trascina a forza chiunque abbia voglia di seguire il suo sorriso.

Ma con le sue compagne ha sempre avuto un pochino di difficoltà di integrazione, sin dall’asilo, difficoltà che ha sempre cercato di superare o forse di ignorare. Però quest’anno, forse perchè più grande la cosa ha iniziato ad essere più difficile, ha iniziato a farla soffrire e io sono andata a scuola per far presente la cosa, chiedendo anche il supporto della psicologa.

Nei mesi successivi, una compagna in particolare ha cominciato a prenderla di mira, escludendola dai giochi, tirandosi dietro il gruppo,  e aggredendola con parole pesanti, che anche un adulto farebbe fatica a sentirsi dire.

Io ho continuato ad andare a scuola per far presente la cosa, lei ha continuato ad andare a scuola a testa alta, cercando di essere, per quanto possibile, il più fedele possibile alla sua felicità.acchiappailfioccoMa il pomeriggio tornava a casa e piangeva, la sera faticava ad addormentarsi, lei che alla sola parola cuscino, timbrava diretta il biglietto per il cinema Bianchini ( un figlio su tre, mi sia concesso!), e se dormiva poi arrivavano i brutti sogni.

Durante le vacanze di Natale, lontano dalla scuola, è come rinata, una conferma per noi, se ci fosse proprio voluta, che il problema fosse esclusivamente lì. Perchè domande, se hai un minimo di coscienza te le fai, che scaricare il barile di responsabilità su altri è sempre troppo semplice e non voleva essere la nostra strada. Che i bambini iniziano a essere inquieti prima di una volta, lo avevamo già visto con Patasgurzo, e magari tutta questa sofferenza poteva venire anche da altrove.

Però poi la scuola è ricominciata e lei si è di nuovo spenta, per accendersi solo con accenni di irritabilità, e poi è arrivato il giorno in cui è tornata a casa con una lettera scritta in caratteri grossi, rossi, grandi. Parole terribili, tante, una pagina intera, di frasi che nessuna bambina si dovrebbe sentir dire e che nessuna bambina dovrebbe aver bisogno di dire. Che nessun’altra bambina a conoscenza della lettera dovrebbe pensare non siano pericolose o che siano solo un gioco. Ma questo è quello che è successo.

E ancora una volta abbiamo scelto di affidarci per un ultimo tentativo a una scuola che fino ad ora ci aveva ignorato. Perché non lo so, lealtà? Fiducia nelle istituzioni, nella giustizia?Fiducia incondizionata nel genere umano?

Qualsiasi cosa fosse era, non dico sbagliata, ma sicuramente mal riposta e la situazione è stata mal gestita al punto da degenerare.

La cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, quella goccia che ogni tanto ti rimette in bolla e ti fa vedere le cose nella giusta prospettiva. Nel giro di un giorno Patasgnaffa ha cambiato scuola. Niente di drammatico, anzi va in quella più vicino a casa. Più piccola, più colorata, per quel poco che ho visto un luogo dove ai bambini è ancora concesso l’incredibile privilegio di essere tali, perché non sempre è così.mangiare la neveCerto è molto presto per esprimere un giudizio, ma lei, pur non conoscendo nessuno nella nuova scuola, esce cantando tutti i giorni e in due settimane è già un successo.

Non prendete questa conclusione come un’affermazione di estremo egoismo, ma quella che ancora non canta sono io. Sono come prosciugata, ho passato notti senza dormire, giorni senza mangiare. Adesso sono come avvolta dalla bambagia, e veramente, vorrei solo andare in letargo.

Dover affrontare la sofferenza dei propri figli è una cosa terribile, ed è difficilissimo prendere per loro decisioni drastiche, fossero anche indispensabili per il loro benessere.

Quindi sono un po’ scomparsa…ma prima o poi la nebbia si dissolverà.candor

…(finiranno anche le influenze che mi inchiodano al capezzale dei Patasgnaffi che è da Natale che stanno correndo una staffetta virulenta senza perdere un giorno vero????)

 

 

VILLA TOEPLITZ E IL MUSEO CASTIGLIONI

Sarà un post un pochino balengo, vogliate perdonarmi, ma sono un filo sconvolta. E lo so che sto usando una parola un tot sovrastimata per la situazione, ma ormai le foto sono diventate parte della mia vita, e forse proprio per questo devo imparare a gestirne la perdita. Cosa è successo? Niente di grave, e guardando questo post pieno di immagini penserete che sono pazza, ma scaricate sul computer, alcune foto, le più belle ovviamente, perché altrimenti non ci sarebbe alcun divertimento, si sono volatilizzate, disperse, puf, nel tempo di recuperare i bambini a scuola, che la prossima volta li lascio lì.

Ora ovviamente, ricevuta una mazzata più grande poiché la vita ti rimette in carreggiata veloce (anche qui niente di grave, solo un grande giramento di palle, perché altri termini non ci sono), asciugate le lacrime, sì, ho pianto, ma sono in piena sindrome pre mestruale, vostro onore, ho le attenuanti, sono pronta per cominciare….anche se voi probabilmente siete già andati a guardarvi una nuova puntata di qualcosa su Netflix (aiuto!!!!).

Dunque, settimana scorsa, mi sono presa Patasgnaffa, che è in un periodo un pochino gnecco ( loffio, schfio, moscio, tristanzuolo) e le ho fatto bigiare scuola, tanto c’era assemblea sindacale e avrebbe avuto solo due ore. Che poi qualcuno dovrebbe spiegarmi perché le assemblee sindacali le devono mettere nei giorni in cui i bambini hanno solo la mattina cosicché tu li porti alle 10,30 e te li ripigli alle 12,30. È una palese istigazione all’assenteismo.

La meta della nostra fuga era un pellegrinaggio alle mie vecchie scuole. Siamo andate alle elementari, che ho fatto, incredibile ma vero dalle suore. Ora non ci sono più bambini, l’edificio è diventato un ospizio per vecchie velate.

Ci siamo avvicinate al cancello, ho guardato il cortile e l’edificio, bellissimo e ridipinto di nuovo. La loggetta dove giocavamo ai quattro cantoni, che allora mi sembrava grandissima, ma che in due passi la attraverseresti tutta. Una vecchia suora ci ha guardato sospettosa, con un secchio della pattumiera in mano. L’aria della mattina era ancora fresca, e il cielo di un blu quasi eccitante. Le ho spiegato il motivo del nostro sbirciare, lei ci ha sorriso gentilmente, si è girata ed è sparita…eh no SSSSSuora (chi ha frequentato le suore sa che si dice così) , non si fa. Cortesia e carità cristiana, avrebbero previsto un invito ad entrare!

Per fortuna, la tappa successiva era più accessibile, perché le medie ho avuto la fortuna sfacciata di farle in una villa dentro un parco pubblico: la Villa Toeplitz a Varese.

All’epoca c’era una sezione distaccata di una media del centro che conduceva una sperimentazione. Facevamo il tempo pieno, più attività fisica, arte e musica. Se era bello facevamo lezione tra gli alberi del parco. Studiavamo come dei matti, ma ci divertivamo e ognuno di noi era considerato come una persona speciale.

entrata

Varcare quel cancello, ogni volta riesce ad emozionarmi per la bellezza di quello che vedo, per il languore dei ricordi che porta con sé e nello stesso tempo riesce a farmi strizzare lo stomaco come se alla fine del sentiero mi attendesse il compito di matematica o il giro del parco di corsa. Perché avere tredici anni è bellissimo, ma ogni tanto è una gran scocciatura.

corsa

Il Parco, un capolavoro di giardino all’italiana potrebbe essere un piccolo paradiso. Rare volte l’ho visto vestito a festa, con i prati perfettamente verdi, le aiuole piene di fiori, le siepi allineate, le vasche, un tempo azzurre, con le cascatelle che rimbalzavano cantando.

salto

Più spesso è come l’ho visto ora, un pochino spettinato, con la barba non troppo lunga, ma diciamo da rifare. Gli abiti vecchi, rattoppati alla meglio. Che cammina con una certa dignità, ma si vede che fa fatica a tenersi pulito, che è ormai stanco. Un Conte diventato barbone, che fa quello che può.

terme

Patasgnaffa era felicissima, correva su per le scalinate, saltellando da una parte all’altra, come facevo io da piccola. Si perdeva nei labirinti (non sono labirinti ma li ho sempre chiamati così….e mannaggia lì le ho fatto una foto perfetta nonostante la mia macchina fotografica non metta più a fuoco neanche se chiedo per favore) e chissà se come me sognava di essere la regina del castello.

villa

Io intanto mi aggiravo inebriata dal profumo di bosso, che mi riportava a tutte quelle mattine con la cartella in spalla, con la pioggia e con il sole, con la neve e con la nebbia. Con la nebbia era proprio il profumo del bosso che ti portava fino alla scuola perché  con gli occhi non saresti arrivato da nessuna parte…e l’unica speranza era che la nebbia si fosse mangiata anche la scuola…non succedeva mai.

cachi

Dopo aver danzato in una piscina piena solo di foglie secche ( altra foto mancante ) abbiamo provato ad entrare a scuola che ora è un Università, ma anche lì ci hanno rimbalzato, cosa bizzarra perché pensavo che l’Università fosse un edificio pubblico.

bocce

Allora ci siamo incamminate sotto gli alberi che cambiavano colore verso l’edificio dove un tempo c’era il nostro laboratorio d’arte perché avevo letto che ora era un museo, e visto che c’eravamo tanto valeva entrare…

museocastiglioni

Ed è stata la cosa migliore che abbiamo fatto quella mattina.

Si tratta del MUSEO CASTIGLIONI, che mette insieme i ritrovamenti e le scoperte che due fratelli, i Castiglioni appunto, hanno fatto nel corso di una vita avventurosa in Africa.

macchinevolanti

C’è la sezione che ci porta nelle miniere d’oro nella Nubia Sudanese, dove veniva estratto l’oro che arricchiva i faraoni, C’è una meravigliosa raccolta di graffiti preistorici, con degli animali bellissimi, c’è la riproduzione di una tomba, con la porticina piccola piccola per entrarci dentro. Salendo le scale ci si avvicina ai giorni nostri e c’è la riproduzione di una tenda tuareg, e rappresentazioni e testimonianze delle popolazioni africane che appartengono al gruppo etnico del Nilo dei Camiti.

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Il museo è piccolo, ma ben curato e ricco di cose. Affascinante e pieno di riproduzioni cattura facilmente l’attenzione dei più piccoli, che tra l’altro sono quelli che normalmente a scuola stanno facendo, o stanno per fare quel periodo storico.

Abbiamo avuto ben due guide che ci hanno accompagnato nel percorso, Patasgnaffa è stata attenta, ha fatto domande, ha notato particolari, si è divertita e a tratti un pochino impressionata.

Ma quell’impressione sana, che stimola l’interesse, e fa nascere nuova conoscenza.

È stato un incontro del tutto inaspettato quello con il museo, ma è stato il perfetto coronamento di una bellissima mattina, fragrante di azzurro, di foglie secche , di colori vibranti, di bacini sul naso.

gioia

Consiglio a tutti di farci un giro. Prendetevi una domenica anche voi milanesi, organizzateci una gita voi maestre, perché patataparola, ne vale la pena.

MA COME MI VESTI? : PATASGNAFFA

Io ho un problema di gestione del controllo sui vestiti dei bambini. Voglio decidere come devono essere vestiti e faccio moltissima fatica a lasciar scegliere a qualcun’altro.

Soffrivo tantissimo le prime volte che Patapà vestiva Patasgurzo e non credo che fosse solo perché metteva le tutine che andavano allacciate dietro con i bottoni davanti e le salopette sotto le magliette.

Soffrivo quando li vestivano le nonne e non solo perché secondo me viviamo sempre in stagioni diverse e perché infilavano i pantaloni della tuta dentro i calzettoni.

Ancora adesso quando faccio le valigie per le vacanze delle nonne tendo a fare i rotolini  dei vestiti con gli abbinamenti già fatti, cosa che loro, giustamente, poi ignorano bellamente.

Preparo i vestiti la sera per la mattina, e il fatto che questo renda tutto più comodo, lo so, è solo un’alibi.

Ma ci sto lavorando su, perché lo riconosco, i bambini hanno bisogno di autonomia, e di esprimersi anche in questo.

E così finalmente Patasgurzo da un paio d’anni è libero di fare da solo, anche se ne farebbe a meno, e così la sua tecnica di scelta si chiama “pesco a caso nel mucchio”. Il risultato è che io ora lo guardo tantissimo negli occhi.

Le bambine si scelgono i vestiti da sole in vacanza, il weekend, o la sera se non perdono tempo a fare altre cose, cosa che non capita mai.

Ho pensato però sarebbe stato divertente che mi vestissero loro per una volta, e così mi sono offerta di essere per una mattina la loro Barbie personale.

Mi immaginavo un paio d’ore di delirio, con la camera invasa di vestiti e accessori, perché avrebbero dovuto scegliere ogni cosa, con me rannicchiata in un angolo incerta se ridere o piangere (erano passate due ore nella mia testa, ricordate).

Invece tutte e due le mie piccole stylist, come non avessero mai fatto altro nella vita, a passo deciso si sono fiondate nell’armadio e a colpo sicuro hanno tirato fuori i vestiti che gli servivano.

Avrò dovuto rimettere via sì e no tre capi, faccio molto più casino io ogni mattina.

Poi mi hanno detto come pettinarmi e siamo uscite in giardino e ogni stylist si è trasformata in fotografa.

È stato molto divertente. Per loro che per una volta potevano stare dall’altra parte della macchina fotografica e per me, che con loro al comando, mi sono scoperta sciolta come non lo ero stata mai.

cerchio tienisuquelmuro

Tornata a casa, davanti a una tazza di caffè mi sono imbattuta in questo post di Justine, che le amiche mica si scelgono per nulla.

Descriveva appieno i sentimenti che avevo provato giocando alla modella con le mie bambine.
Prendendolo come un gioco, per la prima volta, ho lasciato andare il giudizio, me ne sono fregata di tutto, anche dei vicini che perplessi mi guardavano mentre davano da mangiare alle galline. Mi sono divertita.

youarefunny

Non so se saprò conservare questa leggerezza che sa di sicurezza di sé che chissà perché deve sempre sembrare una cosa un po’ sporca, ma io ci proverò, ci proverò a fare come i bambini che si “sparano le pose”, ma in senso buono.

spararsi le pose

Intanto ho dovuto farmi fare delle foto con un improponibile vestitino di pizzo rosa e fucsia che riesco a mettere solo quando la mia abbronzatura è al suo culmine stellare, cioè mai. Ed è così corto che solitamente lo porto con sotto un paio di jeans…ma a parola data non si torna indietro e così ho fatto come la stylis mi ha ordinato di fare, e poi ho seguito gli ordini della fotografa che le somigliava terribilmente.

lafotografadice

modellaefotografa
fotografa
me&you
stylist

NOVE ANNI. PATASGNAFFA

E con il sole che tinge di arancio i tramonti del campo di grano oltre la siepe del giardino di Bovgo è arrivato anche il giorno del tuo compleanno.

bdgirl

Ieri in macchina pregavi che non fosse brutto come quello dell’anno scorso, ma io sinceramente non è che me lo ricordo brutto. Forse il fatto che io non me lo ricordi è indice di qualcosa, povera figlia mia con mamma con il mal di testa. Ma quest’anno sto bene, c’è il sole, che forse l’altr’anno non c’era, ci sono un discreto numero di nonni e c’è pure lo ZiChicco con Lucia che ti sta ad ascoltare, ma soprattutto si fa pettinare da tua sorella e la tiene impegnata e questo è uno dei regali più belli che tu possa ricevere.

Perché con lei ci giochi tanto, sei la nostra bambina con l’aureola, ma si vede che i vestiti da bambina, anche se come taglia ti calzano ancora a pennello, sei pur sempre il mio piccolo gioiello tascabile, iniziano a tirarti qua è là.

MissT

E allora le principesse continuano a popolare la tua sfrenata fantasia, che straborda e deborda, e in schemi, lettere, numeri e sequenze, imbrigliata non ci sta, e a questo metteremo delle pezze, colorate e piene di glitter, parola di crafter, ma si tagliano i capelli, si strappano spalline ( solo una che pare sia più fashoin, bah ) e altro che walzer, è rock quello che rimbomba dal loro ipod.

i'mbad

E noi continuiamo a ballare con te, ogni tanto infilandoci il nostro ipod, che la tua musica è un filino troppo tamarra, ma ho fiducia che passerà amor mio biondo e azzurro, vero?

LA SOTTOVESTE BIANCA

la sottoveste ev

Sicuramente è stata confezionata per una bambina bionda. Il ricamo delicato, il tessuto leggero, le piccole balze sul petto.

pensosa

Indossata sopra leggeri mutandoni, con il merletto fino a far capolino e sopra magari un vestito in seta azzurro con dei piccoli fiori in rilievo.

l'albero

Poi è finita in un baule lassù nella soffitta, con i raggi di sole a tagliar di sbieco la luce che filtrava dai coppi leggermente spostati, con i granelli di polvere che danzavano nell’aria, leggeri a scandire gli anni che parevano quasi un secolo. E forse è stato quasi così.

le temps des cerises

NonnaMi poi chissà dove l’ha scovata e me l’ha portata. Un dono prezioso, un vestito speciale, non da indossare tutti i giorni. Per eventi speciali, che non ricordo essere mai arrivati. Troppo delicato per essere usato come gioco e così l’ho indossato quasi solo il giorno in cui ha deciso di scattarmi delle foto (mi ricorda qualcuno…).

l'altalena del tempo

Però è stato anche uno dei pochissimi abiti che ha superato anni e traslochi e che possiedo ancora. È appeso nell’armadio di Patasgnaffa, ma non può certo metterlo un giorno qualsiasi, è troppo delicato. Non può quindi neanche usarlo per giocarci…mi è toccato scattarle delle foto…

la sottoveste bianca