VILLA TOEPLITZ E IL MUSEO CASTIGLIONI

Sarà un post un pochino balengo, vogliate perdonarmi, ma sono un filo sconvolta. E lo so che sto usando una parola un tot sovrastimata per la situazione, ma ormai le foto sono diventate parte della mia vita, e forse proprio per questo devo imparare a gestirne la perdita. Cosa è successo? Niente di grave, e guardando questo post pieno di immagini penserete che sono pazza, ma scaricate sul computer, alcune foto, le più belle ovviamente, perché altrimenti non ci sarebbe alcun divertimento, si sono volatilizzate, disperse, puf, nel tempo di recuperare i bambini a scuola, che la prossima volta li lascio lì.

Ora ovviamente, ricevuta una mazzata più grande poiché la vita ti rimette in carreggiata veloce (anche qui niente di grave, solo un grande giramento di palle, perché altri termini non ci sono), asciugate le lacrime, sì, ho pianto, ma sono in piena sindrome pre mestruale, vostro onore, ho le attenuanti, sono pronta per cominciare….anche se voi probabilmente siete già andati a guardarvi una nuova puntata di qualcosa su Netflix (aiuto!!!!).

Dunque, settimana scorsa, mi sono presa Patasgnaffa, che è in un periodo un pochino gnecco ( loffio, schfio, moscio, tristanzuolo) e le ho fatto bigiare scuola, tanto c’era assemblea sindacale e avrebbe avuto solo due ore. Che poi qualcuno dovrebbe spiegarmi perché le assemblee sindacali le devono mettere nei giorni in cui i bambini hanno solo la mattina cosicché tu li porti alle 10,30 e te li ripigli alle 12,30. È una palese istigazione all’assenteismo.

La meta della nostra fuga era un pellegrinaggio alle mie vecchie scuole. Siamo andate alle elementari, che ho fatto, incredibile ma vero dalle suore. Ora non ci sono più bambini, l’edificio è diventato un ospizio per vecchie velate.

Ci siamo avvicinate al cancello, ho guardato il cortile e l’edificio, bellissimo e ridipinto di nuovo. La loggetta dove giocavamo ai quattro cantoni, che allora mi sembrava grandissima, ma che in due passi la attraverseresti tutta. Una vecchia suora ci ha guardato sospettosa, con un secchio della pattumiera in mano. L’aria della mattina era ancora fresca, e il cielo di un blu quasi eccitante. Le ho spiegato il motivo del nostro sbirciare, lei ci ha sorriso gentilmente, si è girata ed è sparita…eh no SSSSSuora (chi ha frequentato le suore sa che si dice così) , non si fa. Cortesia e carità cristiana, avrebbero previsto un invito ad entrare!

Per fortuna, la tappa successiva era più accessibile, perché le medie ho avuto la fortuna sfacciata di farle in una villa dentro un parco pubblico: la Villa Toeplitz a Varese.

All’epoca c’era una sezione distaccata di una media del centro che conduceva una sperimentazione. Facevamo il tempo pieno, più attività fisica, arte e musica. Se era bello facevamo lezione tra gli alberi del parco. Studiavamo come dei matti, ma ci divertivamo e ognuno di noi era considerato come una persona speciale.

entrata

Varcare quel cancello, ogni volta riesce ad emozionarmi per la bellezza di quello che vedo, per il languore dei ricordi che porta con sé e nello stesso tempo riesce a farmi strizzare lo stomaco come se alla fine del sentiero mi attendesse il compito di matematica o il giro del parco di corsa. Perché avere tredici anni è bellissimo, ma ogni tanto è una gran scocciatura.

corsa

Il Parco, un capolavoro di giardino all’italiana potrebbe essere un piccolo paradiso. Rare volte l’ho visto vestito a festa, con i prati perfettamente verdi, le aiuole piene di fiori, le siepi allineate, le vasche, un tempo azzurre, con le cascatelle che rimbalzavano cantando.

salto

Più spesso è come l’ho visto ora, un pochino spettinato, con la barba non troppo lunga, ma diciamo da rifare. Gli abiti vecchi, rattoppati alla meglio. Che cammina con una certa dignità, ma si vede che fa fatica a tenersi pulito, che è ormai stanco. Un Conte diventato barbone, che fa quello che può.

terme

Patasgnaffa era felicissima, correva su per le scalinate, saltellando da una parte all’altra, come facevo io da piccola. Si perdeva nei labirinti (non sono labirinti ma li ho sempre chiamati così….e mannaggia lì le ho fatto una foto perfetta nonostante la mia macchina fotografica non metta più a fuoco neanche se chiedo per favore) e chissà se come me sognava di essere la regina del castello.

villa

Io intanto mi aggiravo inebriata dal profumo di bosso, che mi riportava a tutte quelle mattine con la cartella in spalla, con la pioggia e con il sole, con la neve e con la nebbia. Con la nebbia era proprio il profumo del bosso che ti portava fino alla scuola perché  con gli occhi non saresti arrivato da nessuna parte…e l’unica speranza era che la nebbia si fosse mangiata anche la scuola…non succedeva mai.

cachi

Dopo aver danzato in una piscina piena solo di foglie secche ( altra foto mancante ) abbiamo provato ad entrare a scuola che ora è un Università, ma anche lì ci hanno rimbalzato, cosa bizzarra perché pensavo che l’Università fosse un edificio pubblico.

bocce

Allora ci siamo incamminate sotto gli alberi che cambiavano colore verso l’edificio dove un tempo c’era il nostro laboratorio d’arte perché avevo letto che ora era un museo, e visto che c’eravamo tanto valeva entrare…

museocastiglioni

Ed è stata la cosa migliore che abbiamo fatto quella mattina.

Si tratta del MUSEO CASTIGLIONI, che mette insieme i ritrovamenti e le scoperte che due fratelli, i Castiglioni appunto, hanno fatto nel corso di una vita avventurosa in Africa.

macchinevolanti

C’è la sezione che ci porta nelle miniere d’oro nella Nubia Sudanese, dove veniva estratto l’oro che arricchiva i faraoni, C’è una meravigliosa raccolta di graffiti preistorici, con degli animali bellissimi, c’è la riproduzione di una tomba, con la porticina piccola piccola per entrarci dentro. Salendo le scale ci si avvicina ai giorni nostri e c’è la riproduzione di una tenda tuareg, e rappresentazioni e testimonianze delle popolazioni africane che appartengono al gruppo etnico del Nilo dei Camiti.

pashed

Il museo è piccolo, ma ben curato e ricco di cose. Affascinante e pieno di riproduzioni cattura facilmente l’attenzione dei più piccoli, che tra l’altro sono quelli che normalmente a scuola stanno facendo, o stanno per fare quel periodo storico.

Abbiamo avuto ben due guide che ci hanno accompagnato nel percorso, Patasgnaffa è stata attenta, ha fatto domande, ha notato particolari, si è divertita e a tratti un pochino impressionata.

Ma quell’impressione sana, che stimola l’interesse, e fa nascere nuova conoscenza.

È stato un incontro del tutto inaspettato quello con il museo, ma è stato il perfetto coronamento di una bellissima mattina, fragrante di azzurro, di foglie secche , di colori vibranti, di bacini sul naso.

gioia

Consiglio a tutti di farci un giro. Prendetevi una domenica anche voi milanesi, organizzateci una gita voi maestre, perché patataparola, ne vale la pena.

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