HA LA BARBA E VIEN DALLA SPAGNA

Da quando abitiamo sul lago il nostro panorama culturale si è notevolmente allargato, e abbiamo imparato a conoscere tradizioni e usanze di paesi diversi dal nostro.

Sì perché pur essendo a cinquanta chilometri da Milano, grazie al JRC (Centro di Ricerca della Commissione Europea), alla Malpensa e all’Augusta, il bacino del Lago Maggiore raccoglie numerosi expat che si portano dietro un pezzetto di casa.

Il periodo di massima confusione ovviamente lo si vive a Natale, che si sa ognuno lo vede a modo proprio. L’importante è festeggiare.

Quelli che cominciano prima di tutti sono gli Olandesi e i Belgi, che in effetti festeggiando l’arrivo di SinterKlass il 5/6  di dicembre si devono muovere con un certo anticipo.

Ora lo so che SinterKlass e Babbo Natale per i puristi non sono la stessa cosa, ma anche senza andare per il sottile, concedetemelo, sono cugini strettissimi. SinterKlass per noi poveri italiani altri non è che San Nicola. In versione nordica e natalizia è dotato di lunga barba bianca, porta una mitra rossa con una croce d’oro, un lungo mantello rosso e incede appoggiato a un bastone (c’era sicuramente nelle visioni di Lenny). Viaggia insieme ad aiutanti chiamati Zwarte Piet, vestiti come coloratissimi paggi e con la faccia decisamente nera. La faccia decisamente nera e la lunga barba bianca permettono a parenti, amici, vicini e familiari di camuffarsi quando giunge il fatidico giorno.

Viene dalla Spagna e giunge su un battello un po’ prima del giorno giusto….immagino per avere un controllo della situazione, per spuntare ben bene la lista dei buoni e dei cattivi. Diabolico.

E qui al lago siamo messi benissimo, perché far arrivare le barche non è mica un grosso problema. Così anche i bambini italiani si infiltrano allo sbarco di SinterKlass e rimediano biscotti e caramelle. E devo dire che è un bellissimo spettacolo.

sinterklass

Tutta questa manfrina per raccontarvi di SinterKlass? mah in realtà no. Per raccontarvi di un altro Babbo Natale.

Perché come lui fa ballare di gioia i bambini (non solo, ma non siate noiosi, neanche SinterKlass).

Perché anche lui ha la barba.

Perché anche lui viene dalla Spagna.

Perché se SinterKlass è carino come lui (alert! ogni giudizio estetico qui è stranamente sospeso, sto parlando di anima perché talvolta sono una persona seria…talvolta) allora si merita tutte le leggende che si porta dietro.

Perché se Babbo Natale è carino come lui, Mamma Natale è molto fortunata (dimenticate la parentesi precedente).

Perché è in edicola Topolino in cui Patasgnaffa intervista Alvaro Soler ♥.

AlvaroMaiaTopolino.jpg

(la confusione  finale tra SinterKlass e Babbo Natale è voluta…preferisco tenere i piedi in due scarpe…anche se i pignoli qui direbbero che una è più opportuno)

 

I CONTRATTEMPI DELLA PIRATERIA (come sopravvivere a due braccia ingessate)

Il mare era calmo da un po’ di tempo, il vento aveva smesso di arruffare del onde e stracciare le nuvole. Le spiagge erano tornate brulicanti di colori e il galeone  riposava sul verde blu delle tiepide acque del mar ligure.

La Nipote del Capitano aveva la pelle ormai dorata dal sole, leggermente salata, e i capelli sempre arruffati. L’Ammiraglio era sceso a terra per fare cambusa, il Corsaro era a contare i pokemon nella stiva, il Mozzo cercava la Nipote del Capitano lungo tutto il ponte lanciando alte grida, la Baronessa pigramente leggeva.

La Nipote del Capitano si allungò a prua, afferrando la cima che, correndo alta sopra la polena, andava a stringersi saldamente a uno degli imponenti pini della baia in cui il galeone era in rada.

Ma la presa delle sue mani non fu sufficiente, o lo slancio che di diede fu eccessivo, o forse fu solo il destino. E fu così che cadde, e come in tutte le cadute quello che che contò, quello che fece la differenza, fu l’atterraggio. E la parte del corpo che ne fu coinvolta. Impattarono prima le mani, che non riuscirono a fermare il volo e così, inevitabilmente anche la bocca andò a colpire gli scogli.

La Nipote del Capitano si rialzò senza un suono, il sangue rosso che le colava dalle labbra, i chiari occhi sgranati e il passo incerto.

La Baronessa sorrise debolmente per dissimulare una tensione crescente, sciacquò la bocca alla fanciulla e andò veloce a prendere un ghiacciolo mentre il Mozzo rideva forte per non piangere di paura. Tutto intorno era silenzio, lontano fischiava un treno.

La Nipote del Capitano continuava a non versare lacrime però non riuscì a tenere in mano il ghiacciolo….con nessuna delle due mani….

 

…..Questo è quello che accadde (più o meno)  a Patasgnaffa il primo di Agosto a tre ore esatte dal nostro arrivo al mare. Non il primo mare dell’estate per fortuna. In poche parole è volata giù da un galeone al parco giochi e si è rotta ulna e radio di entrambe le braccia.

Dopo quattro ore di ospedale è uscita solo con due bende perché non c’era ortopedia, la notte stessa a Patagnoma è salita una febbre a 40 e Patapà doveva tornare al lavoro. Quindi siamo tornati tutti a casa. Patasgnaffa è stata finalmente ingessata, Patagnoma è stata affidata a Nonnami ed è prontamente guarita, e in pochi giorni siamo stati in grado di tornare al mare.img_4275Patasgnaffa, a parte i primi giorni, in cui poverina stava proprio maluccio, si è rapidamente abituata ai suoi due gessi, guadagnandosi in breve il soprannome di SailorMoon.

 

Faceva praticamente tutto da sola, le lasciavo fare praticamente tutto, con il solo vago terrore che cadesse perché davvero non poteva permetterselo (in verità è volata giù dalle scale…hem….).

Ho tagliato una vecchia maglietta per farle dei coprigesso in modo che non si sporcassero eccessivamente visto che doveva tenerli per tutto il mese. Li metteva soprattutto in spiaggia e quando mangiava (con le mani!). img_4319Ovviamente il gesso sotto era tutto firmato e disegnato con gli uniposca, perché altrimenti che gusto c’è a rompersi le cose…anche se sui gessi moderni in vetroresina si disegna peggio. Certo, sono decisamente più leggeri, per fortuna.img_4282img_4368Quello che ci ha decisamente salvato la vita sono stati i “preservativi” da gesso (li ho presi su Amazon) . Dei guantoni fatti dello stesso materiale delle cuffie da infilare sulle braccia (stringono un sacco, ma altrimenti passerebbe l’acqua!). Ce ne sono di diverse misure, a seconda delle taglie del bambino (o dell’adulto) ma anche a seconda del tipo di gesso. Ce ne sono per le braccia ma anche per le gambe e sono davvero a prova di immersione…fidatevi li ho testati per un mese! (uno dei due gli ultimi giorni teneva un po’ meno, ma davvero gli abbiamo strausati). Spero nessuno ne abbia mai bisogno, ma anche solo per fare la doccia sono comodissimi.img_4300img_4720Alla fine ha passato un mese assolutamente normale, sforzandosi un po’ di farlo, ma è stato anche  un buon esercizio all’ottimismo, una sorta di Pollyannaroules, e dopo quest’anno è stato utile, anche se forse avremmo potuto farlo in maniera meno traumatica.img_4796E’ stata bravissima anche quando li ha tolti, anche perché quel simpaticone di suol fratello l’aveva terrorizzata dicendo che le avrebbero fatto malissimo, lui in fondo è l‘esperto di famiglia, ma a parte il terrore a stento dissimulato prima, nel giro di poche ore ha ritrovato la completa mobilità.img_4873

Che dire, riesce sempre sorprendermi (e a esasperarmi perché se non mi lamentassi un po’ a fine estate non sarebbe mica normale).

A VOLTE RITORNANO

Non parlo solo di me, lo so, me ne sono stata zitta per un po’, ogni tanto si ha bisogno di un profilo più basso, ma non vi prometto di continuare a mantenerlo….

Sto parlando di Enolago, la manifestazione vinicola (ma si dice poi così? i mosti si rivolteranno nelle botti) che Patapà aveva organizzato quasi casualmente l’anno scorso per un evento nel posto dove lavora. Nonostante una pioggia torrenziale, che sembrava quasi una maledizione, la cosa era piaciuta così tanto, che le richieste di riproporla, nel corso di un anno e mezzo non sono mancate, e così, eccoci di nuovo (lui in verità) in ballo con produttori, bicchieri e tasche per il vino.enolago2016Nulla di questo sarebbe stato possibile senza la follia di Deborah e della Prologo di Angera che ha tirato le fila di un’organizzazione che per me equivarrebbe a fare una partita a Tetris bendata.prologoenolagoCome al solito mi sono ritagliata la parte divertente del lavoro e ho riempito il tendone di pompon e bandierine…non so proprio come mi sia venuta in mente questa idea.tenutabelvedereenolagoI giorni della manifestazione li ho poi passati seduta alla cassa, anche questa una mossa piuttosto furba direi, non solo perché me ne sono stata seduta, ma perché ho avuto una costante e perfetta visuale del fluido divenire di chiacchiere e risate, di bicchieri svuotati con cura, perché pieni di fluidi preziosi, di bottiglie passate di mano in mano e di sorrisi scambiati.valleroncatienolagoA fianco, lo stand gastronomico non si è mai fermato, c’era sempre da mangiare per chi aveva fame, per chi doveva riprendersi un po’ da un’intensa degustazione…o da chi voleva degustare mangiando.enolagosottolaroccaSono stato giorni intensi, ma passati con allegra leggerezza, i bambini erano bradi in riva al lago, tranne Patasgurzo che il più del tempo lo ha passato a casa, si spera a studiare perché siamo arrivati alla terza media, no, cioè vogliamo parlarne? No vero? glissiamo….

Non potevo pensare di passare in modo migliore il mio compleanno, sì perché riduciamo tutto a un post egocentrico e diciamo che in fondo è stata tutta una grande festa per me, per avere in torno amici e famiglia, sotto il sole e con l’erba tra i piedi.

bdaygirl

 

Perfetto. (il vino dicono poi fosse buonissimo, io avevo mal di testa e non ho bevuto, recensioni più appropriate spero le scriva qualcun’altro!!!)

LOST IN TRALSLATION

Dove sono finita? l’inverno mi ha inghiottito e sepolto sotto una coltre di neve che non è mai caduta?fiocchiA volte vorrei che fosse successo, un letargo consentito, legalizzato, concesso. Un dormire quieto, un sonno ristoratore che ti culla e ti porta in salvo verso giorni più tranquilli.

Invece sono stati giorni inquieti questi. È una storia un po’ triste che in realtà non riguarda me in prima persona, ma riguarda Patasgnaffa e quindi come dire che non mi riguardi? Come facciamo a proteggere i nostri figli dalla sofferenza se non facendocene carico noi? E poi come possiamo smaltirla?

Patasgnaffa è una bambina incredibilmente solare e aperta al mondo. Parlerebbe anche con i sassi e forse qualche volta lo fa pure. Vive su una nuvola ma non vuole assolutamente starci sola e ci trascina a forza chiunque abbia voglia di seguire il suo sorriso.

Ma con le sue compagne ha sempre avuto un pochino di difficoltà di integrazione, sin dall’asilo, difficoltà che ha sempre cercato di superare o forse di ignorare. Però quest’anno, forse perchè più grande la cosa ha iniziato ad essere più difficile, ha iniziato a farla soffrire e io sono andata a scuola per far presente la cosa, chiedendo anche il supporto della psicologa.

Nei mesi successivi, una compagna in particolare ha cominciato a prenderla di mira, escludendola dai giochi, tirandosi dietro il gruppo,  e aggredendola con parole pesanti, che anche un adulto farebbe fatica a sentirsi dire.

Io ho continuato ad andare a scuola per far presente la cosa, lei ha continuato ad andare a scuola a testa alta, cercando di essere, per quanto possibile, il più fedele possibile alla sua felicità.acchiappailfioccoMa il pomeriggio tornava a casa e piangeva, la sera faticava ad addormentarsi, lei che alla sola parola cuscino, timbrava diretta il biglietto per il cinema Bianchini ( un figlio su tre, mi sia concesso!), e se dormiva poi arrivavano i brutti sogni.

Durante le vacanze di Natale, lontano dalla scuola, è come rinata, una conferma per noi, se ci fosse proprio voluta, che il problema fosse esclusivamente lì. Perchè domande, se hai un minimo di coscienza te le fai, che scaricare il barile di responsabilità su altri è sempre troppo semplice e non voleva essere la nostra strada. Che i bambini iniziano a essere inquieti prima di una volta, lo avevamo già visto con Patasgurzo, e magari tutta questa sofferenza poteva venire anche da altrove.

Però poi la scuola è ricominciata e lei si è di nuovo spenta, per accendersi solo con accenni di irritabilità, e poi è arrivato il giorno in cui è tornata a casa con una lettera scritta in caratteri grossi, rossi, grandi. Parole terribili, tante, una pagina intera, di frasi che nessuna bambina si dovrebbe sentir dire e che nessuna bambina dovrebbe aver bisogno di dire. Che nessun’altra bambina a conoscenza della lettera dovrebbe pensare non siano pericolose o che siano solo un gioco. Ma questo è quello che è successo.

E ancora una volta abbiamo scelto di affidarci per un ultimo tentativo a una scuola che fino ad ora ci aveva ignorato. Perché non lo so, lealtà? Fiducia nelle istituzioni, nella giustizia?Fiducia incondizionata nel genere umano?

Qualsiasi cosa fosse era, non dico sbagliata, ma sicuramente mal riposta e la situazione è stata mal gestita al punto da degenerare.

La cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, quella goccia che ogni tanto ti rimette in bolla e ti fa vedere le cose nella giusta prospettiva. Nel giro di un giorno Patasgnaffa ha cambiato scuola. Niente di drammatico, anzi va in quella più vicino a casa. Più piccola, più colorata, per quel poco che ho visto un luogo dove ai bambini è ancora concesso l’incredibile privilegio di essere tali, perché non sempre è così.mangiare la neveCerto è molto presto per esprimere un giudizio, ma lei, pur non conoscendo nessuno nella nuova scuola, esce cantando tutti i giorni e in due settimane è già un successo.

Non prendete questa conclusione come un’affermazione di estremo egoismo, ma quella che ancora non canta sono io. Sono come prosciugata, ho passato notti senza dormire, giorni senza mangiare. Adesso sono come avvolta dalla bambagia, e veramente, vorrei solo andare in letargo.

Dover affrontare la sofferenza dei propri figli è una cosa terribile, ed è difficilissimo prendere per loro decisioni drastiche, fossero anche indispensabili per il loro benessere.

Quindi sono un po’ scomparsa…ma prima o poi la nebbia si dissolverà.candor

…(finiranno anche le influenze che mi inchiodano al capezzale dei Patasgnaffi che è da Natale che stanno correndo una staffetta virulenta senza perdere un giorno vero????)

 

 

DISFACIMENTO

Sono sempre stata un precoce montatrice di alberi di Natale, talvolta anche in serie. Ricordo un anno in cui in un pomeriggio ne montai uno in salotto, uno in camera di Patasgurzo, uno in salotto, uno nell’androne del palazzo e uno nel mio negozio…i tempi in cui ero giovane, cittadina e primipara.

Però sono sempre stata carente nello smontaggio, la Befana col cavolo che si portava via qualcosa, forse solo la voglia di fare, e Gennaio sempre più mi avvolgeva nelle sue fredde spire letargiche.

Quest’anno non avevo piani molto diversi, a parte quelli che prevedevano languide occhiate al piumone, anzi pensavo di svestire l’albero e per lui, se l’accidia non mi avesse uccisa, avevo dei diabolici piani di mantenimento…che probabilmente non si sarebbero mai avverati.

Ma due, dico due membri della famiglia sta volta si sono messi di traverso, richiamandomi alle mie responsabilità: “tu lo hai fatto, tu lo disfi”.

E infatti si è trattato di una missione tristemente solitaria, in una grigissima mattina, in una casa insolitamente silenziosa.

Patapà ha una sua bislacca teoria sul fatto che l’albero interferisca con il suo impianto stereo, una sorta di invidia per lucine intermittenti.

Ovviamente, una teoria del complotto e della cospirazione non sarebbero mai state sufficienti a farmi alzare dal divano e liberarmi del verde inquilino.vuotoMa anche quella bassa bassa ha decretato fossero finiti i giorni dell’albero, ieri, appena aperta la calza della Befana. davantiPerché in un mondo ordinato e pieno di certezze, quale dovrebbe essere quello in cui vivono i bambini, è così che dovrebbe succedere, e se c’è un detto che recita “l’epifania tutte le feste si porta via”, all’epifania, qualsiasi cosa essa sia, per la miseria, le feste pouf, all’istante dovrebbero sparire. Senza indugio. Come quando io il giorno dopo aver compiuto sei anni mi svegliai pronta per andare a scuola, prontissima…peccato fosse metà Giugno.versoE così quando questa mattina, con la nebbia fredda impigliata nelle ruote della macchina l’ho portata all’asilo dopo tanti giorni, e lei, la testolina china sotto il suo berretto bianco, il cappotto rosa forse ancora troppo grande, stringendomi forte la mano mi ha sussurrato “sì mamma, ma io ti voglio”, non ho potuto far altro che dirle che dovevo andare a casa per fare una cosa importantissima, e che poi sarebbe stata fiera di me.viaBeh, devo dire che lo è stata, e io ora gongolo.

LA LETTERINA PER BABBO NATALE (LA MIA)

Posso resistere a tutto tranne che alle provocazioni, soprattutto se vengo provocata a fare qualcosa di ridicolo, di molto ridicolo.

Qualche giorno fa Gaia Segattini ha pubblicato un divertente post in cui elencava 10 modi per rendersi ridicoli a Natale.

Al punto quattro c’erano due povere bambine che una fetente mamma blogger aveva vestito da albero di Natale nell’ovvia disperata ricerca di nuove condivisioni e followers.

Ora io sono una mamma blogger e Natale si avvicina, e non nego che nella letterina che ancora non ho scritto qualche followers in più ce lo metterei pure.

Insieme a La Bag di Justine, perché non ho una borsa capiente decente per quando devo fare la sherpa, e se proprio devo farlo vorrei farlo con stile.la-bag-orchidea-con-logo-giallo-1Vorrei anche la Pearl perché con i bambini un pochino più grandi mi sto abituando a viaggiare più leggera, almeno ogni tanto, e la mia cervicale commossa ringrazia.pearlVorrei la lampada Bambi che si trova da Funky Table, dove c’è anche un Bambi che non si illumina, e anche delle luci da fiesta messicana, insomma non è che saprei bene cosa decidere neanche io.bambiSento un pochino il bisogno di questi pantaloni della Sartoria Vico perché non sono io che li chiedo, ma i miei anfibi con i fiori, vedetevela con loro.vicoHo un bisogno quasi fisico dell’Olimpus-Pen che probabilmente è solo una macchina da blogger fighetta, ma è così bella che le si perdona qualsiasi cosa.olympuspenSono convinta che una Pezza mi farebbe passare lo streptococco più in fretta dell’antibiotico.pezzeE non credo potrei affrontare un 2016 senza una camillosissima agenda, i miei neuroni hanno bisogno di aiuto e organizzazione.camillaOvviamente ho bisogno di un altro paio di zoccoli, davvero, è che non ne ho neanche un paio neri, per la verità non ho proprio delle scarpe nere, bisogna provvedere.swedishasbeensDetto questo, lo ripeto, una manciata di follower in più mi farebbero felice, in fondo sono una blogger fighetta (vedi macchina fotografica) e fetente. E soprattutto posso resistere a tutto tranne che alle provocazioni, soprattuto se sono ridicole….buon Natale!4 Collage1 Collage2 Collage3  Collage12

 

 

VILLA TOEPLITZ E IL MUSEO CASTIGLIONI

Sarà un post un pochino balengo, vogliate perdonarmi, ma sono un filo sconvolta. E lo so che sto usando una parola un tot sovrastimata per la situazione, ma ormai le foto sono diventate parte della mia vita, e forse proprio per questo devo imparare a gestirne la perdita. Cosa è successo? Niente di grave, e guardando questo post pieno di immagini penserete che sono pazza, ma scaricate sul computer, alcune foto, le più belle ovviamente, perché altrimenti non ci sarebbe alcun divertimento, si sono volatilizzate, disperse, puf, nel tempo di recuperare i bambini a scuola, che la prossima volta li lascio lì.

Ora ovviamente, ricevuta una mazzata più grande poiché la vita ti rimette in carreggiata veloce (anche qui niente di grave, solo un grande giramento di palle, perché altri termini non ci sono), asciugate le lacrime, sì, ho pianto, ma sono in piena sindrome pre mestruale, vostro onore, ho le attenuanti, sono pronta per cominciare….anche se voi probabilmente siete già andati a guardarvi una nuova puntata di qualcosa su Netflix (aiuto!!!!).

Dunque, settimana scorsa, mi sono presa Patasgnaffa, che è in un periodo un pochino gnecco ( loffio, schfio, moscio, tristanzuolo) e le ho fatto bigiare scuola, tanto c’era assemblea sindacale e avrebbe avuto solo due ore. Che poi qualcuno dovrebbe spiegarmi perché le assemblee sindacali le devono mettere nei giorni in cui i bambini hanno solo la mattina cosicché tu li porti alle 10,30 e te li ripigli alle 12,30. È una palese istigazione all’assenteismo.

La meta della nostra fuga era un pellegrinaggio alle mie vecchie scuole. Siamo andate alle elementari, che ho fatto, incredibile ma vero dalle suore. Ora non ci sono più bambini, l’edificio è diventato un ospizio per vecchie velate.

Ci siamo avvicinate al cancello, ho guardato il cortile e l’edificio, bellissimo e ridipinto di nuovo. La loggetta dove giocavamo ai quattro cantoni, che allora mi sembrava grandissima, ma che in due passi la attraverseresti tutta. Una vecchia suora ci ha guardato sospettosa, con un secchio della pattumiera in mano. L’aria della mattina era ancora fresca, e il cielo di un blu quasi eccitante. Le ho spiegato il motivo del nostro sbirciare, lei ci ha sorriso gentilmente, si è girata ed è sparita…eh no SSSSSuora (chi ha frequentato le suore sa che si dice così) , non si fa. Cortesia e carità cristiana, avrebbero previsto un invito ad entrare!

Per fortuna, la tappa successiva era più accessibile, perché le medie ho avuto la fortuna sfacciata di farle in una villa dentro un parco pubblico: la Villa Toeplitz a Varese.

All’epoca c’era una sezione distaccata di una media del centro che conduceva una sperimentazione. Facevamo il tempo pieno, più attività fisica, arte e musica. Se era bello facevamo lezione tra gli alberi del parco. Studiavamo come dei matti, ma ci divertivamo e ognuno di noi era considerato come una persona speciale.

entrata

Varcare quel cancello, ogni volta riesce ad emozionarmi per la bellezza di quello che vedo, per il languore dei ricordi che porta con sé e nello stesso tempo riesce a farmi strizzare lo stomaco come se alla fine del sentiero mi attendesse il compito di matematica o il giro del parco di corsa. Perché avere tredici anni è bellissimo, ma ogni tanto è una gran scocciatura.

corsa

Il Parco, un capolavoro di giardino all’italiana potrebbe essere un piccolo paradiso. Rare volte l’ho visto vestito a festa, con i prati perfettamente verdi, le aiuole piene di fiori, le siepi allineate, le vasche, un tempo azzurre, con le cascatelle che rimbalzavano cantando.

salto

Più spesso è come l’ho visto ora, un pochino spettinato, con la barba non troppo lunga, ma diciamo da rifare. Gli abiti vecchi, rattoppati alla meglio. Che cammina con una certa dignità, ma si vede che fa fatica a tenersi pulito, che è ormai stanco. Un Conte diventato barbone, che fa quello che può.

terme

Patasgnaffa era felicissima, correva su per le scalinate, saltellando da una parte all’altra, come facevo io da piccola. Si perdeva nei labirinti (non sono labirinti ma li ho sempre chiamati così….e mannaggia lì le ho fatto una foto perfetta nonostante la mia macchina fotografica non metta più a fuoco neanche se chiedo per favore) e chissà se come me sognava di essere la regina del castello.

villa

Io intanto mi aggiravo inebriata dal profumo di bosso, che mi riportava a tutte quelle mattine con la cartella in spalla, con la pioggia e con il sole, con la neve e con la nebbia. Con la nebbia era proprio il profumo del bosso che ti portava fino alla scuola perché  con gli occhi non saresti arrivato da nessuna parte…e l’unica speranza era che la nebbia si fosse mangiata anche la scuola…non succedeva mai.

cachi

Dopo aver danzato in una piscina piena solo di foglie secche ( altra foto mancante ) abbiamo provato ad entrare a scuola che ora è un Università, ma anche lì ci hanno rimbalzato, cosa bizzarra perché pensavo che l’Università fosse un edificio pubblico.

bocce

Allora ci siamo incamminate sotto gli alberi che cambiavano colore verso l’edificio dove un tempo c’era il nostro laboratorio d’arte perché avevo letto che ora era un museo, e visto che c’eravamo tanto valeva entrare…

museocastiglioni

Ed è stata la cosa migliore che abbiamo fatto quella mattina.

Si tratta del MUSEO CASTIGLIONI, che mette insieme i ritrovamenti e le scoperte che due fratelli, i Castiglioni appunto, hanno fatto nel corso di una vita avventurosa in Africa.

macchinevolanti

C’è la sezione che ci porta nelle miniere d’oro nella Nubia Sudanese, dove veniva estratto l’oro che arricchiva i faraoni, C’è una meravigliosa raccolta di graffiti preistorici, con degli animali bellissimi, c’è la riproduzione di una tomba, con la porticina piccola piccola per entrarci dentro. Salendo le scale ci si avvicina ai giorni nostri e c’è la riproduzione di una tenda tuareg, e rappresentazioni e testimonianze delle popolazioni africane che appartengono al gruppo etnico del Nilo dei Camiti.

pashed

Il museo è piccolo, ma ben curato e ricco di cose. Affascinante e pieno di riproduzioni cattura facilmente l’attenzione dei più piccoli, che tra l’altro sono quelli che normalmente a scuola stanno facendo, o stanno per fare quel periodo storico.

Abbiamo avuto ben due guide che ci hanno accompagnato nel percorso, Patasgnaffa è stata attenta, ha fatto domande, ha notato particolari, si è divertita e a tratti un pochino impressionata.

Ma quell’impressione sana, che stimola l’interesse, e fa nascere nuova conoscenza.

È stato un incontro del tutto inaspettato quello con il museo, ma è stato il perfetto coronamento di una bellissima mattina, fragrante di azzurro, di foglie secche , di colori vibranti, di bacini sul naso.

gioia

Consiglio a tutti di farci un giro. Prendetevi una domenica anche voi milanesi, organizzateci una gita voi maestre, perché patataparola, ne vale la pena.

UNA GIOSTRA LETTO

L’ultimo giorno di Agosto c’era la nebbia e sembrava Novembre. Io e i bambini avevamo non dormito nella casetta dello Zio Andrea a Treviso perché ci avevano invitato a visitare lo showroom della Zalf del GruppoEuromobil.

Era stata una notte difficile, io e le bambine ci eravamo divise un letto a una piazza e mezza, rubandoci cuscini e lenzuola e dividendoci in parti uguali, quelli sono sempre equanimi, gli strilli di una Patagnoma infuriata.

Patasgurzo aveva diviso la branda in cucina con un centinaio di mosche, e gli strilli della sorella, ovviamente…insomma la mattina c’era la nebbia e noi avevamo questa faccia qua.

faccedelmattino

Però poi ci siamo messi in macchina e dopo aver fatto coda dietro a camion lentissimi, e aver passato il Piave che ancora mormorava, agghindato da bandiere tricolori, abbiamo iniziato a salire in mezzo a boschi verdi, che un sole ritrovato faceva risplendere come smeraldo.

E la giornata già ha cominciato ad essere bellissima. Infatti, nonostante google maps avesse cercato di depistarci mandandoci in un campo con un trattore e un contadino invero simpatico, alla fine la Zalf l’abbiamo trovata, bianca, splendente, grande, ordinata e bellissima.

Ovviamente siamo arrivati per ultimi, ma pazienza ad attenderci c’erano amici, e mobili bellissimi da guardare e toccare.

Poltrone rotanti da cui non scendere mai, e su cui fermarsi anche a leggere un libro.

favole

Amiche vecchie da ritrovare e nuove da incontrare.

amiche

Poi dei signori gentili vestiti di nero, e detta così farebbe anche paura, ma erano incredibilmente gentili davvero e io ne vorrei uno in pianta stabile in casa mia, si sono presi in carico i bambini e li hanno fatti giocare e disegnare e immaginare come sarebbe stata la loro camera ideale. Quella delle mie figlie è saltato fuori che è una camera semplicissima, con una giostra centrale con i letti montati sopra. Una cosetta da realizzare in cinque minuti…ha lasciato interdetti anche gli inventori della poltrona rotante che hanno sollevato dubbi sulla possibile produzione di sogni nauseabondi…

Cannocchiale

Nel frattempo io ho chiacchierato, mangiato e sono sprofondata in comodi divani. davvero niente male per una giornata d’Agosto che era cominciata avvolta nella nebbia.

nascosta

Dopo un tentativo difficoltoso di foto di gruppo, ho raccolto figli stremati, e siamo scesi al mare per gli ultimi giorni d’estate.

fotodigruppo

Qui trovata un video di questa bella giornata, grazie a GruppoEuromobil che ci ha ospitato, a Casa Facile che ci ha fatto compagnia insieme al Pampano, a Zigzagmom, a MammeaSpillo e a Nichylove.

stanca

Qui trovate il racconto di Simona de IL Pampano della stessa giornata!