I CONTRATTEMPI DELLA PIRATERIA (come sopravvivere a due braccia ingessate)

Il mare era calmo da un po’ di tempo, il vento aveva smesso di arruffare del onde e stracciare le nuvole. Le spiagge erano tornate brulicanti di colori e il galeone  riposava sul verde blu delle tiepide acque del mar ligure.

La Nipote del Capitano aveva la pelle ormai dorata dal sole, leggermente salata, e i capelli sempre arruffati. L’Ammiraglio era sceso a terra per fare cambusa, il Corsaro era a contare i pokemon nella stiva, il Mozzo cercava la Nipote del Capitano lungo tutto il ponte lanciando alte grida, la Baronessa pigramente leggeva.

La Nipote del Capitano si allungò a prua, afferrando la cima che, correndo alta sopra la polena, andava a stringersi saldamente a uno degli imponenti pini della baia in cui il galeone era in rada.

Ma la presa delle sue mani non fu sufficiente, o lo slancio che di diede fu eccessivo, o forse fu solo il destino. E fu così che cadde, e come in tutte le cadute quello che che contò, quello che fece la differenza, fu l’atterraggio. E la parte del corpo che ne fu coinvolta. Impattarono prima le mani, che non riuscirono a fermare il volo e così, inevitabilmente anche la bocca andò a colpire gli scogli.

La Nipote del Capitano si rialzò senza un suono, il sangue rosso che le colava dalle labbra, i chiari occhi sgranati e il passo incerto.

La Baronessa sorrise debolmente per dissimulare una tensione crescente, sciacquò la bocca alla fanciulla e andò veloce a prendere un ghiacciolo mentre il Mozzo rideva forte per non piangere di paura. Tutto intorno era silenzio, lontano fischiava un treno.

La Nipote del Capitano continuava a non versare lacrime però non riuscì a tenere in mano il ghiacciolo….con nessuna delle due mani….

 

…..Questo è quello che accadde (più o meno)  a Patasgnaffa il primo di Agosto a tre ore esatte dal nostro arrivo al mare. Non il primo mare dell’estate per fortuna. In poche parole è volata giù da un galeone al parco giochi e si è rotta ulna e radio di entrambe le braccia.

Dopo quattro ore di ospedale è uscita solo con due bende perché non c’era ortopedia, la notte stessa a Patagnoma è salita una febbre a 40 e Patapà doveva tornare al lavoro. Quindi siamo tornati tutti a casa. Patasgnaffa è stata finalmente ingessata, Patagnoma è stata affidata a Nonnami ed è prontamente guarita, e in pochi giorni siamo stati in grado di tornare al mare.img_4275Patasgnaffa, a parte i primi giorni, in cui poverina stava proprio maluccio, si è rapidamente abituata ai suoi due gessi, guadagnandosi in breve il soprannome di SailorMoon.

 

Faceva praticamente tutto da sola, le lasciavo fare praticamente tutto, con il solo vago terrore che cadesse perché davvero non poteva permetterselo (in verità è volata giù dalle scale…hem….).

Ho tagliato una vecchia maglietta per farle dei coprigesso in modo che non si sporcassero eccessivamente visto che doveva tenerli per tutto il mese. Li metteva soprattutto in spiaggia e quando mangiava (con le mani!). img_4319Ovviamente il gesso sotto era tutto firmato e disegnato con gli uniposca, perché altrimenti che gusto c’è a rompersi le cose…anche se sui gessi moderni in vetroresina si disegna peggio. Certo, sono decisamente più leggeri, per fortuna.img_4282img_4368Quello che ci ha decisamente salvato la vita sono stati i “preservativi” da gesso (li ho presi su Amazon) . Dei guantoni fatti dello stesso materiale delle cuffie da infilare sulle braccia (stringono un sacco, ma altrimenti passerebbe l’acqua!). Ce ne sono di diverse misure, a seconda delle taglie del bambino (o dell’adulto) ma anche a seconda del tipo di gesso. Ce ne sono per le braccia ma anche per le gambe e sono davvero a prova di immersione…fidatevi li ho testati per un mese! (uno dei due gli ultimi giorni teneva un po’ meno, ma davvero gli abbiamo strausati). Spero nessuno ne abbia mai bisogno, ma anche solo per fare la doccia sono comodissimi.img_4300img_4720Alla fine ha passato un mese assolutamente normale, sforzandosi un po’ di farlo, ma è stato anche  un buon esercizio all’ottimismo, una sorta di Pollyannaroules, e dopo quest’anno è stato utile, anche se forse avremmo potuto farlo in maniera meno traumatica.img_4796E’ stata bravissima anche quando li ha tolti, anche perché quel simpaticone di suol fratello l’aveva terrorizzata dicendo che le avrebbero fatto malissimo, lui in fondo è l‘esperto di famiglia, ma a parte il terrore a stento dissimulato prima, nel giro di poche ore ha ritrovato la completa mobilità.img_4873

Che dire, riesce sempre sorprendermi (e a esasperarmi perché se non mi lamentassi un po’ a fine estate non sarebbe mica normale).

Monkey filter

Ogni tanto gira la polemica di turno se sia giusto postare solo immagini belle, se sia corretto raccontare solo aneddoti in cui i bambini sembrino perfetti ( ma quando mai), in cui noi sembriamo sempre felici, con una vita piena e appagata, in cui la nostra casa sia in ordine e perfetta.3littlemonkeysIo credo che queste polemiche servano perlopiù a far girare ulteriormente il proprio traffico, che sia un problema costruito a tavolino, che siano lacrime di coccodrillo. Ma forse sono solo una persona molto cattiva.thedoctorsaidmonkeyPer quel che mi riguarda la mia casa è un bordellame pazzesco, piena com’è di cose e di persone tenerla in ordine davvero sarebbe pressoché impossibile, a meno di non avere del personale di servizio, e punto l’accento sul plurale, o una personalità disturbata.2littlemonkeysQuindi, se sembra in ordine è perché non avete mai aperto un mio armadio, e vi prego di non di farlo mai altrimenti potrei dover allertare la protezione civile, o semplicemente perché quando la fotografo prima la metto in ordine, o cerco di azzeccare l’inquadratura.the doctorsaidmonkeyI bambini…i bambini, sembrano bravi, sembrano bravi perché nelle foto non c’è il sonoro, e soprattutto perché le foto sono un’istantanea.1littlemonkeyNon è che siano dei mostri, sono dei bambini e come tali urlano, litigano, disobbediscono e ci sono dei momenti, anche parecchi, che mi mandano ai matti. Loro urlano, ma io molto di più, per chi non mi conosce, si sappia che so tirare fuori un vocione notevole.mammadoctormonkeyPerché non ne parlo nel blog? Perché non ne ho voglia, questo è uno spazio mio, che mi ritaglio, incollo e dipingo con cose che mi piacciono e rasserenano…e loro i miei bambini in fondo ci sono parecchio no?threelittlemonkeysPerò una cosa ve la voglio raccontare, quest’estate Patagnoma, probabilmente lasciata a briglia sciolta dalla routine dell’asilo era diventata totalmente ingestibile, più tirannica del solito. Eravamo arrivati a fine Agosto tutti veramente provati. Io e i bambini siamo andati a Caorle a fare un’ultima mini vacanza ed è stata una mini tragedia, gli scoppi d’ira della piccola dittatrice ci tenevano in completo scacco, camminavamo letteralmente sulle uova…non eravamo un bello spettacolo, la direttrice dell’albergo, non molto simpatica comunque, ce l’aveva fatto pure notare.theloveofmamaSulla via di casa io ero davvero stremata e sfibrata e avevo davvero bisogno di una megacoccola e così ho fatto un colpo di testa e ho dirottato la macchina verso l’uscita dell’autostrada e ho portato i bambini a regalarmi un vestito da Lazzari… il cambio di programma inaspettato li ha destabilizzati e divertiti, il ritorno all’asilo ha rimesso in carreggiata Patagnoma che rimane con un carattere dominante, ma almeno non ci terrorizza più, io ho un vestito bellissimo, e voi vi siete letti tutto questo post solo per venirlo a sapere.

 

 

PER TUTTI GLI DEI, FESTA DI FINE ESTATE

Questa è stata un’estate lunghissima, vagabonda e senza sosta, zingara come non ne ho fatte da secoli.

Un sacco di venti diversi hanno arruffato e schiarito i capelli dei Patasgnaffi, più corti, ma non per questo meno aggrovigliati, e l’ultimo ci ha posato come tutti gli anni ai piedi della collina dove riposano i nonni, ehm no, non sono morti anche se detta così riconosco faccia decisamente Spoon River. Riposano perché leggono molto e fanno il pisolino il pomeriggio, anche se quando arriviamo noi l’inquinamento acustico diventa sicuramente più incisivo…

Quest’estate zingara devo confessare che un pochino mi ha un affaticato, o rilassato molto, non ho ancora capito, fatto sta che di organizzare la solita festa di fine estate non è che avessi una gran voglia. Ma i Patasgnaffi sì; Patasgurzo in particolare, stregato dalla saga di Percy Jackson ormai da un anno ne aveva già anche scelto il tema, gli dei greci.

E forse la mia malavoglia stava tutta lì, perché nonostante io abbia fatto il Classico, o forse poiché ho fatto il Classico, a me gli dei greci un pochino stanno sulle palle, e scusate il francesismo. Anche sulle decorazioni ero in stallo, che mi venivano in mente solo cose complicatissime e kitschissime…e infatti non ho fatto nulla a parte seminare qua è là un po’ di foglie d’oro e  di piume bianche, bah…

PERTUTTIGLIDEI

Gli dei, da parte loro hanno deciso di punirmi, regalandoci un tempo ballerino, così ho dovuto preparare sia al chiuso che all’aperto.

Ma noi esseri terreni degli dei ce ne facciamo un baffo e i bambini  aggrappandosi ai raggi di sole, quando c’erano, si sono dispersi in giardino e noi grandi con i chicchi di grandine ci siamo raffreddati il calici di bianco (non è vero ma sarebbe stata un ottima idea, mannaggia)

L’unica cosa che ho fatto veramente è stato preparare qualcosa da mangiare, che ogni tanto tocca cucinare anche a me… e farlo mentre si fanno le equivalenze vi assicuro che è difficilissimo. Infatti poi ho dovuto mandare Patasgnaffa dal nonno, mica per altro, ma io le equivalenze proprio non le ho mai capite!

cucinare e compiti

Di cosa mangiassero quei simpaticoni degli dei non ho la più pallida idea. Di solito vengono rappresentati con grappoli d’uva in mano, quella l’ho comprata, ma francamente mi sembrava pochino.

Di certo si sa che bevessero Ambrosia, che forse era una specie di Idromiele, che poi pure quello, vattelapesca che cos’è!

Io ho fatto quest’intruglio, era per i bambini, ma poi se lo sono bevuto i grandi….

 IDROMIELE FARLOCCO

Ci vogliono 4 limoni, 4 lime, 4 cucchiai di zucchero di canna, 400 gr ( non chiedetemi quanti hg sono) di miele e 8foglie di menta. Bisogna far sobbollire il tutto per quattro minuti e poi lasciar raffreddare. Mettere in bottiglie e diluire con acqua, aggiungere qualche foglia di menta fresca e lasciar riposare in frigorifero almeno una notte. Brindare al dio preferito.

IDROMIELEE

Per quel che riguarda il cibo, quello che è stato più apprezzato è il frutto della mia pigrizia e della mia solita sbadataggine, quindi forse qualche dio lo devo pur ringraziare. Si tratta di un crumble di moussaka perché di preparare una vera moussaka per tante persone io proprio non ne avevo voglia, e probabilmente, ammettiamolo, non ne ero neanche capace.

CRUMBLE DI MOUSSAKA

Affettare a dadini 1 melanzana, ricoprirla di sale e lasciarla lì, sola e abbandonata, a piangere tute le sua amare lacrime.

Affettare anche 3 patate poi metterle a soffriggere insieme alla melanzana, condendole con una buona presa di sale finchè non saranno, morbide e abbronzate.

Prendere mezzo chilo (sono 500gr!)  di trita di manzo e soffriggerla con dell’aglio, poi aggiungere un vasetto di yogurt greco, un po’ di cannella, di sale e di origano e lasciare cuocere una decina di minuti.

Imburrare una teglia ( in realtà con questi ingredienti ne ho fatte due, ma ho un forno piccolo…anzi avevo perché dopo il primo crumble ha alzato bandiera bianca!) e versarci dentro il trito di carne e le verdure mescolate bene insieme.

Poi mettere in un robot da cucina del burro ammorbidito (circa 250 gr, sono andata a occhio…hem) della farina, delle fette biscottate ( e qui arriviamo alla mia solita cialtronaggine, non so le dosi e le fette biscottate le ho usate perché avevo poca farina e la consistenza dell’impasto non era giusta, devono formarsi come delle grosse briciolone di burro e farina non troppo burrose ma neanche troppo asciutte…forse più asciutte che burrose però…sono precisissima vero?) e dei capperi sotto sale e frullate fino ad ottenere un impasto bricioloso (appunto).

Cospargete l’impasto sulle teglie e infornate sotto il grill e togliete quando sarà dorato. 

Servite tiepido con una salsa fatta con yogurt greco, panna acida, un pizzico di sale e menta tritata.

crumble di moussaka

L’unico gioco che ho organizzato al volo, ma davvero al volo, erano le 11 della sera prima è stata una pignatta, perché i bambini la amano.

Ma questa è davvero una soluzione velocissima da attuare. L’unica cosa è che a distruggerla sporca abbastanza, quindi consiglio di farla in un luogo facile da pulire, ragione per cui, l’abbiamo fatta a pezzi al chiuso.

Per farla basta una scatola da scarpe, una confezione di cotone, della colla e ovviamente delle caramelle. Davvero in venti minuti l’avrete fatta. Ci hanno messo di più i bambini a romperla.

pignatta

Ora siamo rientrati a casa. Le valigie mi sussurrano frasi irripetibili e i Patasgnaffi hanno già scelto il tema della prossima festa di fine estate….buon settembre!

NOVE ANNI. PATASGNAFFA

E con il sole che tinge di arancio i tramonti del campo di grano oltre la siepe del giardino di Bovgo è arrivato anche il giorno del tuo compleanno.

bdgirl

Ieri in macchina pregavi che non fosse brutto come quello dell’anno scorso, ma io sinceramente non è che me lo ricordo brutto. Forse il fatto che io non me lo ricordi è indice di qualcosa, povera figlia mia con mamma con il mal di testa. Ma quest’anno sto bene, c’è il sole, che forse l’altr’anno non c’era, ci sono un discreto numero di nonni e c’è pure lo ZiChicco con Lucia che ti sta ad ascoltare, ma soprattutto si fa pettinare da tua sorella e la tiene impegnata e questo è uno dei regali più belli che tu possa ricevere.

Perché con lei ci giochi tanto, sei la nostra bambina con l’aureola, ma si vede che i vestiti da bambina, anche se come taglia ti calzano ancora a pennello, sei pur sempre il mio piccolo gioiello tascabile, iniziano a tirarti qua è là.

MissT

E allora le principesse continuano a popolare la tua sfrenata fantasia, che straborda e deborda, e in schemi, lettere, numeri e sequenze, imbrigliata non ci sta, e a questo metteremo delle pezze, colorate e piene di glitter, parola di crafter, ma si tagliano i capelli, si strappano spalline ( solo una che pare sia più fashoin, bah ) e altro che walzer, è rock quello che rimbomba dal loro ipod.

i'mbad

E noi continuiamo a ballare con te, ogni tanto infilandoci il nostro ipod, che la tua musica è un filino troppo tamarra, ma ho fiducia che passerà amor mio biondo e azzurro, vero?

PATARIVOLUZIONE. INTRO

Settembre è passato senza lasciare traccia alcuna, quanto meno sul blog.
Le vacanze si sono allungate fino a metà mese, la piccola di casa ha finalmente cominciato l’ asilo dei “gvandi”. Un inserimento come sempre tranquillo, come sempre troppo lungo. Giorni in cui lei andava per poco all’asilo, mentre i suoi fratelli ciondolavano negli ultimi loro giorni di vacanza, consunti e sdruciti come una coperta ormai troppo vecchia.
Io intanto faticavo come sempre ad uscire dalla bolla in cui fluttuo il mese di agosto, a riprendere ritmi non ancora ben scanditi, a ricalarmi nella mia divisa d’autista.
E mentre le giornate passavano tra lente scivolate nel nulla e brusche impennate in cui tutto andava fatto per prima, i miei occhi frugavano irrequieti la casa, immaginando nuove disposizioni in cui una stanza si sostituiva a un’altra per adattarsi ai bambini, che cambiano e crescono continuamente, creando geometrie di vita e abitative sempre nuove.
E la cosa che amo di più della Patacasa è proprio la sua attitudine al mutamento, il suo riuscire a seguire i nostri cambiamenti e le nostre evoluzioni.
E’ una casa complicata, difficile e faticosa, su due piani più uno parallelo, con due, dico due scale a chiocciola, ma che proprio nella sua stranezza racchiude il segreto della sua malleabilità.
E così, appena cominciata la scuola mi sono messa a cambiare la disposizione delle stanze, per la terza volta in cinque anni.
Che poi ogni volta è come un piccolo trasloco, una fatica immane, una rivoluzione ( potete curiosare l’hastag #patarivoluzione su Instagram). Ogni volta me ne stupisco, mi maledico, e poi dimentico, pronta per la volta successiva.

Quest’anno non si è salvato un solo armadio, nulla è rimasto più dov’era e adesso ovviamente non trovo quasi più nulla. Ma tutta la fatica è servita non solo per ricavare nuovi spazi, ma anche per alleggerire un po’ il carico. Se non mi trovate a casa probabilmente sono in discarica.
Lavorare con noi tutti e cinque in casa è stato complicato anche dal punto logistico, ma mi ha spronato ad andare ancora più veloce, se c’è una cosa che non riesco a fare è vivere nel transitorio, sono il tipo che la sera del trasloco appende i quadri se no non dorme.

E così abbiamo cambiato così tanto in così poco che, alla fine delle lunghe vacanze, è stato un po’ come ripartire per trovarsi in una casa nuova, devo dire alla fine, una cosa parecchio divertente.

10 ANNI (E SON SOLO LA META’)

Anche se quest’anno pare esser stata latitante e ballerina, l’estate, almeno da calendario scolastico, volge quasi al termine. Che poi non me ne vogliate quest’estate piovosa e singhiozzante a me non è neanche spiaciuta. Ho avuto meno mal di testa e non facendo troppo caldo, per la prima volta in undici anni mi sono anche un pochino abbronzata!
Così ho sfoggiato una faccia un po’ meno sbattuta del solito alla nostra tradizionale festa di fine estate.
Il tema di quest’anno ha biecamente tagliato fuori i bambini e per una volta tanto ci siamo festeggiati noi genitori. In una giornata splendente e non afosa abbiamo festeggiato infatti i nostri dieci anni di matrimonio. Anche quel giorno il cielo era di un azzurro profondo e i piedi affondavano nel verde del prato.

E così abbiamo riunito amici vecchi e amici nuovi, abbiamo abbracciato da lontano gli amici assenti, ci siamo infilati veli e papillon e insieme al volgere dell’estate abbiamo sorriso a un pezzo del nostro cammino, che invero è iniziato ben prima di dieci anni fa.

Abbiamo mangiato, bevuto, mangiato. Qualcuno si è abbioccato e i papà hanno anche fatto una partita di basket che forse è durata tre minuti pieni.

cheesecacke alla mortadella

Patasgurzo ancora una volta si è occupato dei giochi e anche se come tema della festa avrebbe preferito matrimoni misti tra divinità e comuni mortali, si è rassegnato a trascinare i suoi amici in giochi più tradizionali.

Il sole ha tinto di rosa il cielo salutando ancora una volta una bellissima giornata.
Grazie a chi è stato con noi, in presenza e in spirito, per questa giornata, per questi dieci anni, per i nove precedenti e tutti quelli che ancora verranno.

CHEESECACKE ALLA MORTADELLA

Se un po’ mi conoscete sapete che la metà delle mie ricette in realtà sono fallimenti, questa volta volevo stupirvi con una ricetta in verità buona. Sono stata anche attenta e ho scritto bene le quantità che avevo utilizzato, su un foglietto che ho diligentemente perso!
Sappiate però che si può fare un ceesecake salato alla mortadella piuttosto buono.
Per la base ho frullato taralli pistacchi e burro. Per la parte cremosa ho frullato formaggio spalmabile, altrimenti detto Philadelphia, con la mortadella e ho aggiunto della gelatina in fogli (ammollata strizzata sciolta). Ho mollato il tutto in frigo fino al momento in cui non mi sono decisa di decorare con mortadella e pistacchi.
Se azzeccate le dosi, bon appetit!

INVOLTINI DI POLLO

Le ricette in questo blog hanno un picco in estate, perché è l’unico periodo dell’anno in cui mi devo dedicare alla cucina con una certa costanza. Durante l’anno mi limito a sfornare misere torte da colazione e rare cene, che per lo più prendono l’aspetto di porcocene. Sono quelle sere in cui non c’è Patapà che cucina e io libero in tavola tutte le schifezze che fanno storcere il naso allo chef nascosto nel barbuto genitore.
Però ad Agosto, quando sono sola con i bambini in campagna c’è una vocina petulante e insistente che mi intima di non nutrirli esclusivamente con schifezze. E quindi mi tocca cucinare, ma soprattutto decidere cosa fare. Male comune credo, ancora ricordo quando in buie sere, la voce di mia mamma echeggiava nella grande casa chiedendo cosa volessi mangiare. Cotolette alla milanese e aria fritta a quanto pare non sono mai state risposte accettabili.
Il periodo più felice della mia vita, dal punto di vista cuciniero quantomeno, è stato quello in cui ci servivamo da un gas biologico che ci confezionava delle cassette a sorpresa, quelle che la Bertola in Ragazze Mancine chiama Prendi e Taci. Perché aprire il frigo e inventarsi qualcosa lo trovo sempre molto più divertente che seguire una ricetta. La mia creatività in tutti i campi ama seguire tracce imposte, sarà un rimasuglio della formazione scolastica.
Però qui mi tocca fare anche la spesa, e finché non mi deciderò di farla bendata, devo decidere prima cosa fare.
Allora mi sono portata dietro i menù da 30 minuti di Jamie Oliver, immaginando che lui non sarebbe mai venuto avendone probabilmente abbastanza dei figli suoi.
Così ho deciso di fare il pollo ripieno alla cipriota, ma ovviamente ho sbagliato a prendere i petti di pollo, o quanto meno, a mia discolpa, ho preso quello che il supermercato mi dava. Anche in questo Patapà è meglio di me, lui sicuramente avrebbe già trovato una contadina, possibilmente non bella grazie, che gli avrebbe dato il giusto pezzo (di pollo).
Però io mi arrangio eh, allora ho fatto gli involtini.
Ho preparato il ripieno frullando feta, prezzemolo e olive nere. Nella ricetta c’era anche l’aglio che mi sono scordata, eh sì, e i pomodori secchi al posto delle olive, ma quelli mi ero addirittura dimenticata di comprarli nonostante fossi andata a fare la spesa con una dettagliata lista.

Ho ricavato dei filetti dal petto intero, applauso prego, vi ho adagiato il ripieno e ho arrotolato fermando il tutto con uno stuzzicadenti (ovviamente più di uno, uno per ogni spiedino!)
Li ho strofinati con olio, sale, origano, timo e salvia tritati e ho rosolato il tutto in padella ben bene.
Con il pollo avanzato ho preparato le cotolette (servite con aria fritta) per il giorno dopo. Con quello che restava del ripieno ho fatto una pasta, aggiungendo solo qualche pomodoro fresco e qualche oliva intera.

Con il lavoro di una solo pranzo ne ho ricavati tre. Non vi nascondo la mia soddisfazione e il fatto che ho avuto il tempo di finire il libro della Bertola e quello di Muzzopappa ( googolate e comprate perché passerete ore lievi e sorridenti, tutto quello che si può volere mentre i bambini giocano in giardino e i grilli cantano)

DODICI ANNI

Ieri era il tuo compleanno, il cielo prometteva tempeste, ma ogni tanto qualche raggio di sole vinceva il grigio. Alla fine un vento impertinente ha spazzato le nuvole, striando il cielo di rosa e buoni propositi.

La nostra vita con te è diventata molto simile, ogni giorno non sappiamo se ad attenderci ci sarà il sole, una fitta nebbia o una tempesta. Nello stesso giorno ci ripariamo sotto un ombrello, ogni tanto stretti insieme, ogni tanto io sotto una tettoia e tu a prenderti le gocce con il cappuccio tirato in testa e con uno sguardo che non ha capito se essere torvo o lanciare una sfida. Ma poi all’improvviso esce il sole, caldo, caldissimo, e non si può far altro che ridere. E infine viene il tramonto e poi l’ora calma delle stelle, e ancora c’è tempo per tenerti tra le braccia.

Dobbiamo imparare ad amare questo tempo pazzerello come amiamo te, con un amore che cresce ogni giorno, e te lo dico, anche se alzi le spalle e ti schernisci. Perché il meteo sarà sempre più imprevedibile, hai dodici anni amore mio.

STAPPATA

Di Patasgurzo ho un vago ricordo. Il salotto giallo, il divano di legno che ora è il suo letto, fuori grigio umido. La molla che scattò non so quale fu, il ciuccio lo portava poco, ma ancora veniva messo tutti i giorni nell’armadietto dell’asilo. Però quel giorno abbiamo, sì insieme, deciso che era ora di liberare il ciuccio, che voi forse non lo sapete, ma non è altro che un pesciolino in fieri, che quando ha finito il suo lavoro con un bambino non vede l’ora di essere liberato nell’acqua e tornare a guizzare felice. Allora siamo usciti e abbiamo gettato il ciuccio nel lago, la fata che dorme sul fondo, lo ha subito ritrasformato e lui è nuotato via senza un rimpianto, senza voltarsi indietro. Anche Patasgurzo non ha avuto un attimo di rimpianto, non si è voltato indietro, e ha potuto scegliersi il regalo che preferiva. Non ricordo quale fosse, ma ricordo che fu una cosa piccola e sorprendentemente economica. Mi era andata bene.
Di Patasgnaffa ricordo di più, e non solo perché è successo qualche anno dopo. Fu un filino più drammatico, più ricco di pathos diciamo. Cose che aiutano la memoria.
Era un giorno ancora più grigio e sicuramente più freddo. Anche lei era già alla materna, anche lei metteva il ciuccio nell’armadietto. Verso le due del pomeriggio il telefono squilla e mi dicono che Patasgnaffa è caduta, ha sbattuto contro un calorifero del corridoio (sì, con il paracalorifero) e ha perso uno dei due incisivi.
Ora, alzatevi in piedi ed applaudite la maestra che ha preso il dente, lo ha lavato e rinfilato nella gengiva della fanciulla. Sono passati cinque anni e credo stia tremando ancora, ma è la cosa giusta da fare. Sappiatelo. Un dente tempestivamente rinfilato ha buone possibilità di riprendersi. Se non siete così coraggiose potete conservare il dentino in soluzione fisiologica o nel latte e correre dal più vicino dentista. Cosa che comunque ho fatto io, e così Patagnoma ha vinto una specie di apparecchio che teneva il dente rinfilato lì dove doveva stare per favorirne il rinsaldamento e ha perso il ciuccio, che in quel momento comportava più rischi che benefici. Un pesce nuovo ha nuotato sul fondo del lago e un’orrenda bambola parlante, probabilmente indemoniata, è venuta a vivere con noi.
Patagnoma invece è andata al mare con le nonne, che hanno perso all’autogrill il suo unico ciuccio. Non so se sia vero ma non lo ha più chiesto per tutta la settimana. Considerando che mai mamma mi tolse il ciuccio disegnadoci sopra dei vermi che ancora mi sogno di notte, ho qualche dubbio, ma cercare il pelo nell’uovo non è mia intenzione. Mi è tornata una bambina abbronzata e stappata e tanto mi basta.
Certo a me il ciuccio lo ha chiesto insistentemente le prime sere per dormire, ma complice un nuovo Lego anche questa volta l’abbiamo sfangata.
Ho solo avuto un improvviso lampo di coscienza ecologica e ho deciso che gettare un ciuccio nel lago non fosse poi una bella cosa. E così la fata del lago ha dovuto muovere le sue umide chiappe per venire a ritirare il ciuccio a domicilio, al calar delle tenebre. Bella gioia, si sa che le mamme al terzo giro diventano incredibilmente pigre!