IL TEMPO, LA SCUOLA E LE PALLINE DI COCCO

Una volta ero capace di scrivere post al volo. Ritornando indietro nel tempo, e ormai ne è passato parecchio, le parole aumentano e le immagini spariscono.
Mi bastava quel poco tempo rubato qua e là per scrivere di qualche scemenza fatta dal Patasgnaffo di turno, allora tra l’altro eran solo due. Niente di che, piccole facezie che era divertente romanzare un po’. Perché la vita bisogna saperla vivere, ma i ricordi è bello indorarli sempre un pochino, poiché anche il tempo passato fa di noi ciò che siamo, e se sembra più bello diventiamo più belli anche noi.
Poi però ho iniziato a vedere il mondo anche in tre terzi, vedendo foto dove ancora non c’erano. Di chi sia stata la colpa non so, forse delle digitali, facili ed immediate, per un’incompetente, pigra e impaziente quale io sono, una manna dal cielo. E’ stata colpa di Casa Facile, che mi ha spinto a fotografare non solo i piedini dei bambini, quelli belli e cicciottosi da mordere, ma anche quelli dei divani….e vi assicuro anche lì ce ne sono alcuni così belli che mi verrebbe voglia di morderli. La mazzata finale è stata poi Instagram;  c’è chi parla ormai di patologia, ma se io son malata, son contenta così, mi godo gli istanti anche se li fotografo.
Fatto sta che scrivere un post è diventato più laborioso, perché le immagini, più delle parole, necessitano di cure, che ancorché minime portano via tempo. Tempo, quella cose che mi sfugge come sabbia tra le dita, che come vento impetuoso fa scorrer via i miei pensieri, come nuvole in un cielo mutevole, belle da guardare ma talvolta inafferrabili.
E allora finisce che  scrivo meno, ma oggi mi viene così, di fare una ratatouille di post non scritti, per sentirmi meno in affanno, per chiaccherare un po’. Certo avrei da finire i vestiti di carnevale, ma magari ci pensano i topolini, non si sa mai (posto che non se li siano mangiati tutti i patagatti).
Dopo un lungo inverno di pioggia, con gli occhi alzati per cercare un’arcobaleno, che in assenza di sole nicchiava ad uscire, son riuscita finalmente a trovare una parrucchiera che mi facesse i capelli multicolore. Io avrei osato anche di più, ma per ora mi accontento e cerco di non pensare che sia solo una crisi di mezza età.
Ovviamente anche le bambine hanno voluto un po’ di colore, e anche se ci abbiamo messo due settimane, driblando tra impegni e malattie sparse qua e là, finalmente Patagnoma ha avuto la sua ciocca viola e Patasgnaffa anche una “fussia”. Patasgurzo povero non solo è ancora biondo ma vorrebbe anche sfrondar la chioma, non si sa mai che domani ci riusciamo.
Ecco, parlando di lui, è finalmente senza gesso. Padroneggia il suo nuovo cellulare, forse anche troppo, ma è riuscito ad organizzare un torneo di subuteo, che vuol dire tre giornate con cinque bambini diversi (sì, son pronta per la beatificazione), tutto da solo, senza che io dovessi fare una telefonata. E questo mi ha reso molto felice. Un po’ meno felice è stato sentirmi rimproverare di vestirlo troppo colorato, ma in fondo sapevo che prima o poi sarebbe dovuto succedere.
Adesso che son partita non mi fermerei più, avrei da raccontarvi che i due grandi hanno trovato almeno un gioco da fare insieme e che le due piccole hanno iniziato a litigare un po’. Potrei parlarvi di merende, pomeriggi pigri e finalmente giornate di sole. Vorrei raccontarvi dei miei zoccoli nuovi, ma su quello vorrei addirittura fare un post.

Magari rallento e comincio a scrivere quello per cui mi sono messa al computer, con le mani lisce e profumate di biscotto.
La storia potrebbe essere lunghina, perché inizia almeno sette anni fa con la cara Gelmini che ha iniziato a smembrare la nostra povera scuola. E così le maestre si sono trovate sempre più in affanno, con nuvole da rincorrere più nere e veloci delle mie.
Allora ha cominciato Nonnami, a regalare parte del suo tempo e insegnare un po’ d’arte. E’ andato Patapà a parlar di terremoti. E poi sono arrivata io, quella che fa tutto, ma non è specialista in nulla.
Sono stati laboratori con lana, feltro, carta, pasta di pane, ricicli vari. Piccole meraviglie nella loro sbalorditiva imperfezione.

Oggi ho letto un libro, stando dietro la cattedra, la qual cosa, devo essere sincera, mi ha emozionata un po’.
E poi sono stata in cucina a fare palline di cocco, ecco perché le mie mani sono lisce e profumate di biscotti (il vero motivo è che il sapone della scuola è talmente diluito che non lava via nulla, ma sta volta va bene così).
In cucina ci tornerò ancora, abbiamo grandi progetti, e la mia intenzione è riportarvi poi la ricetta eseguita, così, anche giusto per ottimizzare e conciliare un po’ tutti gli aspetti di questa giroscopica vita.
Dedico volentieri il mio tempo alla scuola perché trovo che sia importante imparare a far le cose con le mani, soprattutto in un mondo che tende sempre più al virtuale. Perché i bambini per imparare hanno bisogno anche di divertirsi e di staccare un po’. Perché a una richiesta di aiuto, ancorché implicita, non so di di no. E soprattutto per guadagnarmi l’incredibile privilegio di vedere i miei figli a scuola. Di conoscere ognuno di loro compagni. E se questo vi sembra poco…

PALLINE DI COCCO

Prendete 100 gr di biscotti, magari anche qualcosina in più perchè durante la lotta qualcosa potrebbe andar perso. Rompeteli a pezzetti e adagiateli su uno strofinaccio. Richiudetelo, serrate i pugni e sfogate la vostra rabbia (da qualche parte c’è, anche se piccola, trovatela e fatela sparire). Probabilmente dovrete finire con il mattarello. Sicuramente avreste fatto prima con un robot da cucina, ma così è più divertente e poi non è che la cucina della scuola sia attrezzata come quella di Masterchef.
Ai biscotti sbriciolati aggiungere due cucchiai di zucchero, un cucchiaio e mezzo di cacao e 50 grammi di farina di cocco. Mescolate bene e poi aggiungete 50 grammi di burro fuso e un uovo. Se siete maggiorenni anche un cucchiaio di rhum.
Prendete ora il composto e strizzolandolo bene, senza scoraggiarvi per lo sbriciolamento iniziale, formate delle piccole palline. Ne vengono 33, ne sono scura, perchè lavorando con tre gruppi diversi è sempre venuto lo stesso numero di palline. Questa è scienza signori miei.
Passate le palline nella farina di cocco e mettetele nel frigo. Non so per quanto perchè io poi me ne sono andata da scuola!

10 thoughts on “IL TEMPO, LA SCUOLA E LE PALLINE DI COCCO

  1. “Un po' meno felice è stato sentirmi rimproverare di vestirlo troppo colorato”.Scusa, ma chi è il “pazzo” che ha qualcosa da ridire sui colori?! Barbara

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  2. Ho letto tutto di colpo, emozionandomi un po' nel constatare che c'è, c'è ancora qualche mamma e qualche papà che capisce il valore della scuola e si attiva per limitare le malefatte delle nostre varie gelmini. Brava Gaia. ❤

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  3. Finalmente ho capito tutti quei riferimenti alla scuola (e alla Gelmini -grrrr)! Fortunati i bambini ad averti a loro disposizione.
    È sempre bello sbirciare tra i colori della tua vita.
    Ah, i capelli sono spettacolari
    Lu

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  4. Condivido le parole di Serena e ti invito a fare un laboratorio a casa mia (dove ovviamente ti delego il dover badare anche ai miei figli, perché io sarò ovviamente un'alunna come gli altri :-P)

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