PATA-TWIN-TEE

L’anno scorso mi era presa la mania della magliette (compulsiva a chi?) e avevo passato la primavera-estate stirando come un ossessa su qualsiasi superficie di tessuto mi capitasse a tiro…in effetti le magliette erano solo l’inizio, o un pretesto.

Voi pensavate vi avessi ammorbato facendovi vedere tutto quello che producevo, ve lo devo dire, provocandomi anche ferite di cui ancora porto il segno, sì sono una martire del craft…no, in effetti sono una cretina che non sa usare il ferro da stiro, ma la mia religione normalmente me lo vieta.

In realtà non vi ho fatto vedere tutto proprio tutto, mi avreste segnalato alla postale per stalkeraggio e avrei chiuso il blog. Però ora di tempo ne è passato un po’ e ci tengo a farvi vedere queste due magliette che ho fatto per queste due bambine ragazze bellerrime.

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Potrei dilungarmi raccontandovi di averle viste crescere, di aver visto il loro riccioli allungarsi, il loro biondo cambiare in oro, il loro precoce talento, nutrirsi e crescere, la loro innata gentilezza rimanere intatta, ma vi racconterò piuttosto del loro legame così forte solo come solo quello tra due gemelle può essere, di come ogni attimo della loro esistenza sia condivisa, di come ogni sorriso sia rimbalzato, di come ogni lacrima asciugata, di come ogni pensiero reciprocamente accolto e colorato. Di come crescendo stiano imparando a prendere le distanze l’una dall’altra, con gambe traballanti come piccoli cerbiatti appena venuti al mondo, con timore e stupore, con desiderio misto a paura. Ancora non del tutto consce di essere legate insieme non da una corda, ma da un elastico che anche se lo tiri lontano è lì vicino che ti riporterà.

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E così per il loro tredicesimo compleanno ho voluto regalare loro una patatee, ma regalando a una la maglietta che raffigurasse l’altra, in modo di averla sempre con sè, in questi primi giri di walzer in solitaria per il mondo.

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Meravigliose danze siano a voi, splendide fanciulle…..

cuore

foto di JillianinItaly, che poi sarebbe anche la madre delle fanciulle ♥

PATAVUDU

NonnoLu è la parte della famiglia in movimento. I bambini seguono i suoi spostamenti su una cartina e Lola ha riso molto quando ha realizzato che il nonno vivesse in barca.

Quando torna ogni tanto, non sempre devo dire (sì dico a te), torna con qualche cosa di artigianale comprato in giro per i mari del sud.

Il più delle volte, sempre devo dire, lo devo trascinare al Toys perché non si presenti dai bambini con le mani vuote, i maschi su certe cose, non si finisce mai di educarli.

A me non pensa quasi mai (sì dico a te), ma ovviamente gli voglio bene lo stesso. Per questo quando qualche anno fa mi ha portato questo…arazzo, non saprei bene come definirlo, mi ha toccato il cuore. Che poi magari è tutta strategia, fai un regalo ogni tre anni, così viene incredibilmente apprezzato.

Era un periodo difficile e oscuro. Per casa girava, giorno e notte (sì, dico a te, quello più biondo) un piccolo Patasgurzo, ma la famiglia non voleva saperne di crescere. E io ero incredibilmente triste. La mia tristezza era così grande da riuscire a raggiungere NonnoLu fin in Africa.

E così lui è andato da una strega, maga, artista, non so bene. All’arazzo c’era attaccato un postit giallo con delle spiegazioni, ma io l’ho perso. Non è che io non abbia difetti.

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A questa strega, maga, artista, dovevi raccontare un tuo problema, esprimere un tuo desiderio. E lei avrebbe poi cucito la risposta alle tue preghiere, avrebbe raffigurato il tuo futuro, un domani felice di stoffa e perline.

La magia viaggia molto veloce, è un dato di fatto, e così quando NonnoLu è tornato a casa con il suo dono, una Patasgnaffa impaziente già scalciava nella mia pancia.

Io subito ho creduto che il merito di quei calci un pochino andasse a quell’ignota maga,strega, artista, perché alla speranza e alla magia trovo sia quasi doveroso credere.

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Però ho anche sorriso dicendo che la maga, strega, artista, avesse un po’ esagerato perché di bambini ne aveva messi tre.

E alla fine, accidenti, aveva ragione lei. L’arazzo è sempre appeso vicino al mio letto, a ricordarmi che la magia esiste.

L’unico dubbio è rappresentato dal sesso dei bambini, la prima è una femmina, seguita da due maschi. La cosa è evidente se tocchi sotto il gonnellino. Però anche la mamma al posto di sorridere ha la bocca rivolta in giù. E indubbiamente è molto più nera di me. Credo che la nostra opposta posizione rispetto all’equatore abbia determinato questo gioco di contrasti, lo penso perché posseggo una mente prettamente logica e scientifica.

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O.T. ma mica tanto, ieri era il compleanno di Nonnolu, qui sono i nostri auguri, e sì, Patagnoma è ancora viva e ha pure tutti i denti

SCARPE NUOVE

Quando hai tre figli è tutto un cambio perenne degli armadi. Fai il sacco da dare via, quello da dare all’amica che ha una femmina, quello da dare a quella che ha tre maschi, quello da tenere perché ci sei tanto affezionata ma che al prossimo trasloco sicuramente sparirà e quello da passare al figlio successivo.
Nel nostro caso il primo è un maschi e le successive sono femmine. Ma femmine proprio, anche se una in realtà è un punkabbestia e l’altra uno scaricatore di porto. Ma loro sono convinte di essere principesse, e come tali di poter indossare solo cose rosa, possibilmente con i lustrini.
Patasgurzo quando aveva tre anni mi chiese delle scarpe rosa con farfalle e paillettes, ma io non gliele comprai, perché sapevo che all’asilo sarebbe stato un filino, ma giusto un filino, preso in giro. E da allora non me ne ha più chieste…purtroppo.
Ho quindi un sacco di tristissime scarpe marroni che Patasgnaffa si rifiuta di mettere.
Però ho scoperto che le scarpe si possono tingere. A casa. Facilmente. A poco prezzo. Inutile dire che è stata una svolta.
Il procedimento è facilissimo, a vera prova di imbranato.
Innanzitutto bisogna procurarsi la tintura, online è facilissimo. Arriva a casa un kit che contiene un pre trattante che bisogna passare sulla scarpa con una spugnetta abrasiva per i piatti. Puzza di pipì di gatto, ma si può sopravvivere, e serve per pulire la scarpa e rimuovere eventuali trattamenti che impedirebbero una buona presa della vernice.

Poi bisogna proteggere con dello scotch le parti che non si vogliono tingere, e questo lo convengo è la parte più noiosa.
Con un pennellino si dà la vernice sulle parti più ostiche da raggiungere e il resto lo si passa con una spugnetta facendo dei piccoli movimenti circolari. Spugnetta e pennellino sono già nel kit.
A me sono bastate un paio di mani, e avendo scelto una bella giornata di sole in un’ ora e mezza me la sono cavata.

Con una boccetta ho fatto le scarpe, che furono di Patasgurzo,  per Patasgnaffa.
Poi ho ne ho fatte un paio, che furono di Patasgnaffa, per Patagnoma, che voleva le scarpe rosa e che così ha avuto l’illusione di avere una cosa nuova, presa solo per lei  certo stamattina mi ha chiesto le scarpe rosse, ma si sa che non si accontentano mai questi mocciosi).

Le ho messe in una bella scatola, e le ho loro spacciate come un regalo speciale.
Io sono figlia unica, ma credo che alla lunga avere i resti dei fratelli maggiori possa anche essere  una scocciatura…per fortuna bastano pochi espedienti!

Non so quanto durerà la tintura, ma è venuta benissimo e le scarpe sono rimaste belle morbide. In più ne ho ancora un po’ per fare eventuali ritocchi.
Inutile dire che mi si è aperto un mondo, e che con i soldi risparmiati mi sono presa un paio di scarpe per me….