IL VALZER DELLE LUCI

Io mi lamento sempre dell’inverno però un po’ mi piace. Soprattutto da quando non sto più in città, e allora il freddo è freddo, il buio è buio e la mattina ti svegli nel regno della regina di ghiaccio.
E quando ho finito di grattar via a mani nude (si lo so, esistono i guanti) il ghiaccio dal parabrezza mi metto in macchina con i bambini avvolti in grosse coperte, attraverso prati bianchi e alberi con i leggiadri rami che ricamano un cielo abbacinante e morbido nello stesso tempo, mi parte sempre in testa la canzone Inverno di De Andrè, magari accompagnata dall’arpa, perché no.
Però questa cosa della mancanza di luce mi indispone proprio
Anche la luce sembra morire 

nell’ombra incerta di un divenire 
dove anche l’alba diventa sera 
e i volti sembrano teschi di cera.”

e allora accendo candele come non ci fosse un domani, mi consola il fatto di non essere da sola.
Il colpo di grazia in verità arriva quando devo smontare le decorazioni di Natale, che un po’ di luce diciamolo, la fanno. E la casa mi sembra vuota e triste. 
Di solito mi limito a lasciare alcune lucine comunque sparpagliate per casa, le tolgo solo a primavera conclamata.
Quest’anno però lo spazio lasciato vuoto dall’albero mi sembrava un buco nero nel quale avrei potuto perdermi e allora, presa da raptus improvviso mi sono fiondata in garage.
Perché quando hai veramente bisogno di qualcosa non hai sicuramente il tempo di andare a comprartelo.
Allora ho tirato fuori una lampada color ottone che troneggiava nel salotto della casa precedente.
Stupita che funzionasse ancora, visto che l’ultima volta che l’avevo provata era rotta (le fate esistono vedete?) l’ho trascinata in sala da pranzo, ma in verità ci stava decisamente male.

Mi è sempre piaciuta, ma lì centrava come i cavoli a merenda (che per altro ho mangiato più di una volta). La lampada perfetta sarebbe una piantana di quelle di una volta, con lo stelo in legno tornito e un grande paralume. Ma in anni di frequentazione di robivecchi ne ne ho mai trovate a prezzi decenti e nuove sono inavvicinabili.
Quindi ho deciso di adeguare lo stile della lampada a quello della sala da pranzo…poveretta, se potesse parlare credo che me ne direbbe delle belle, perché come al solito mi è sfuggita la mano e l’ho trasformata in un fenomeno da baraccone.

 

Quando poi mi prendono certe febbri, difficilmente non semino cadaveri. 
Questa volta è toccato al lampadario Maskros dell’Ikea. Un grande amore, ma ingombrante e dopo 4 anno di lui non ne potevo più…sentimento probabilmente corrisposto perché ultimamente aveva l’aria piuttosto depressa.
E’ stato sostituito da un paralume tutto nudo che avevo comprato qualche mese fa.
Nudo non è rimasto a lungo, gli è toccata la stessa sorte della piantana, ma almeno saranno in due a sentirsi ridicoli. Il solito mal comune.


La mia grande soddisfazione è stata poi montarlo da sola, le poche volte che metto mano a trapani e a cavi elettrici e riesco a combinare qualcosa mi riempio di smisurato orgoglio, perché sono cose che mi terrorizzano. Probabilmente per fortuna!


Tra l’altro la sala da pranzo illuminata meglio viene sfruttata di più, per compiti, sessioni di pittura e atelier di didò. Un’altra stanza irrimediabilmente persa a favore dei piccoli di casa.
Dopo il valzer delle luci mi avanzava una abat-jour ….ma con un abito diverso si è guadagnata la platea del salotto.


Adesso riesco ad affrontare meglio anche questa buia settimana.

 

22 thoughts on “IL VALZER DELLE LUCI

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