CON TUTTO IL TUO CANDOR….PASQUA… #entrateprego

Finalmente siamo riusciti a tornare in campagna. Quest’inverno lo abbiamo fatto poco, a Natale abbiamo saltato causa orticaria da lumache di Patagnoma (sì, ci è successo anche questo) e i fine settimana fin qui sono misteriosamente volati.

In queste vacanze di Pasqua però abbiamo deciso di prendercela con comodo e ci siamo messi tranquilli a familiarizzare con i muri della Casa Gialla diventati bianchi a fine estate.

Devo dire che questo, e un nuovo giardiniere dalla potatura audace, hanno fatto entrare in casa un sacco di luce cosa assai gradita visto che ha piovuto anche troppo.

Sono riuscita pure a fare delle foto, driblando i bambini come neanche un calciatore professionista. La cosa più difficile è stata riuscire a mantenere l’ordine almeno per il tempo dello scatto, ma sono stata anche molto veloce!

Vi fate un giro con me cominciando dalla sala, che è anche ingresso e cucina?

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#PATARIVOLUZIONE: LA CAMERA DEL FANCIULLO

Patasgurzo è sempre stato un gran produttore di muco. Lo so non è una bella immagine, ma lui si, amore di mamma.

Quando aveva cinque anni gli abbiamo anche fatto togliere le adenoidi, di notte andava in apnea, e probabilmente per quello fino ai tre anni non ha dormito. Spero, perché l’alternativa è che sia proprio farabutto lui.

Però la sua produzione non si è arrestata, le adenoidi sono ricresciute (sì può succedere, evviva!) e ogni tanto in estate si ritrova con due occhi che a Nosferatu piacerebbero molto.

Ovvio che prima o poi dovesse fare il test delle allergie, e finalmente mi sono decisa a portarlo.

Ha vinto un’allergia alle graminacee, un classicone, una leggera a betulla, noce e nocciolo (che abbiamo in giardino) e una agli acari della polvere.

Il dottore serio mi ha spiegato come avrei dovuto lavare biancheria e indumenti e che avrei dovuto togliere i tappeti e ridurre al minimo il numero dei cuscini.

A quel punto, dall’alto dei miei Swedish Hasbeens, l’ho guardato con disprezzo e scuotendo la coda di capelli rosa, me ne sono andata sbattendo la porta dopo aver esclamato “lei non sa chi sono io”.

No scherzo, non l’ho fatto, ma solo perché mi ha detto che avrei dovuto prestare attenzione solo alla camera di Patasgurzo. In effetti a dodici anni in giro per casa lo vediamo poco, e dubito che con il passare del tempo le cose miglioreranno.

Però ho dovuto fare qualche cambiamento, e la cosa non è che mi sia spiaciuta un granché, era tipo sei mesi che non cambiavo niente in quella camera!

Il suo era un vecchio letto in legno a barca, che avrebbe dovuto essere cambiato comunque perché più corto di una letto normale. Data la sua forma era una vera pacchia per la polvere che si incastrava ben bene ovunque.

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Guarda che ti guarda in giro non avevo trovato nulla che mi piacesse davvero e così ho optato per una comunissima branda di legno che ho dipinto di grigio. Aveva però le gambe troppo alte e per sbaglio avevo comprato un materasso altissimo (uno di quegli acquisti online a mezzanotte, avete presente?). Per qualche giorno l’ho tenuto così e ogni volta che vedevo Patasgurzo abbarbicato lì sopra storcevo il naso. Poi stanotte la folgorazione, avevo ancora le zampe del divano che si era sfondato e ora se ne troneggia in salotto sdraiato sulla pancia, come una grande balena bianca. Un vero peccato perché quelle zampe erano il motivo principale per cui avevamo comprato il divano e le avevo anche ridipinte. Oggi doveva essere il mio giorno fortunato perché l’incastro era perfetto, e così il nuovo letto mi piace davvero tanto. Il fatto di essere senza pedata e testata lo rende facile da tener pulito e ora che due zampe sono dotate di rotelle è ancora più facile da spostare.

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Anche il comodino andava cambiato perché era un carellino blu su cui si depositavano tonnellate di polvere.
DaMaison du Monde ho trovato un bellissimo comodino, già bello decorato come lo avrei fatto io. Perfetto. E mentre mi avviavo a passo spedito verso la cassa non ho potuto non notare lui, un bellissimo tappeto di plastica. Sapete bene che ho un problema di dipendenza. Infatti non ho resistito e di tanto in tanto penso agli altri due che ho lasciato in negozio con le farfalle che mi svolazzano nella pancia.

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E così direi che la camera di Patasgurzo è abbastanza bonificata. La libreria che potrebbe essere un problema funge da testata del letto e il suo retro è chiuso da un pannello di legno foderato con carta da parati.

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Sono abbastanza soddisfatta, certo, dover passare l’aspirapolvere tutti i giorni mi rende un po’ meno felice, però mi sono comprata una nuova scopa a vapore. Verde.

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ILUMINAZIONE

Il tappeto della sala io lo amo molto. Ha messo il punto a un momento difficile, e ha dato una nuova luce e un certo rigore alla stanza.

Però tenerlo pulito è un supplizio, infatti pulito non lo è quasi mai. Ogni tanto mi metto in modalità Cenerentola e con spazzola e candeggina e cerco di togliere il possibile, ma il più delle volte ho di meglio da fare.

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Era quindi un po’ che cercavo un tappeto nuovo, ma di così grandi non è che ce ne siano a bizzeffe, e il mio cervello è sempre settato sul “prezzo ragionevole”, che poi mi stufo in fretta, ormai lo so. Un tappeto non è per sempre, quasi neanche un diamante.

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Poi l’altro giorno su Casa Facile, l’illuminazione, i tappeti si possono anche sovrapporre. Che poi è stato un refresh, infatti nella casa precedente causa pavimento inguardabile (aveva delle mattonelle con i cespi di lattuga, veraverità), gatta malata e spannolinamento avevo sovrapposto stuoie e tappeti che neanche in un suk. Ma me l’ero scordato!

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Mi sono quindi comprata un nuovo tappeto che era un po’ che filavo, e viste le dimensioni, lui ogni tanto potrà farsi un giro in lavatrice.

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Incredibile come un tappeto nuovo ogni volta possa rendermi così felice….e ora che ho cominciato anche a stratificarli temo sarà la fine!

PATARIVOLUZIONE: UNA STANZA TUTTA PER SÉ

Incredibile, ci ho messo molto meno tempo a ribaltare casa che a scrivere poi i post. Che vi devo dire, il carrozzone scuola e affini che si rimette in moto, la pioggia e quindi la poca luce, il mal di testa (l’ autunno non è il mio momento migliore), la macchina fotografica che mi sembra non mettere più niente a fuoco (o forse sono io), e probabilmente anche l’ invasione delle cavallette.
Comunque in qualche confuso modo, vedi messa a fuoco, ma forse ne potrei fare la mia cifra stilistica, ecco che sono qui per farvi vedere la stanza che è tutta mia.

la mia storia appesa al muro

Sono stata sempre molto fortunata, nella Patacasa ne ho avuta sempre una. All’inizio era in mansarda, un po’ buia e fuori dal mondo. Ci andavo molto poco e presto Patagnoma mi ha sfrattata. Ovviamente in quel periodo ho iniziato a cucire compulsivamente e così la cucina si è riempita di scatole e stoffe. Grazie al cielo nel giro di un anno siamo riusciti ad avere un po’ di spazio in più, e così sono riuscita nuovamente ad avere un posto mio. Non tutto mio, perché lo dividevo con Patasgurzo che in mezzo alle sorelle si sentiva più stretto che con la mamma, però anche stare a cucire con lui che improvvisava partite a calcio con qualsiasi cosa aveva un suo perché.
Poi mi son messa a girare le stanze di nuovo, in fondo era un anno che non lo facevo, avrei anche potuto essere presa per pigra. E così la stanza è diventata tutta mia, sopra la sala, con una scala d’accesso tutta sua e tutta sua anche un’ entrata. Ed era quasi come andare al lavoro da qualche altra parte, quasi avventuroso. Pensavo di archiviare questa collocazione come la mia preferita in assoluto, e quando è venuto il momento di rigirare ancora le stanze (vedi sopra) ero abbastanza triste.

Adesso la mia stanza si trova nel centro della casa, in un punto di passaggio, in balia di fornelli, bucati e bambini. Lì una volta c’era la stanza dei giochi e dopo la camera di Patasgnaffa che potrebbe dormire anche in una discoteca. In fondo è figlia mia e io l’ho fatto più di una volta.

Però a sorpresa questo essere nel centro mi piace un sacco, ho meno privacy, non stacco mai da niente, devo tenere tutto più in ordine, però riesco a cucinare e cucire, fare il bagno alle bambine e dipingere, passo di lì prima di andare a dormire e incollo qualcosa.

E inaspettatamente sono più felice di prima.

PATARIVOLUZIONE:LA CAMERA DI MAMMA E PAPA’

Il motivo vero e proprio della patarivoluzione era che io e Patapà ci eravamo stufati di dormire con Patagnoma.

Vero che un armadio ci separava, vero che quando dormiva dormiva, però la luce la tenevi spenta nel dubbio, nel dubbio non parlavi e soprattutto ci teneva in pugno mettendoci una vita ad addormentarsi.

Patapà avrebbe fortemente voluto tenersi la mansarda, che io ancora non ho capito cosa intendesse farsene di tutto quello spazio, forse la corsa campestre intorno al letto. Fatto sta che l’idea di liberasi della piccola lo alettava assai, l’idea di finire nella camera piccola, una volta camera dei due primi Patasgnaffi e poi solo di Patasgurzo, lo gettava in un palese sconforto.
Ma si sa che io se voglio sono più testona di un mulo e così ho tirato dritto per la mia strada, nonostante, infondo al cuore, ma in fondo in fondo, un po’ di timore lo celavo anch’io.
Ma si sa che la fortuna aiuta gli audaci e a quanto pare anche i muli, tant’è che nella stanza non solo ci sta tutto quello che ci deve stare, ma non è per nulla soffocante. Sono sicura che lo pensi anche Patapà, anche se non me lo ha ancora concesso.
Anzi a dirla tutta questa nuova camera mi piace infinitamente, ancor più di quella in mansarda, e a competere con il fascino di un sottotetto ce ne vuole.
La trovo accogliente ed estremamente calmante. Sarà per le dimensioni, sarà per la luce diffusa dalla pesante tenda bianca che accompagna anche i nostri sogni, sarà per quei tocchi di lana qua e là, ma io ci sto molto volentieri, anche quando non devo dormire
Poi c’è la soddisfazione di aver potuto tenere gli scaffali che già erano appesi, e così abbiamo anche una piccola libreria.
In realtà ho spostato tutta la casa per accogliere il meraviglioso quadretto della Bombetta, è ovvio!
E c’è la soddisfazione di essere riuscita a cambiare i comodini e le luci, adoperando solo quello che già avevamo in casa e che si è sposato magicamente, creando una perfetta armonia, cosa che in una camera matrimoniale non guasta mai.
E infine c’è anche la soddisfazione di aver cambiato la testata del letto senza sborsare un soldino, raccattando un povero scarto dalla pattumiera e passandoci solo la carta vetrata.
Insomma non so se si capisce che la mia camera mi piace proprio tanto, al punto da lasciarci costantemente la testa.

PATARIVOLUZIONE. INTRO

Settembre è passato senza lasciare traccia alcuna, quanto meno sul blog.
Le vacanze si sono allungate fino a metà mese, la piccola di casa ha finalmente cominciato l’ asilo dei “gvandi”. Un inserimento come sempre tranquillo, come sempre troppo lungo. Giorni in cui lei andava per poco all’asilo, mentre i suoi fratelli ciondolavano negli ultimi loro giorni di vacanza, consunti e sdruciti come una coperta ormai troppo vecchia.
Io intanto faticavo come sempre ad uscire dalla bolla in cui fluttuo il mese di agosto, a riprendere ritmi non ancora ben scanditi, a ricalarmi nella mia divisa d’autista.
E mentre le giornate passavano tra lente scivolate nel nulla e brusche impennate in cui tutto andava fatto per prima, i miei occhi frugavano irrequieti la casa, immaginando nuove disposizioni in cui una stanza si sostituiva a un’altra per adattarsi ai bambini, che cambiano e crescono continuamente, creando geometrie di vita e abitative sempre nuove.
E la cosa che amo di più della Patacasa è proprio la sua attitudine al mutamento, il suo riuscire a seguire i nostri cambiamenti e le nostre evoluzioni.
E’ una casa complicata, difficile e faticosa, su due piani più uno parallelo, con due, dico due scale a chiocciola, ma che proprio nella sua stranezza racchiude il segreto della sua malleabilità.
E così, appena cominciata la scuola mi sono messa a cambiare la disposizione delle stanze, per la terza volta in cinque anni.
Che poi ogni volta è come un piccolo trasloco, una fatica immane, una rivoluzione ( potete curiosare l’hastag #patarivoluzione su Instagram). Ogni volta me ne stupisco, mi maledico, e poi dimentico, pronta per la volta successiva.

Quest’anno non si è salvato un solo armadio, nulla è rimasto più dov’era e adesso ovviamente non trovo quasi più nulla. Ma tutta la fatica è servita non solo per ricavare nuovi spazi, ma anche per alleggerire un po’ il carico. Se non mi trovate a casa probabilmente sono in discarica.
Lavorare con noi tutti e cinque in casa è stato complicato anche dal punto logistico, ma mi ha spronato ad andare ancora più veloce, se c’è una cosa che non riesco a fare è vivere nel transitorio, sono il tipo che la sera del trasloco appende i quadri se no non dorme.

E così abbiamo cambiato così tanto in così poco che, alla fine delle lunghe vacanze, è stato un po’ come ripartire per trovarsi in una casa nuova, devo dire alla fine, una cosa parecchio divertente.

NOTTI BIANCHE

Quando abbiamo visto per la prima volta questa casa, Patasgurzo gattonava appena, con il sederone appesantito dal pannolone. Un unico stanzone, i soffitti a voltine e e finestre di mattoni.
Quando l’abbiamo fatta imbiancare il giovanotto camminava da poco, io avevo i piedi immersi nell’acqua del mare e l’imbianchino preoccupato mi chiedeva se fossi davvero convinta dei colori che avevo scelto.
La casa così venne chiamata casa gialla, perché quel giallo che riempiva le pareti e persino l’aria era davvero…importante.
Ma io lo amavo molto, l’ho sposato con colori accesi e mi sono immersa in un mondo in technicolor.
Con il passare degli anni ho iniziato a sentire il peso di tutti quei colori con la C maiuscola, la casa si riempiva di bambini e giocattoli che saturavano l’aria già per sé.
E cos’ il divano e la libreria sono diventati bianchi, e il tappeto verde prato.
L’anno successivo è stato il turno di tavolo, cornici, lampade e accessori sparsi qua e là, qualcosa diventava bianco, qualcosa si uniformava in varie sfumature d’azzurro. Dipingevo in preda a un furore terapeutico ed era quasi pericoloso starmi accanto. Il colore come terapia a un dolore che era solo il prodromo di un brutto autunno. Le pareti continuavano a essere gialle, come un sole sullo sfondo.

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Quest’anno stavo bene, sono stata bene, è stato bellissimo e ho letto anche un sacco di libri spaparanzata sul mio divano ancora bianco (super poteri dei copridivano). Avevo però un’ altro tipo di dolore da curare, quello provocato dall’imbianchino che avrebbe dovuto togliere anche quel giallo dalle pareti, lasciandomi annegare in un mare di latte. Ma a Luglio, quando avrebbe dovuto venire, il nulla.

E così per la prima volta in dieci anni quel giallo ha iniziato a pesarmi un po’ e l’unica soluzione che ho trovato è stata quella di imbiancare i mobili della cucina.

Di notte, perché lo dite voi a Patagnoma di non toccare visto che la vernice è fresca o che non può correre per casa con un pennello pieno di vernice in mano?

Oggi comunque l’imbianchino e venuto……

RAPTUS

Da quando abbiamo ingrandito la Patacasa, la mia stanza preferita forse è l’ingresso, altrimenti detto la stanza del fango…o meglio la stanza dove il fango deve essere lasciato.

È incredibilmente grande per essere un ingresso, o quanto meno rispetto a tutti gli ingressi che ho mai avuto. Ma è fondamentale, perché quando a prepararsi sono cinque persone, lo spazio non basta mai, perché quando sono tanti gli amici che passano da casa lo spazio non basta mai, perché quando le scarpe devono essere per dieci piedi lo spazio non basta mai, neanche con un ingresso grande come il nostro.

Ma le cose che mi piacciono di più sono che dietro a una tenda cela il luogo dove tutte le signore vanno a incipriarsi il naso e i signori vanno a bere il cognac, e che ha un piccolo lavandino.
Il motto propinato a nastro (abbiamo anche dei pappagalli di plastica da adoperare alla bisogna) a chi entra in casa, soprattutto se minorenne è : scarpe pipì mani.

In un solo e unico luogo ti puoi liberare di giacche, di liquidi in eccesso, di scarpe e di microscopici ospiti. Un vero lusso.

Però aveva un che di incompiuto, la parete dietro al piccolo lavabo non era stata mai trattata e ormai era sporca da far paura, visto che qualcuno la usava per asciugarsi le mani….e mancavano anche gli zoccolini, perché ci eravamo dimenticati di metterli, eh sì.

Ora so che ci sono creature fantastiche e metodiche che aprono file per le stanze che vogliono sistemare, io non sono dotata di tale virtù. Io guardo le cose non finite per anni e ci rimugino su, cambiando idea ogni due per tre e non fissandone nessuna. Poi succede che sono in un negozio di bricolage, che vedo la vernice lavagna in offerta e che non capisco più niente.

Io vado avanti a colpi di raptus, ormai si sa. La priorità quindi è tornare a casa. Mangiare è superfluo, fare la pipì (ops, incipriarsi il naso) rimandabile. Forse con la borsa ancora a tracolla inizio a dipingere, guardando stralunata una parete di casa mia diventare nera.

Una mezz’ora scarsa ed è fatta. L’ingresso si fa improvvisamente più teatrale, i bambini scalpitano con i gessetti in mano, ma dovranno aspettare ancora 48 lunghissime ore, e Patapà è commosso all’idea di avere una parete così sobria ed elegante in casa.

Certo, la sobrietà dura poco. Un merletto bianco va a coprire le sbavature della vernice (in meno di mezz’ora cosa pretendevate?! e provate voi a dipingere con la borsa a tracolla) e presto i gessetti si rendono utili.

Io scrivo finalmente il motto dell’ingresso, pensionando i pappagalli, e Patasgnaffa si dedica ai fiori.

Certo poi torna Patagnoma che si incavola come una biscia perché abbiamo disegnato senza di lei. Dall’alto del suo quasi metro di altezza mi intima di cancellare tutto e brandisce minacciosa un gessetto gigante….ecco ora il nostro ingresso non è più molto sobrio e elegante.

Ah già lo ammetto…ho anche Pipizzato un po qua (zoccolino) e un po’ là (sedia), non è colpa mia è l’armadio giallo che mi ha intimato di farlo, dai suoi quasi due metri di altezza!

OGNI SCUSA È BUONA. CONSEGUENZE DI UN COMPLEANNO

Insomma, anche se nel tuo intimo pensi che sia anche troppo presto, che le candeline potrebbe spegnerle in famiglia e bona lì, la festa per i suoi tre anni gliela organizzi pure.
Ti ritrovi, come pare essere ultimamente un must delle patafeste, la sera prima, ormai quasi notte, a combattere con i cakepops. Questa volta l’impasto (di panettone avanzato da Natale) sembra tenere, ma portandoli fuori ad asciugare è il tavolo a fregarti, e boom, eccoli lì tutti spantegati.
Fragole e marshmallow vengono in tuo soccorso, e il risultato è tale che probabilmente i cakepops non proverai mai più a farli.

Nonostante gli inghippi, grazie anche a Nonnami che contro ogni suo principio si abbassa a decorare torta e muffin con PeppaPig, un buffet riesci anche ad allestirlo.

Ed è il giorno della festa. Una decina di bambini, di mamme e di nonne invadono la Patacasa.

Come sempre ti stupisci di come i bambini tutti insieme facciano meno casino che da soli, e le chiacchiere alleggeriscono la fatica..Patagnoma spegne le sue candeline tra applausi e scarta i suoi regali.

Lei è felice e tu sei felice. Sei felice perché lei è felice ma anche perché con la scusa della festa con tanti bimbi piccoli hai spostato indietro il divano. A questo punto hai spostato la poltrona gialla che ha fatto il gioco dei quattro cantoni e si è scambiata di posto con il tavolino rosa.

Ed eccolo lì, all’improvviso uno spazio vuoto. Nella patacasa è ovvio che vuoto sia un concetto piuttosto discutibile, ma tant’è. Schizzi in balcone e recuperi il salottino in vimini che stava lì a subire le intemperie in attesa di trovare un’improbabile sistemazione.
Non è una bellezza rara, non è un oggetto di desing, ma ce l’aveva in camera Nonnami quando era piccola. È sempre stato anche nella camera di Patamà bambina. Anche in quella di Patamà ragazza. È stato una poltroncina, un divanetto, un divano letto, una capanna e probabilmente qualcos’altro che non ricordo.

Finalmente è tornato in casa, e credo che per un po’ resterà lì, nella sala con i mobili spostati.
D’altronde non è colpa tua, è che hai dovuto organizzare una festa!