TESTA

Mi ricordo mio papà quando ero piccola. Le tapparelle abbassate, la casa risolutamente silenziosa.
Lui che compariva a tavola con il berretto beige calato sull’occhio.
Altre volte il silenzio e la penombra erano per mia mamma.
E mi ricordo di me, dell’infermeria della scuola, dei primi mal di testa, che erano come portare un cerchietto troppo stretto.
Sono cresciuta e lui con me.
Ora i miei figli crescono con il mantra “non urlare che la mamma ha mal di testa”.
Per loro fortuna, non per mia in verità, penombra e quiete non mi servono a nulla, anzi il riposo quasi peggiora tutto. E allora corro come una trottola impazzita, arrabbiata e impazzita.
L’anno scorso Patasgurzo ha iniziato a lamentare sporadici mal di testa, ma ieri sera quando l’ho trovato a letto con un berretto calato sulla testa mi sono sentita morire.
Maledetta genetica!

OSPEDALI E FIERE

Questi ultimi dieci giorni sono stati densi, e a dirla tutta un po’ stressanti.
Patagnoma e’ stata malata, un’influenza niente di grave, ma lunga e debilitante.

Lei e’ stata un angelo, mi si e’ accoccolata addosso e ha dormito tanto. Lei.
Patasgnaffa si e’ svegliata una notte urlando che le faceva male un fianco, ha camminato curva come una vecchina ma tre giorni dopo era appesa a un trapezio.

La stessa notte Patasgurzo ha urlato ancora piu’ forte per un misterioso male al ginocchio.

Cosi’ misterioso che dopo 5 lastre l’unica cosa con cui siamo usciti dall’ospedale erano delle fiammanti stampelle rosse…anche lui cinque giorni dopo correva dietro a un pallone. Se lo sa l’ortopedico mi spara.

In tutto questo io, mamma al seguito, abituata a correr dietro a gnomi ma non a scadenze, ne ho una.
Devo cucire degli oggetti che faranno mostra di se’ alla fiera Abilmente di Vicenza, nello stand di Casa Facile, insieme ad altre meraviglie cucite dalle fantasiose mani di Aina, Piera e Isabella.

Gia’ cucire non e’ proprio il mio forte, la logica intrinseca al cucito mi sfugge (forse mi sfugge la Logica. Punto), parto anche con il righello, ma come per il disegno tecnico dei bei tempi andati, poi mi perdo via; sono la regina dell’improvvisato e dell’arrangiato, e in casa mia va anche bene cosi’. Forse in fiera un po’ meno….ma io e il mio erpes ce ne faremo una ragione, se bambini e gatti mi lasceranno avviciare alla macchina da cucire!

Sabato avro’ anche l’onore di partecipare al primo Meet The Blogger italiano, organizzato dall’instancabile Casa Facile e dalla vulcanica Ilaria.

E attenzione, attenzione, mi tocchera’ anche parlare. Anche per questo evento ho pianificato tutto nei minimi dettagli e con precisione….ho gia’ infilato una bottiglia di Campari in borsa, e speriamo che basti….io intanto spero anche di poterla dividere con molti di voi!

UNA NOTTE D’AMORE

L’altra notte passi lievi sulla scala e un sussurro ” mamma sto male”, mi hanno svegliata.
Ho seguito un sottile bambino biondo e l’ho accompagnato lungo due ore di straziante mal di pancia. Tra lenzuola stropicciate, piastrelle del bagno. Tra catini e tazze. Tra boule e canarini.
Patasgurzo è sempre stato il re della sceneggiata quando stava male. Non si è mai risparmiato nel manifestare, non dico il dolore, ma anche il più lieve malessere con urla e strepiti. Anche questa volta ha pianto, ma perchè io l’ho incoraggiato a farlo. Anche questa volta si è buttato per terra dicendo “oh mamma muoio, non ce la posso fare”, ma poi si è fatto coraggio e ha anche trovato un sorriso.
Si è poi lasciato tenere tra le braccia e cullare. Si è fatto raccontare barzellette ma anche cantare la sua ninnananna.
E se una parte di me si è straziata come ogni volta che il dolore dei miei figli mi lascia svuotata, attonita, impotente e infelice, una parte di me si è goduta questa meravigliosa creatura che ha abbandonato tra le mie braccia il bambino che è svelandomi un poco dell’uomo che sarà.
Fortunatamente, come avevo promesso, in un paio d’ore il peggio è passato e una calmo respiro di sonno è di nuovo sceso in casa.
La mattina, con un irrilevante ritardo, il mio amore mi ha anche omaggiata del biglietto dimenticato per la festa della mamma:
“Mamma sei come un velo perchè hai le braccia morbide;
mamma sei come un ‘aquila che cerca la preda perchè corri di qua e di là per noi;
mamma hai i capelli  come il grano dorato perchè li hai folti e biondi;
mamma hai gli occhi come perle perchè sono verdi come smeraldo;
mamma la tua bellezza mi rimarrà sempre impressa.”
…il più bell’epilogo di una notte d’amore.

IMPAZIENTI

Si mormora esistano bambini che, malati, si abbandonino alle braccia delle mamme, facendosi cullare e scrutando il mondo con occhi tristi, ma quieti…forse un po’ vuoti va’. Si mormora esistano bambini che, malati, crollino in lunghissimi sonni pesanti, rigeneranti per loro e per chi gli sta intorno. Da queste parti siamo fermamente convinti si tratti dell’ennesima leggenda metropolitana, nata per far sentire mostri e inadeguati i genitori. I Patasgnaffi malati sono dei mostri. Delle cozze frignanti e ininterrottamente irrequiete. Inconsolabili e dispotici 24 ore su 24. Patasgurzo ha sempre avuto l’attenuante del sesso…in fondo è un maschio, e chiunque abbia avuto a che fare con un maschi malato (che non fosse Rambo) sa di cosa sto parlando. Patasgnaffa da piccolina era sempre malata, e quindi si poteva anche capire che non ne potesse più.Poi ha imparato la sacra arte della drammatizzazione e quindi non se ne vede uscita. Ma Patagnoma li batte tutti e due. Che culo.(pardon)

SON GIORNI….

Son giorni del cavolo, in breve.
Il gelo ha immobilizzato tutto, la neve che non vuole sciogliersi (probabilmente l’ho già vista, ma non ricordo una neve che sia rimasta così a lungo) mi dà un vago senso di soffocamento e tutto mi sembra più difficile.
Forse in effetti perchè lo è.
Prima Patasgnaffa ha avuto la sua ennesima gastrenterite, poi la neve e la sosta forzata in casa. Poi il freddo che ha ghiacciato tutto. Poi Patasgurzo che si è ammalato. Lui che saranno almeno tre anni che non ha l’influenza. Lui che è stato relegato da Nonnami per non appestare gli altri e soprattutto perchè la temperatura in casa non riusciva a superare i 15 gradi. Lui che telefonava di continuo chiedendo di poter tornare e a casa e che mi si avvinghiava disperato ogni volta che passavo a trovarlo.
Il suo sacrificio che è stato inutile perchè Patagnoma ha 39 di febbre da ieri. Ma forse questo è il meno.
Perchè l’altra sera,con un brillante colpo di reni la giovane atleta si è lanciata giù dal fasciatoio. E così il pomeriggio di ieri lo abbiamo passato, con il febbrone, al pronto soccorso, da cui siamo usciti con una stecca che a me sembra più un gesso. Ebbene sì, la piccola comincia bene, a soli 10 mesi si è rotta la gamba (in effetti alla sua prima febbre è finita in ospedale….mi sa che è una tipetta piuttosto teatrale).
Per fortuna  in ospedale abbiamo conosciuto una signora bellissima. Avrà avuto 80 anni, si era rotta una mano, ma se ne stava lì sulla sedia a rotelle perfettamente pettinata, con il rossetto, il tailleur con i bottoni in madreperla, i guanti, il cappotto bordato di pelliccia e i tacchi. Un po’ mi ha ricordato mia nonna che non usciva senza tacchi e senza rossetto e pazienza se l’equilibrio non c’era piu e si cadeva per terra.
Ma soprattutto questa elegante signora ha distratto a lungo Patagnoma, ha fatto amabile conversazione con me e mi ha risollevato la giornata dandomi 25 anni (no, nonostante l’età non mi sembraproprio avesse la cataratta….)!
E adesso aspettiamo la primavera…..

BANF BANF

Banf banf, è il suono che esce quando respiro in questi giorni. Non sta succedendo niente di particolarmente negativo, ma tanti piccoli ostacoli rendono il mio cammino più stancante di quanto vorrei….ma forse è solo un’influenza strisciante!
Le bambine stanno meglio, il mio giovane uomo ha resistito e il mio uomo grande sta lentamente alzando bandiera bianca. Oggi si è perso un bel concerto ed è molto triste.
Però abbiamo passato un bel weekend in campagna dal Nonnoro, i patasgnaffi hanno scritto a quel vecchio pancione di Babbo Natele e siamo tornati in tempo per la festa dell’asilo.

Ho fatto fare un lavoretto ai bambini, una cosa semplice che avevo trovato l’anno scorso in giro per la rete…ma non mi ricordo più dove (è passato un anno per la miseria!).

Poi siamo scesi sul lungolago e i bambini hanno acceso delle lanterne che avevano costruito all’asilo per festeggiare un San Martino tardivo.

Sono riuscita a raggiungere le Amiche a Milano per una cena surreale che è stata annullata e riconfermata un numero imprecisato e imbarazzante di volte. Alla fine è stata fatta, a dispetto di tutte le avversità, perchè una di noi aveva ormai fatto la crostata….a volte basta proprio poco!
Oggi , nonostante il mio corpo abbia cercato disperatamente di nascondersi sotto il piumone, ho decorato casa e portato le fanciulle, più sociali, a vedere l’albero del paese illuminarsi al suono della banda travestita da zampognari (ebbene sì!).
E domani Patagnoma deve fare un prelievo per controllare che il misterioso battere sia sparito….banf, banf….

BOLLETTINO

Patagnoma in miglioramento e quindi nettamente più rompiballe.
Patasgnaffa gastroenterica.
Patasgurzo uscito indenne da un antitetanica, ma solo perchè non aveva capito fosse una puntura….salvati dall’effetto sorpresa!
Patamà parotite (ma come alla mia età…e l’avevo pure già fatta!)
Patapà….una roccia in mezzo alla tempesta….speriamo!

RIPASSARE DAL VIA

Mercoledì scorso un certo nervosismo serpeggiava nella Patacasa. Patapà era in partenza e Patagnoma affrontava la sua prima febbre. Sguardo vacuo, ore abbandonata al sonno…per Patamà un’aliena, abituata a malati irrequieti, insonni e appiccicosi.
Forse il nervosismo strisciante, forse una pancia che è molto più saggia della testa, ma in serata Patamà decide di portare la piccola a farsi un giretto in pronto soccorso.
Lascia luci accese in casa, gatti affamati e parcheggia i più grandi da nonnaMi. Pregusta una serata, con Patagnoma stroncata dal sonno, stravaccata sul divano dopo rassicuranti parole della pediatra.
E invece le rassicurazioni non arrivano, gli esami sono sballati e scatta il ricovero.
Pediatria è un grande reparto di ben tre stanze posto alla fine del corridoio di ostetricia. Stessi letti, stessi suoni, stesso personale.
Dopo meno di otto mesi Patamà e Patagnoma ripassano da dove sono partite. Ancora una volta loro due sole.
Patamà impreca per il sonno interrotto e per le notti che sono uguali ai giorni. Ma rincontra anche persone che le sono state accanto in momenti della vita che sono indimenticabili. Anche quelle che troppo simpatiche non sono state e non sono ancora.
 E in un certo senso è stato anche bello

L’IMPORTANZA DEL LATO B

Oggi Patamà è stata dall’osteopata.
Dopo i precedenti parti non l’aveva fatto e negli anni successivi se ne era pentita… e anche tanto!
Questa volta ha voluto essere molto virtuosa ed è andata a farsi rimettere a posto a soli sei mesi dal fattaccio.
Tutte queste buone intenzioni per poi sentirsi dire che è a postissimo e che non sembra neanche abbia partorito….anche se lei ricorda diversamente!
Fortunatamente ( così, giusto per giustificare la spesa) il collo e la parte alta della schiena non sono altrettanto perfetti…
Causa uno, l’allattamento.
Causa due, la dolce Patagnoma è dolce soprattutto se tenuta in braccio.

Soluzione di Patamà….continuare a tenerla in braccio, ma dare un senso alla cosa, decorandole spiritosamente il lato B, perennemente in mostra!