GATTO PIRATA

Quando Patasgnaffa era piccola piccola sognava un gattino, piccolo come lei. Nella fattoria dove andavamo a prendere il latte c’era una cucciolata che accarezzava con le sue manine cicciottelle, ma stava arrivando l’estate e prendere un cucciolo era troppo complicato.
Poi arrivò settembre e con esso il primo giorno di scuola di Patasgurzo, per fortuna, così con un minimo sforzo posso ricordare due avvenimenti importanti della nostra storia. Si sa che amo viaggiare al risparmio.
La figlia di un’amica di mia mamma (avrei potuto non scendere nei dettagli, avrei) aveva trovato un piccolo gattino, era un po’ malandato, ma era sicura che dopo una bella pulita sarebbe stato molto carino, però non poteva occuparsene.
Era giunto il momento di dare a Patasgnaffa ciò che voleva e una nuova compagnia a gatta Lisa che era sola ormai da un anno.
In una casa in cima a un bosco ci aspettava il nostro nuovo gattino.
Eccolo lì, un mostro.
Ci sarebbe voluta ben più di una ripulita,  mi era bastato uno sguardo per capirlo, ma a quel punto cosa avrei dovuto fare? era uno scricciolo minuscolo con due orecchie, due occhi e una pancia enorme. Aveva tutto il pelo cosparso di colla e completamente adeso alla cute. Pronto ad appiccicarsi al nostro cuore (momento melenso).
Altro che nuovo gattino per Patasgnaffa e nuovo amico per gatta Lisa. Appena entrato in casa è stato chiuso in bagno, sverminato un infinito numero di volte e soprattutto, molto lentamente, ripulito dalla colla. Non so di che tipo fosse, credo una cosa come vischio, perché non si lavava via neanche con la trielina e rimaneva sempre appiccicosa. L’ unica cosa che abbiamo potuto fare è stato tagliare piano piano ciocca dopo ciocca e aspettare che il pelo ricrescesse.

La prima a riprendersi fu la coda. All’improvviso avevamo un minuscolo gattino e una coda da procione tre volte più grande. In realtà non era per niente grande era solo proporzionata all’enorme quantità di pelo che piano piano è andata a ricoprire Tito gatto, perché questo è il suo nome.
Nel giro di un mese ci siamo ritrovati in casa uno sconosciuto gatto dal foltissimo pelo, è stato felicemente sorprendente, ma anche un filo sconcertante.
Una volta liberato Tito gatto sembrava aver capito chi dover ringraziare per la sua nuova sistemazione, e con Patasgnaffa giocava, faceva le coccole e dormiva pure. Anche con noi era abbastanza affettuoso e considerando i lunghi trattamenti igienici a cui lo avevamo sottoposto la cosa era abbastanza sorprendente.

Crescendo però si è fatto più schivo, passa gran parte del giorno nascosto a dormire, compare all’ora di cena e si rannicchia sulla poltrona del salotto quasi solo di sera. Se ci sono ospiti sparisce e pare non apprezzare un gran che la compagnia dei bambini, Patasgnaffa inclusa, che fortunatamente non ricorda i tempi d’oro della luna di miele.
Resta comunque il nostro gattone docile e a modo suo affettuoso, e se sono malata non manca mai di mettersi a dormire sui miei piedi.
Il mese scorso si è ammalato lui, è comparsa una macchia in un occhio ed è iniziato un giro di veterinari sempre più specializzati. Sotto un’acqua che avrebbe intimorito anche Noè sono andata a fargli fare un’ecografia e un consulto da un oculista. Se me l’avessero detto solo il giorno prima sarei scoppiata a ridere. Il verdetto però è stato inevitabile e il povero Tito gatto ha dovuto salutare per sempre il suo occhio.

Come all’inizio è finito a vivere di nuovo in bagno, unico luogo in cui fossimo sicuri non si facesse male e dove potessimo somministrargli regolarmente le medicine. In più non era esattamente un bello spettacolo e avevo paura potesse spaventare i bambini. I due grandi piangevano alla sola idea di poterlo vedere, il piccolo caterpillar invece non solo ha insistito per fargli visita, ma non ne è rimasta per niente impressionata. I primi giorni per stare con lui io toglievo gli occhiali, per dire. In definitiva ho passato ore seduta sul pavimento a fargli compagnia e la cosa mi faceva anche un po’ ridere se consideravo il fatto che il novanta per cento del suo tempo lui lo passa per i fatti suoi.

Ora finalmente è di nuovo libero, senza collare elisabettiano e direi perfettamente a suo agio con il suo unico occhio. Appena ricrescerà il suo proverbiale pelo sarà anche di nuovo bellissimo.
Tutto questo sotto Natale e sotto produzione mercatini. Inutile dire che lo stress dell’evento in qualche modo dovevo pur mandarlo fuori e ammorbarvi con un post non sembrava sufficiente.
E’ nato così il cuscino GATTO PIRATA, che devo dire essere stato in cima alle mie vendite.
Ognuno ha la musa che si merita, la mia è pelosa, guercia e ha un alito che sa di croccantini.

4 thoughts on “GATTO PIRATA

  1. oddio, questo gatto pirata, grazie alla tua scrittura strampalatamente poetica, mi ha conquistata, come credo chiunque. I cuscini, poi, sono adorabili e Tito, oltretutto è il nome del mio immaginario terzo figlio, lo sai? 😉

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  2. Amore! I cuscini sono carinissimi *_* Anche noi in famiglia abbiamo un gatto pirata, si chiama Nemo e ne ha passate davvero tante. È il gatto di mia cognata. Per fortuna questi amici pelosi si adattano facilmente e molto meglio di noi… Basta avere un posto caldo per dormire, croccantini e cocce all'occorrenza. Pensandoci bene anche io sono un po' gatta;)

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  3. racconto commovente e divertente allo stesso tempo. Lo sai, anche la nostra gatta ha perso un'occhio da piccola, gatta Polifema ormai diciassettene. Il pelo striato è cresciuto anche là dove prima c'era l'occhio continuando il suo disegno a curva fino alle orecchie e l'altro occhio è cresciuto a dismisura per compensare. A modo suo è bellissima così!

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  4. Come sempre mi incanti con i tuoi racconti, anche quelli più strampalati… o un pochino tristi come questo… ma non riesci lo stesso a non farmi sorridere.
    I cuscini sono terribilmente adorabili ;

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