#teamGaia

Ho moltissimi difetti. Ovvio, chi non li ha. Tra i tanti faccio delle cose leziosissime, che se le fanno degli altri, mi verrebbe da caricare un bazooka di melassa e aprire il fuoco. Ma non riesco a farne a meno.

Per prima cosa chiamo le persone Caro e Cara. Lo fa mio suocero, ha cominciato a farlo Patapà, io ho resistito tantissimo, secondo me anche un anno.

Altra cosa terribile, parlo dei miei figli come se fossimo la santissima trinità. “Abbiamo mangiato poco prosciutto, abbiamo avuto la febbre, ci siamo divertiti tantissimo al parco”. Che il pronome usato sia fuori luogo lo si evince soprattutto dall’ultima affermazione.

E poi ho la fissa di vestire tutti uguali. Quando c’era solo Patasgurzo sfoggiavamo tutti e tre magliette a righe uguali, la fortuna è che persino Patapà lo riesco a vestire nel reparto bambini di H&M. Quando c’erano  Patasgurzo e Patasgnaffa le cose erano meno facili, ma la stessa felpa a righe, la stessa giacca bretone, lo stesso maglione viola son riuscita comunque a metterli ad entrambi.

Ovvio che con l’arrivo di Patagnoma la situazione è drammaticamente precipitata, e il fatto che la piccola voglia vestirsi uguale alla sorella è una scusa buona come un’altra. Ultimamente mi sto impegnando a mettere solo un capo uguale per volta. Un passo dopo l’altro, non se ne esce così?

Il maglione viola è un retaggio del periodo in cui un povero bambino biondo era costretto a vestirsi come una povera bambina bionda. Però, quel viola con i loro occhi azzurri ci stava davvero bene, che ve lo dico a fare.

Il mese scorso su PeggyJournal, Gaia Segattini mi ha fatto cadere la mascella quando mi sono trovata davanti al suo meravigliosissimo golfino con un leone spantegato tra le due spalle. Per settimane ho covato il desiderio di farmelo per me stessa medesima, ma poi l’occhio mi è caduto sui maglioni viola.

#teamGaia

Anche sta volta, una cosa che avrei voluto fare per me, ho finito per farla per loro.

PicMonkey Collage1

PicMonkey Collage3

PicMonkey Collage2

Però non potevo fare due leoni, l’ho detto, sto cercando di guarire. Mi  sembrava di ricordare che su Rinnova Il Tuo Guardaroba, sempre Gaia avesse fatto un golfino gatto, così sarei rimasta in tema felino. In realtà si trattava di un orso, ma in fondo è solo questione di orecchie.

PicMonkey Collage4

PicMonkey Collage5

PicMonkey Collage6

Alla fine di tutto, smancerie a parte, che di difetti melensi ne ho anche fin troppo, sempre e comunque #teamGaia (e non sono io, egocentrica sì, ma anche a questo bisogna porre qualche limite)

PicMonkey Collage7

PicMonkey Collage9

maia lola

IMPUT

Ormai siamo immersi in un mare di imput. Qualche idea magari ci sembra originale, magari lo è, ma molte sono state stimolate da cose fatte da altri. E questo non è assolutamente un male.
Certo se uno dovesse dare retta a tutti gli imput che riceve, dovrebbe smettere anche di respirare per portare a termine tutte le idee che gli nascono in testa.
Per questo molti imput si spengono dopo poco, altri vengono ingabbiati in cartelle elettroniche, altri si depositano nel fondo del cervello, per tornare fuori….ehm magari anche come inconsapevole idea geniale.
Ci sono imput però che sono più forti, forse perché appena accennati, forse perché sono una sfida o forse perché ti raggiungono nel momento giusto.
E a quel punto non c’è più niente da fare. Puoi avere il bucato da stendere, la cena da preparare i bambini da prendere a scuola (no, quello non puoi saltarlo, fai un bel respiro e rimanda di mezz’oretta) ma quell’ imput ha acceso qualcosa e non puoi più fermarti.
Una cosa così mi è successa qualche giorno fa quando Gaia (Segattini, aka Seigattini…capirete che una Gaia Ottogalli già si innamora anche solo semanticamente parlando) ha postato su Instagram delle foglie di magnolia….fiori lussureggianti dirà qualcuno di voi, profumo inebriante aggiungerà qualcun’altro…foglie malefiche dirò invece io.
Eh già con la magnolia io ho un rapporto di amore e odio. Per anni ho portato il suo profumo, guardo con cupidigia i suoi fiori (inutile raccoglierli, non dureranno), ma da quando abito nella Patacasa il mio rapporto con la nobile pianta si è decisamente incrinato.
Dovete sapere che al confine del mini Patagiardino, a ridosso della casetta dello zioAndrea svetta un’ imponente magnolia. Quando dico che è a ridosso della casetta, lo dico testualmente, se non interveniamo una mattina di queste il povero ZioAndrea verrà destato non dalla sveglia ma da una radice della magnolia che gli bussa gentilmente alla spalla. Con i suoi ricchi rami poi tiene in ombra la Patacasa, cosa che in estate è anche gradevole, ma in inverno porta via luce davvero preziosa. Luce che viene negata anche alle piante del piccolo Patagiardino. Sono sicura che le azalee stiano organizzando una mobilitazione sindacale, e il rododendro intenda far causa per procurate vertigini.
Ma questo non è nulla in confronto al disturbo che arrecano a me le sue foglie quando cadono in terra. Cioè praticamente sempre, e se ne restano lì coriacee e indistruttibili finché io non mi decido a raccoglierle, cosa che lo ammetto, non faccio quasi mai.
Coriacee e indistruttibili, una caratteristica negativa se vuoi occuparti della pulizia del cortile il meno possibile, ma forse interessante se decidi di fare qualcosa con quelle foglie…niente, Gaia è un genio, mica per niente la chiamano la Guru del Conero!

Ho preso i bambini a scuola e prontamente li ho abbandonati a loro stessi… io avevo da fare e sono una persona che stabilisce le sue priorità molto rigidamente….

Questo è quello che ho fatto io…ora correte a vedere cosa a fatto lei, ma prima se non lo avete fatto, prendete i bambini a scuola, suvvia che è l’ultimo giorno, e passate in libreria a comprare il suo meraviglioserrimo libro, che è pure tempo di cambio degli armadi (probabilmente voi lo avete già fatto, sia comprato il libro che il cambio degli armadi. Io il libro ce l’ho da un pezzo, e il cambio degli armadi l’ho fatto a novembre…più o meno, vale?)