LA SOTTOVESTE BIANCA

la sottoveste ev

Sicuramente è stata confezionata per una bambina bionda. Il ricamo delicato, il tessuto leggero, le piccole balze sul petto.

pensosa

Indossata sopra leggeri mutandoni, con il merletto fino a far capolino e sopra magari un vestito in seta azzurro con dei piccoli fiori in rilievo.

l'albero

Poi è finita in un baule lassù nella soffitta, con i raggi di sole a tagliar di sbieco la luce che filtrava dai coppi leggermente spostati, con i granelli di polvere che danzavano nell’aria, leggeri a scandire gli anni che parevano quasi un secolo. E forse è stato quasi così.

le temps des cerises

NonnaMi poi chissà dove l’ha scovata e me l’ha portata. Un dono prezioso, un vestito speciale, non da indossare tutti i giorni. Per eventi speciali, che non ricordo essere mai arrivati. Troppo delicato per essere usato come gioco e così l’ho indossato quasi solo il giorno in cui ha deciso di scattarmi delle foto (mi ricorda qualcuno…).

l'altalena del tempo

Però è stato anche uno dei pochissimi abiti che ha superato anni e traslochi e che possiedo ancora. È appeso nell’armadio di Patasgnaffa, ma non può certo metterlo un giorno qualsiasi, è troppo delicato. Non può quindi neanche usarlo per giocarci…mi è toccato scattarle delle foto…

la sottoveste bianca

CON TUTTO IL SUO CANDOR: TUTTI A NANNA

letti a castello per una stanza a treno

Ritornando ai muri imbiancati della casa in campagna, nonostante all’inizio volessi prendere tempo e magari fare ogni stanza di un colore diverso, alla fine un po’ per indecisione e un po’ perché non potevo esserci quando veniva l’imbianchino, ho deciso di fare tutto bianco e bona lì.

Tra l’altro sta cosa degli imbianchini e dell’era digitale è una vera meraviglia. Hanno fatto una foto, hanno tolto tutto, hanno imbiancato e poi rimesso tutto a posto quasi perfettamente.

Mi sa che me ne vado in vacanza e faccio rimbiancare anche la Patacasa. Poi però temo che dovrei anche pagare la riabilitazione psichiatrica dell’imbianchino.

pompon is the new black

La camera delle bambine ha avuto molte vite. Lunga e stretta ma con due finestre ha ospitato prima Patasgurzo da solo, in un lettino in fondo alla stanza. Poi lui ha guadagnato la brandina in cui dormivo io da piccola e si è aggiunta Patasgnaffa.

A un certo punto brandina e lettino sono scomparsi e al loro posto ho messo due letti a castello. e la stanza si è trasformata in un vagone letto…biglietti prego!

lucine e pizzi per un letto un po'

Adesso ci dormono le ragazze di casa, infatti il rosa abbonda, ma c’è spazio per un sacco di amici.

Patasgurzo si è guadagnato la stanza che in origine era destinata agli ospiti, che al settanta per cento vuol dire nonne.

Se ne sta come un pascià in un letto a una piazza e mezzo e anche se è la stanza in cui finiscono pian piano tutti i mobili che hanno fatto più o meno la loro ora, pare non accorgersene molto.

targhette da cantiere edile, poca spesa,

Era una stanza abbastanza femminile, con armadio e cassettiera ricoperti con carte fiorite. Ho aggiunto qualche quadretto, e qualche targhetta da cantiere cercando di rendergliela un po’ più adatta a lui. Non so se ci sono riuscita, so solo che pur di non stare con le sorelle probabilmente accetterebbe di dormire in una bomboniera.

iniezione di autostima

Il letto abbondante e un materasso nascosto sotto il letto fanno sì che anche qui gli amici possano fermarsi a dormire.

decupage a casaccio e l'armadio torna

In camera nostra invece tendiamo a ospitare solo minorenni consanguinei in casi di estrema necessità.

Sopra il letto campeggia un quadro di due antenati, non so di chi, certo non miei.

dove vai se l'antenato finto non ce

E’ la stanza che ospita i mobili che più hanno da raccontare. La cassapanca di NonnaFi, il comodino dei miei genitori, il cassettone di mia nonna e l’armadio di Patapà quando era piccolo, e le lampade di suo nonno.

lanternine di carta e una mano di

strano, un tappeto di plastica 2

E sulle pareti un sacco di foto…che tra l’altro non ho ancora aggiornato con Patagnoma….del resto è nata solo da quattro anni! #madredegenere

carta colorata al posto di corni ci (2)

CON TUTTO IL TUO CANDOR….PASQUA… #entrateprego

Finalmente siamo riusciti a tornare in campagna. Quest’inverno lo abbiamo fatto poco, a Natale abbiamo saltato causa orticaria da lumache di Patagnoma (sì, ci è successo anche questo) e i fine settimana fin qui sono misteriosamente volati.

In queste vacanze di Pasqua però abbiamo deciso di prendercela con comodo e ci siamo messi tranquilli a familiarizzare con i muri della Casa Gialla diventati bianchi a fine estate.

Devo dire che questo, e un nuovo giardiniere dalla potatura audace, hanno fatto entrare in casa un sacco di luce cosa assai gradita visto che ha piovuto anche troppo.

Sono riuscita pure a fare delle foto, driblando i bambini come neanche un calciatore professionista. La cosa più difficile è stata riuscire a mantenere l’ordine almeno per il tempo dello scatto, ma sono stata anche molto veloce!

Vi fate un giro con me cominciando dalla sala, che è anche ingresso e cucina?

tavolo1rosedivano2poltrona2divanolibreriababy cucinasala

NOTTI BIANCHE

Quando abbiamo visto per la prima volta questa casa, Patasgurzo gattonava appena, con il sederone appesantito dal pannolone. Un unico stanzone, i soffitti a voltine e e finestre di mattoni.
Quando l’abbiamo fatta imbiancare il giovanotto camminava da poco, io avevo i piedi immersi nell’acqua del mare e l’imbianchino preoccupato mi chiedeva se fossi davvero convinta dei colori che avevo scelto.
La casa così venne chiamata casa gialla, perché quel giallo che riempiva le pareti e persino l’aria era davvero…importante.
Ma io lo amavo molto, l’ho sposato con colori accesi e mi sono immersa in un mondo in technicolor.
Con il passare degli anni ho iniziato a sentire il peso di tutti quei colori con la C maiuscola, la casa si riempiva di bambini e giocattoli che saturavano l’aria già per sé.
E cos’ il divano e la libreria sono diventati bianchi, e il tappeto verde prato.
L’anno successivo è stato il turno di tavolo, cornici, lampade e accessori sparsi qua e là, qualcosa diventava bianco, qualcosa si uniformava in varie sfumature d’azzurro. Dipingevo in preda a un furore terapeutico ed era quasi pericoloso starmi accanto. Il colore come terapia a un dolore che era solo il prodromo di un brutto autunno. Le pareti continuavano a essere gialle, come un sole sullo sfondo.

sedia cijecam original!

Quest’anno stavo bene, sono stata bene, è stato bellissimo e ho letto anche un sacco di libri spaparanzata sul mio divano ancora bianco (super poteri dei copridivano). Avevo però un’ altro tipo di dolore da curare, quello provocato dall’imbianchino che avrebbe dovuto togliere anche quel giallo dalle pareti, lasciandomi annegare in un mare di latte. Ma a Luglio, quando avrebbe dovuto venire, il nulla.

E così per la prima volta in dieci anni quel giallo ha iniziato a pesarmi un po’ e l’unica soluzione che ho trovato è stata quella di imbiancare i mobili della cucina.

Di notte, perché lo dite voi a Patagnoma di non toccare visto che la vernice è fresca o che non può correre per casa con un pennello pieno di vernice in mano?

Oggi comunque l’imbianchino e venuto……