DOLLS IN THE BOX

A Natale ho fatto praticamente tutti i regali senza uscire di casa, non vivere in città ti spinge ad atti di pigrizia suprema e a far andare veloci le dita sulla tastiera.Il risultato, oltre ai regali ovviamente, sono stati anche un sacco di scatoloni che solitamente facevo svanire con mosse da ninja distruttore abbastanza in fretta, per non lasciare tracce e per non far venire strane idee agli abitanti bassi della Patacasa.finestraPerché ormai conosco i miei polli, e se quello ormai alto e dalla voce strana da piccolo scartava giocattoli per riempire la casa di personaggi disegnati e ritagliati, quella media ama molto costruire case e casette ovunque e con qualunque cosa. Che puntualmente non disfa e lascia lì a prendere polvere fino a che  l’abuso edilizio non viene sanato dall’implacabile e malvagio ministro della giustizia chiamato Madre.interaUn giorno, probabilmente di sole, uno scatolone ENORME è sfuggito al mio controllo e ha cominciato la sua seconda vita di casa delle bambole nel mio salotto.ballerinaUn affronto per me, subito ogni giorno per più di un mese, perché se lo scatolone era stato dotato di letti, fiori e pure di una piscina, era stato lasciato nudo e marroncino a dominare e rovinare ogni mia foto su Instagram fatta al Patadivano…potete capire la tragedia.giocoPoi per fortuna Patasgnaffa ha avuto i suoi problemi e per qualche giorno non è più andata a scuola. Perché ricordatelo, non tutti i mali vengono per nuocere. E così le ho rifilato carta e colla e l’ho pregata di rendere più bella la sua casa, che sta volta lo spietato ufficiale giudiziario chiamato Madre non aveva avuto il cuore di distruggeretettoE così anche degli apparentemente giorni passati tristemente in casa si sono rilevati utili e lo scatolone, prima opera di restyling di una giovane home designer in erba, ora è più bello che mai e troneggia fiero in salotto senza rovinare più nessuna foto di Instagram, che poi era la cosa più importante.smile

LO SCOLLO

Ultimamente sono in fase introspettiva, nel senso che sono proiettata dentro al mio armadio. Ho comprato grucce nuove, tutte colorate ma super sottili per cercare di tenerlo più a posto e continuo a guardare con occhi nuovi cose che già c’erano. Un’ecatombe. E così dopo la camicia, la felpa di Patasgurzo, oggi è venuto il turno di mettere le mani su un golfino che aveva la sola colpa di essere solo blu e il notevole merito di possedere una maglia sufficientemente grande da farci passare in mezzo un uncinetto con dei fili di lana. ingiùSe anche voi avete un golfino che risponde a queste caratteristiche potete arricchire il suo scollo con dei pompon, perché di pompon e tutù non se ne vedono mai abbastanza.materialeAvrete bisogno di alcuni gomitoli di lana colorata, gli avanzi vanno benissimo, un uncinetto, una forbice, un golfino e ovviamente un po’ di pazienza.nappinaCon l’uncinetto inserite in un unica maglia lungo lo scollo un  gruppetto di fili di lana, una quindicina più o meno, dipende dallo spessore del filo, lunghi un quindicina di centimetri, in modo da ottenere un cappio. Poi rigirate le estremità dei fili all’interno del cappio stesso e con pazienza tirate un filo alla volta, ed ecco che avrete ottenuto il primo pompon…non dovete far altro che andare avanti!sole

POLPIMITATION GAME

Parte tutto da un tweet durante Sanremo, ovviamente della mia Guru, che ognuno ha la musa che si merita.

twett

 

Parlava di una giacca, citando una felpa e io a con mia grande sorpresa pur essendo beatamente ignorante di tutto ciò che può essere definito di moda o di tendenza, ne avevo colto i riferimenti.

Merito di una partita di pallone in piazzetta al mare a Natale, non mia ovviamente, di Patasgurzo. Io mi limitavo a passare di lì annoiata in cerca di un raggio di sole, ma la felpa di un amico del mio beneamato figliuolo aveva prepotentemente attratto la mia attenzione, tanto che in una pausa del gioco gli avevo pure chiesto dove l’avesse presa.

Lui mi aveva risposto che era del “signor” Iuter  e poi si era rimesso a correre non ricordo se per inseguire il pallone o per sfuggire a Patasgnaffa che è da anni innamorata di lui e  normalmente lo dimostra rincorrendolo. Abbiamo provato a farle capire che in amore vince chi fugge ma il concetto non sembra ancora far molta presa su di lei.

Ora, Gaia nel tweet dice che è la felpa più copiata della storia e dunque come potevo non copiarla io? In fondo mi era piaciuta tanto tantissimo e in un momento di più rosee finanze la avrei pure comprata…accidenti.

Ho pensato quindi di omaggiare Patasgnaffa con la felpa uguale a quella del suo amore, ed è stata una gran soddisfazione perché pur non assomigliandoci per nulla, ancora mentre la cucivo lei mi ha detto: “ma è la felpa di Dodo!”…son soddisfazioni.

polpojump

polpimitation game

Come l’ho fatta? ho preso una felpa di Patasgurzo, ormai piccola per lui, e pure una sua maglietta. Ho infilato la maglietta sopra la felpa ritagliando il collo perché fosse più larga. Poi ho fissato con dei piccoli punti invisibili le cuciture delle spalle della maglia facendole coincidere con quelle sottostanti della felpa in modo da tenerla ferma. A quel punto ho potuto ritagliare  i tentacoli del polipo che poi purtroppo ho dovuto fissare alla felpa imbastendoli…normalmente l’imbastitura è contro la mia religione.

felpa

felpa+tee

Ho cucito con il punto a zig zag la maglietta fissandola completamente alla felpa a cui avevo tagliato polsi collo e cintura per renderla un pochino più femminile.

polpotee

retropolpo

Infine ho aggiunto dei bottoncini colorati per richiamare le ventose del polipo e poi perché una felpa bicolore….vogliamo scherzare!?

polpoolander

….eh sì, abbiamo visto Zoolander ;-D

 

 

 

LOST IN TRALSLATION

Dove sono finita? l’inverno mi ha inghiottito e sepolto sotto una coltre di neve che non è mai caduta?fiocchiA volte vorrei che fosse successo, un letargo consentito, legalizzato, concesso. Un dormire quieto, un sonno ristoratore che ti culla e ti porta in salvo verso giorni più tranquilli.

Invece sono stati giorni inquieti questi. È una storia un po’ triste che in realtà non riguarda me in prima persona, ma riguarda Patasgnaffa e quindi come dire che non mi riguardi? Come facciamo a proteggere i nostri figli dalla sofferenza se non facendocene carico noi? E poi come possiamo smaltirla?

Patasgnaffa è una bambina incredibilmente solare e aperta al mondo. Parlerebbe anche con i sassi e forse qualche volta lo fa pure. Vive su una nuvola ma non vuole assolutamente starci sola e ci trascina a forza chiunque abbia voglia di seguire il suo sorriso.

Ma con le sue compagne ha sempre avuto un pochino di difficoltà di integrazione, sin dall’asilo, difficoltà che ha sempre cercato di superare o forse di ignorare. Però quest’anno, forse perchè più grande la cosa ha iniziato ad essere più difficile, ha iniziato a farla soffrire e io sono andata a scuola per far presente la cosa, chiedendo anche il supporto della psicologa.

Nei mesi successivi, una compagna in particolare ha cominciato a prenderla di mira, escludendola dai giochi, tirandosi dietro il gruppo,  e aggredendola con parole pesanti, che anche un adulto farebbe fatica a sentirsi dire.

Io ho continuato ad andare a scuola per far presente la cosa, lei ha continuato ad andare a scuola a testa alta, cercando di essere, per quanto possibile, il più fedele possibile alla sua felicità.acchiappailfioccoMa il pomeriggio tornava a casa e piangeva, la sera faticava ad addormentarsi, lei che alla sola parola cuscino, timbrava diretta il biglietto per il cinema Bianchini ( un figlio su tre, mi sia concesso!), e se dormiva poi arrivavano i brutti sogni.

Durante le vacanze di Natale, lontano dalla scuola, è come rinata, una conferma per noi, se ci fosse proprio voluta, che il problema fosse esclusivamente lì. Perchè domande, se hai un minimo di coscienza te le fai, che scaricare il barile di responsabilità su altri è sempre troppo semplice e non voleva essere la nostra strada. Che i bambini iniziano a essere inquieti prima di una volta, lo avevamo già visto con Patasgurzo, e magari tutta questa sofferenza poteva venire anche da altrove.

Però poi la scuola è ricominciata e lei si è di nuovo spenta, per accendersi solo con accenni di irritabilità, e poi è arrivato il giorno in cui è tornata a casa con una lettera scritta in caratteri grossi, rossi, grandi. Parole terribili, tante, una pagina intera, di frasi che nessuna bambina si dovrebbe sentir dire e che nessuna bambina dovrebbe aver bisogno di dire. Che nessun’altra bambina a conoscenza della lettera dovrebbe pensare non siano pericolose o che siano solo un gioco. Ma questo è quello che è successo.

E ancora una volta abbiamo scelto di affidarci per un ultimo tentativo a una scuola che fino ad ora ci aveva ignorato. Perché non lo so, lealtà? Fiducia nelle istituzioni, nella giustizia?Fiducia incondizionata nel genere umano?

Qualsiasi cosa fosse era, non dico sbagliata, ma sicuramente mal riposta e la situazione è stata mal gestita al punto da degenerare.

La cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, quella goccia che ogni tanto ti rimette in bolla e ti fa vedere le cose nella giusta prospettiva. Nel giro di un giorno Patasgnaffa ha cambiato scuola. Niente di drammatico, anzi va in quella più vicino a casa. Più piccola, più colorata, per quel poco che ho visto un luogo dove ai bambini è ancora concesso l’incredibile privilegio di essere tali, perché non sempre è così.mangiare la neveCerto è molto presto per esprimere un giudizio, ma lei, pur non conoscendo nessuno nella nuova scuola, esce cantando tutti i giorni e in due settimane è già un successo.

Non prendete questa conclusione come un’affermazione di estremo egoismo, ma quella che ancora non canta sono io. Sono come prosciugata, ho passato notti senza dormire, giorni senza mangiare. Adesso sono come avvolta dalla bambagia, e veramente, vorrei solo andare in letargo.

Dover affrontare la sofferenza dei propri figli è una cosa terribile, ed è difficilissimo prendere per loro decisioni drastiche, fossero anche indispensabili per il loro benessere.

Quindi sono un po’ scomparsa…ma prima o poi la nebbia si dissolverà.candor

…(finiranno anche le influenze che mi inchiodano al capezzale dei Patasgnaffi che è da Natale che stanno correndo una staffetta virulenta senza perdere un giorno vero????)

 

 

LA CAMICIA È COME IL MAIALE

Se avete fatto a pezzi una povera camicia che non aveva fatto niente di male, se non giacere nell’armadio ed essere grandissima, se ne avete ricavato una gonna, e poi pure dei pantaloni del pigiama, non vi resterà neanche il materiale per fare uno straccetto per la polvere, neanche per i ninnoli quelli piccoli, che il buon senso imporrebbe di buttare.collettoPerò rimarrà lui, integro e glorioso, il colletto. Vorrete mica buttarlo vero? anche perché recuperarlo è la missione umanitaria più semplice a cui potrete mai partecipare, basterà rifinirne i bordi con la forbice a zig zag.ricamoCerto, le più temerarie e ardite di voi potranno anche spingersi fino a una decorazione con ago e perline, ma sono cose che richiedono coraggio e super poteri particolari..o quanto meno buona vista perché io mi sono resa conto che infilare il filo di nylon nella cruna dell’ago ormai per me è un operazione praticamente impossibile. Forse per questo che ci si riproduce, per avere chi ti infila l’ago nel filo quando non vuoi ammettere che forse il tempo delle bifocali sta per arrivare. moi

C’ERA UNA VOLTA UNA CAMICIA

C’era una volta una camicia, poteva essere quella vecchia vecchia del papà, quella rubata al fidanzato, quella presa di soppiatto dall’armadio del figlio che tanto ormai le mangiava in testa, o poteva essere quella comprata apposta più grande al banchetto dei giganti al mercato, perché in casa aveva la tendenza di contornarsi di intellettuali magrolini…non è proprio dato da sapere, le origini della vicenda sono avvolte nelle fredde nebbie invernali.camiciaFatto sta che la povera camicia incontrò delle affilate forbici, pare forgiate con il metallo più prezioso del popolo dei Nogaru, e fu così che perse le maniche e addirittura il colletto.cutmodelloIn suo soccorso però andò una gentile gonna fiorata, che adagiandosi sopra a ciò che rimaneva della camicia ne determinò una nuova forma e indicò la strada per la sua nuova vita…per la quale in fondo bastavano un paio di cuciture e un elastico.redgonnasmileE delle maniche cosa successe, si chiederanno i più attenti di voi. Diventarono le gambe di un buffo pigiama, non proprio bellissimo in verità, ma pare con il potere di accompagnare nel mondo dei sogni, quello più colorato e pacifico di tutto il regno. Dote rara e preziosa, di cui giovani principesse in pericolo, hanno al momento disperatamente bisogno.lungoprimoprimissimo

La coscienza di Tenenbaum

Prima o poi doveva succedere, prima o poi dovevo guardare il famigerato TE TRUE COAST, il video documentario che racconta come vengono prodotti i vestiti fast fashion che ingordamente riempiono i nostri armadi. Avevo rimandato, negli anni avevo glissato sulle etichette made in Orienteland raccontandomi che nel 2000 le fabbriche ovunque fossero sarebbero state comunque umane. Poi la Guru del Conero ha parlato e sapete bene che non posso non ascoltarla e allora ho guardato.

Per fortuna, avendo letto qua e là ero preparata, è stata dura ma fattibile, e certo ha messo molto in discussione nella mia testolina bionda, forse anche troppo. Perché se si fanno così i vestiti si faranno così i tessuti, le tazzine, le sedie che tanto mi piacciono, i miei tappeti di plastica (probabilmente quelli di Madamepot no)…e così via in un circolo infinito che mi vedrebbe bandita dallo shopping per sempre. Che poi forse Patapà sarebbe anche contento.

tenenbaumprofile

Comprare solo consapevole e MadeinItaly non me lo posso permettere. Per le cose che piacciono a me spesso vorrebbe dire un solo capo in tutta la stagione, magari prima o poi ci arriverò, ma non ne sono sicura, i vestiti mi affascinano troppo. Però prometto di tenere d’occhio i saldi.

Posso comprare quasi solo vintage, direi che quella forse è la mia strada.

margot&margot&margot

Per quel che riguarda il resto i mercatini delle pulci sono già una seconda casa per me, devo solo stare più attenta e tenermi lontana il più possibile dai grandi magazzini. Il più possibile credo sia la parola chiave, per quel che mi riguarda, perché conosco i miei limiti, rinunciare del tutto all’Ikea credo potrebbe provocarmi un Ictus. Anche vegetariana sono riuscita ad esserlo per soli due anni.

Però non mangio bambini (solo i miei), e compro solo carne allevata in fattoria qui dietro a casa (le gioie della vita campestre)…tentativi di scelte consapevoli, il più possibile.

È quello che vorrei  fare con i miei vestiti, cominciando anche a tirare fuori dall’armadio della nonna la pelliccia, mai messa perché poco etica. Ma è più etico mettere una pelliccia fatta con bestiole ahimè morte cinquant’anni fa, che la permanenza in un armadio dubito riporterebbero in vita, o comprarne una sintetica nuova fatta in Bangladesh?

Margot&Margot

Però davvero non ho ancora sciolto il bandolo della matassa per quel che riguarda le bambine. Il ritmo con cui cambiano i vestiti, per crescita e disintegrazione (particolare attenzione ai colli che vengono succhiati da tutti e tre i miei figli tristemente bloccati alla fase orale e alle ginocchia…che non vengono succhiate però) e sporcizia (ciao, mi chiamo Gaia e non riesco a stare dietro ai bucati di cinque persone) è talmente elevato che solo il fast fashion per ora risponde a tutte le mie esigenze…ma no, non alla mia coscienza.

DISFACIMENTO

Sono sempre stata un precoce montatrice di alberi di Natale, talvolta anche in serie. Ricordo un anno in cui in un pomeriggio ne montai uno in salotto, uno in camera di Patasgurzo, uno in salotto, uno nell’androne del palazzo e uno nel mio negozio…i tempi in cui ero giovane, cittadina e primipara.

Però sono sempre stata carente nello smontaggio, la Befana col cavolo che si portava via qualcosa, forse solo la voglia di fare, e Gennaio sempre più mi avvolgeva nelle sue fredde spire letargiche.

Quest’anno non avevo piani molto diversi, a parte quelli che prevedevano languide occhiate al piumone, anzi pensavo di svestire l’albero e per lui, se l’accidia non mi avesse uccisa, avevo dei diabolici piani di mantenimento…che probabilmente non si sarebbero mai avverati.

Ma due, dico due membri della famiglia sta volta si sono messi di traverso, richiamandomi alle mie responsabilità: “tu lo hai fatto, tu lo disfi”.

E infatti si è trattato di una missione tristemente solitaria, in una grigissima mattina, in una casa insolitamente silenziosa.

Patapà ha una sua bislacca teoria sul fatto che l’albero interferisca con il suo impianto stereo, una sorta di invidia per lucine intermittenti.

Ovviamente, una teoria del complotto e della cospirazione non sarebbero mai state sufficienti a farmi alzare dal divano e liberarmi del verde inquilino.vuotoMa anche quella bassa bassa ha decretato fossero finiti i giorni dell’albero, ieri, appena aperta la calza della Befana. davantiPerché in un mondo ordinato e pieno di certezze, quale dovrebbe essere quello in cui vivono i bambini, è così che dovrebbe succedere, e se c’è un detto che recita “l’epifania tutte le feste si porta via”, all’epifania, qualsiasi cosa essa sia, per la miseria, le feste pouf, all’istante dovrebbero sparire. Senza indugio. Come quando io il giorno dopo aver compiuto sei anni mi svegliai pronta per andare a scuola, prontissima…peccato fosse metà Giugno.versoE così quando questa mattina, con la nebbia fredda impigliata nelle ruote della macchina l’ho portata all’asilo dopo tanti giorni, e lei, la testolina china sotto il suo berretto bianco, il cappotto rosa forse ancora troppo grande, stringendomi forte la mano mi ha sussurrato “sì mamma, ma io ti voglio”, non ho potuto far altro che dirle che dovevo andare a casa per fare una cosa importantissima, e che poi sarebbe stata fiera di me.viaBeh, devo dire che lo è stata, e io ora gongolo.