PATASGNAFFA LA BELLA

Il cavaliere bianco aveva appena attraversato il bosco gelato. Le prime luci di un altro bianco e abbacinante giorno stavano pian piano accendendosi.
Patasgnaffa La Bella si strinse nel suo scialle colorato e, scostando una candida tendina, sbirciò fuori dalla piccola finestra.
Tutto era niveo, gelido e innevato. Gli alti alberi incombevano oltre il tetro steccato fatto di ossa. Uniche note di colore i piccoli funghi velenosi che spuntavano qua e là dalla spessa neve. Le orme del cavallo del cavaliere bianco erano ancora fresche e un lupo ululava in lontananza.
Patasgnaffa La Bella stava per ritirarsi quando con la coda dell’occhio la vide. Era quasi nascosta dai funghi, ma era lì, con gli stessi colori del suo scialle, con gli stessi colori di casa. Una piccola bambolina di legno.
La fanciulla furtiva gettò un’occhiata alla stanza, dove tutto, come fuori era assolutamente bianco, ma la terribile Babagaia che la teneva prigioniera ormai da cento lune, dormiva ancora profondamente.
Patasgnaffa La Bella si chiuse piano la porta alle spalle e affondò i piedi nella morbida neve. In pochi passi raggiunse la bambolina e veloce la nascose in una tasca dell’ampia gonna. Poi si occupò delle oche e raccolse la legna per il fuoco. 
Ben presto arrivò il cavaliere rosso, portando con sè i raggi di un sole, troppo pallido e troppo lontano. La strega si svegliò e la giornata proseguì come sempre, faticosa e immutabile. sospesa in un monotono e abbagliante bianco.
Quando gli zoccoli del cavaliere blu cancellarono le orme dei suoi predecessori, calarono piano le ombre; e la perfida Babagaia scendendo lentamente le scale della sua casa, appollaiata su zampe di gallina,  scomparì nel gelido bosco di ghiaccio.
Solo allora, tremante e impaziente, Patasgnaffa La Bella tirò fuori il suo nuovo tesoro. Ma era così tesa ed emozionata, che spaventata dal grido di una civetta, se la lasciò sfuggire di mano. Cadendo a terra però la bambolina non si ruppe ma si aprì, rivelando nascosta al suo interno, una minuscola Patagnoma. Bastò un sorriso della magica creatura che un lunghissimo arcobaleno comparve nella stanza bianca. La piccola prese per mano Patasgnaffa La Bella, stupita e confusa, e la condusse lungo il sentiero colorato.
Alla fine del cammino c’era Patasgurzo il Valoroso, i cui occhi cerulei erano resi ancor più splendenti dalle lacrime.
Le gesta che lo avevano portato a lasciare la bambolina ai piedi dello steccato erano ormai leggenda. Tutti ormai sapevano della sua caccia all’uccello dalle piume di fuoco, che lo aveva condotto al giardino segreto dove scorreva il fiume delle lacrime perenni. Qui da sempre venivano ad abbeverarsi i cavalli selvaggi, gli unici che potevano cavalcare nel bosco di ghiaccio, gli stessi dei tre cavalieri.
Il biondo principe emozionato abbracciò la sua sorella finalmente ritrovata e, insieme alla magica Patagnoma, fece finalmente ritorno al Patacastello dai mille colori.
E tutto questo grazie all’intervento di due fate delle terre sotto il mare, Ida e Marie.

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