FALSO TELAIO, ANCORA

E nulla, questi telai che affollano Pinterest stanno diventando la mia ossessione, e lo sapevo, sì lo sapevo quando avevo visto i primi e proprio no, non mi erano piaciuti. Perché è sempre così, gli amori difficili sono quelli che intrigano di più, l’uomo bello piace, ma vuoi mettere il brutto con carattere?

Come tutti gli amori impossibili ancora ci stiamo girando attorno, il nostro diciamo  che è un amore a distanza, perché il telaio ancora non l’ho approcciato. Ne ho comprato uno minuscolo da Tiger ma se lo cincischia svogliatamente Patasgnaffa e non è che mi attiri un granchè.

Non mi piace la sua pratica, ma mi piace il suo risultato, e allora come al solito ci giro attorno. Ne ho fatti ai ferri e adesso ho pensato che, per la miseria, il tessuto non è forse perfetto per realizzare un arazzo?

E così, dopo aver gettato nel cestino un orribile progetto a cui stavo lavorando stranamente da un po’, in mezz’ora ho realizzato una nuova cosa, perché forse per i progetti a lunga distanza io non sono proprio tagliata.

step1

Ho preso quattro cannucce di carta, che continuo a comprare perché sono bellissime, ma diciamocelo, fanno schifo per berci, si sciolgono subito e tutto sa di cartone (parola di Patasgnaffa). Ci ho infilato dentro del fil di ferro e ho formato un quadrato.

step2

Poi ho tagliato delle striscioline di stoffa, piuttosto larghe, ma se avete più pazienza di me potete farle più sottili, verrebbe bellissimo. Ho iniziato a fissare le strisce di stoffa su due lati opposti del quadrato utilizzando una semplicissima graffettatrice. Terminati i primi due lati sono passata agli altri due opposti, questa volta le strisce di stoffa le ho fatte passare alternativamente sopra e sotto le strisce già messe, come nella trama di un tessuto.

falsotelaio

Per eccesso di frivolezza vi ho aggiunto delle frange.

quandovuoicisono

Ci ho messo davvero una mezz’oretta, e nel computo del tempo forse ho calcolato anche il parto dell’idea.

totalone

Le palle delle foto sono le bellissime palle di Natale di Lepalle.it …se non le avete Babbo Natale non arriva!

 

BRUTTA DENTRO

Dopo anni che scrivo di futilità su questo blog, è giunto il momento di affrontare un problema davvero spinoso. Di guardare negli occhi quel flagello che affligge i nostri giorni. Di affrontare la vera piaga di questo millennio.

Ora, mano sul cuore, e sinceramente con sincerità, chiediamo a noi stessi e al mondo intero  “perché gli interni delle automobili devono essere così brutti?”

Girano macchinine divertenti dalle forme aggraziate e alcune con colori accattivanti. Certo il grigio impera e ancora non me ne capacito. Il grigio di per sé non è neanche un  brutto colore, ma porca miseria si mimetizza con la strada e non si vede, soprattutto nei giorni di pioggia. È come fare una barca blu, semplicemente bisognerebbe evitare.

Però gli interni fanno immancabilmente schifo. Se sei molto fortunato saranno tinta unita nera, ma è una rarità e solo se sono sedili in pelle umana che costano un botto. Altrimenti ti vedrai costretta a sederti su immancabili bicolor nella migliore delle ipotesi. Perché quasi sempre dovrai condividere le tue ore di viaggio con texture improbabili e a mio parere offensive tanto sono brutte.

Che non per fare la solita vecchia rompiscatole, ma una volta non era così. Mi ricordo interni in finta pelle beige, non proprio da sbellicarsi dalle risate, ma quanto meno neutri. Persino i sedili in quell’orrido tessuto pelosino colo cacca svezzamento (pardon) erano meglio. Credo che la chiave del loro successo fosse essere in tinta unita, non ho veramente capito come si sia deragliati in questo modo.

Fatto sta che da quando ho un età per avere una macchina mia cerco in tutti i modi di ovviare al problema.

Perché non è che le foderine che a caro prezzo trovi in giro poi siano molto meglio.

due sedili

Di cucirne a misura neanche a parlarne, non saprei mai farlo. Una volta me le faceva NonnaMi, ma era una cosa che metteva a dura prova anche la sua sanità mentale. Anche la tecnica di buttarci su teli, ormai non funziona più, seggiolini e un via vai continuo, lo rendono impossibile.

E così mi adatto come posso, facendo conto sulle mie scarsissime capacità sartoriali. Ma ho scoperto che se prendi dei coprisedili di quelli un po’ rigidi da appoggiare solo sopra, puoi cucirci della stoffa carina.

Basta sovrapporvi quella che più vi piace e cucire seguendo la sagoma del coprisedile, e solo a cucitura finita ritagliare la stoffa seguendo i contorni del coprisedile. Non viene certo un lavoro preciso e i bordi della stoffa con il tempo si sfalderanno, ma qualsiasi cosa è meglio degli interni originali.

sedili davanti

La stessa tecnica la si può usare sui seggiolini dei bambini, e chiedersi perché pure loro siano decisamente deprimenti a sto punto potrebbe portarci direttamente al reparto psichiatrico.

Qui il lavoro è più complicato lo ammetto, ma usando una stoffa leggermente strech è più facile. Probabilmente vi ritroverete in mano una fodera sghembissima e inguardabile e sarete tentate di piangere, ma una volta rinfilata sul seggiolino le magagne saranno meno visibili, soprattutto mettendoci un bambino sopra.

sedili dietro

Ah , a proposito, in queste foto sono presenti le bambine, non per mia volontà. È uno dei risvolti inevitabili di fare non la mamma blogger, ma la blogger mamma e di decidere (essendo l’unico momento disponibile) di scattare mentre loro sono a casa. Che poi a pensarci vanno anche bene, perché si sa che il connubio donne e motori è sempre vincente.

penna

Tornando agli interni della macchina, risolvere il problema dei poggiatesta è più facile, se sapete lavorare a maglia o all’uncinetto, perché basta fare un rettangolo e questo più o meno si adatterà a tutti i modelli. Se non sapete lavorare la lana sacrificate un vecchio golfino o una vecchia t-shirt.

poggiatesta

Mi sarebbe anche piaciuto raccontarvi di come fosse divertente personalizzare anche l’esterno della macchina con stikers personalizzati realizzati con la stampante di casa, ma sorvolerei visto che la prima pioggia ha cancellato tutto!

patamobile

Tutto questo lavorare, cucire e ricoprire è ovvio che mi piaccia, tuttavia una petizione ai costruttori di auto, per interni che siano più piacevoli da guardare, io la farei.

FESTE IN VACAZA: il garage portatile

In queste lunghe vacanze ci sono anche state non una, non due, bensì tre feste di compleanno. E meno male, un pomeriggio in meno in cui cercare di intrattenere i pargoli.
Però che io sia poco organizzata è un dato di fatto, io ci provo, mi segno anche le cose sul calendario. Certo, poi dovrei anche ricordarmi di guardarlo, almeno di tanto in tanto.
E così la prima festa a cui siamo andati era il 25 aprile. Ero tornata a casa il giorno prima, non avevo ancora disfatto le valigie (neanche adesso se è per quello), figuriamoci se avevo un regalo per un giovane fanciullo di due anni.
E così ho messo a frutto le ore passate su Pinterst e ho fatto un piccolo garage portatile.
Ho preso due pezzi di stoffa rettangolari, uno in tela cerata per l’esterno, uno in cotone per l’interno.
Una striscia per la strada, una più alta per il garage, e dei cordini per le maniglie e la chiusura.

Per prima cosa ho fatto l’interno, cucendo sul lato superiore la striscia grigia, che altro poi non sarebbe che la strada, quindi ricordatevi di tracciare le righe tra le carreggiate per evitare spiacevoli incidenti.

Poi ho fatto un orlo alla striscia più alta e l’ho appoggiata sul bordo inferiore. Ho cucito tante righe verticali quante erano le macchinine che potevano starci (sono precisissima, lo so, non fatemi arrossire), lasciando liberi i lati.
Mi sono poi occupata della parte esterna in tela cerata. Ho ritagliato una macchinina da una stoffa molto carina e l’ho semplicemente incollata utilizzando la Coccoina per tessuti. Sì, esiste, funziona e ha quel pazzesco odore.
Ho messo il lato con pista e garage e quello in cerata dritto contro dritto e ho cucito solo i lati.

Una volta risvoltato il lavoro ho fatto una piccola cucitura esattamente nel mezzo, in orizzontale, in modo che non scappasse via il cartoncino che avevo inserito sul lato strada per renderla più rigida e migliorare la resa delle macchinine. Un ingeniere aerospaziale mi fa un baffo a me.
Poi ho ripiegato leggermente all’interno i lati superiore e inferiore, inserendo due cordoncini come maniglie e due per chiudere con un fiocchetto. Una bella cucitura e via, di corsa alla festa….

See, vi piacerebbe, avete presente chi vi sta spiegando come fare cosa? Quanti tutorial ci sono in questo blog? Quante ricette perfettamente riuscite?
Dunque eravamo rimaste a me che chiudevo il garage felice e mi apprestavo a impacchettarlo. Le macchinine però erano di un’ idea diversa e sono subdolamente sgusciate fuori dai loro bellissimi alloggi. Cioè stiamo parlando di una stoffa Petit Pan, nessuno sano di mente vorrebbe mai uscirne!
Tempo per rifare tutto non ce n’era, e a dirla tutta neanche un progetto più valido. L’ingeniere aerospaziale che è in me si era esaurito con il rinforzo della pista.
Però molto può fare la disperazione, e così ho provato a cucire del velcro subito sopra l’uscita del garage.
Che dire, il lavoro aveva più cuciture di quante ne avessi previste (mettete il velcro quando ancora non avete cucito il fuori con il dentro e l’effetto finale sarà meno…paciugato, date retta a me), però funzionava! E la festa è stata molto piacevole, se volete saperlo.
Patapin