E TUTTE FAN LA NANNA (PIU’ O MENO). #PATARIVOLUZIONE. LA FINE

Eccoci finalmente al capitolo finale della #Patarivoluzione, quello in cui tutti, ormai sfranti dopo mesi di rimescolamenti di stanze e armadi (non è vero, ci ho messo tre giorni, sono psicopatica da ricovero), ci buttiamo nei nostri letti e, appoggiate le nostre teste sui cuscini, automaticamente, chiudiamo gli occhi e cominciamo a colare bavetta arcobaleno dalle labbra appena dischiuse.

E neanche questo è vero, perché Patasgurzo, ormai fuori controllo nell’altra ala della casa,probabilmente avrà trafugato l’ipad e starà guardando qualche youtuber cerebroleso ridendo così forte che il dubbio che stia male vagamente attraverserà l’anticamera annebbiata del mio cervello.

E sicuramente Patagnoma dopo aver frignato che era stanca e non poteva mangiare, che era stanca e non potevo mangiare neanche io, che era stanca e che dovevo portarla a dormire immediatamente, una volta raggiunta la sua camera sulla sommità della casa avrà riacquistato tutte le sua energie e prosciugato tutte le mie rimaste. Così in un amen.

decorazioni a nido d'ape

La camera da letto è sempre in mansarda, divisa dalla sala giochi da un grande armadio, il cui retro è stato foderato da una carta da parati la cui esistenza è spesso messa in pericolo da questi repentini risvegli serali di Patagnoma.

parete armadio

Devo dire che le ore, sì le ore serali che passo in questa stanza cercando di mettere al letto la piccola tiranna sono le più difficili di tutta la mia carriera materna, forse calcolando anche gli anni (tre) insonni che mi ha fatto passare Patasgurzo.

vestiti appesi al soffitto

Ma che i terzi ti rendano una mezza calzetta pare sia una cosa inevitabile……

E per fortuna che tra i tanti doni che ha Patasgnaffa c’è anche quello, modestamente ereditato da me, di dormire anche sotto le cannonate…o in discoteca, così, per dire.

letto nella nicchia

#PATARIVOLUZIONE: LA CAMERA DEL FANCIULLO

Patasgurzo è sempre stato un gran produttore di muco. Lo so non è una bella immagine, ma lui si, amore di mamma.

Quando aveva cinque anni gli abbiamo anche fatto togliere le adenoidi, di notte andava in apnea, e probabilmente per quello fino ai tre anni non ha dormito. Spero, perché l’alternativa è che sia proprio farabutto lui.

Però la sua produzione non si è arrestata, le adenoidi sono ricresciute (sì può succedere, evviva!) e ogni tanto in estate si ritrova con due occhi che a Nosferatu piacerebbero molto.

Ovvio che prima o poi dovesse fare il test delle allergie, e finalmente mi sono decisa a portarlo.

Ha vinto un’allergia alle graminacee, un classicone, una leggera a betulla, noce e nocciolo (che abbiamo in giardino) e una agli acari della polvere.

Il dottore serio mi ha spiegato come avrei dovuto lavare biancheria e indumenti e che avrei dovuto togliere i tappeti e ridurre al minimo il numero dei cuscini.

A quel punto, dall’alto dei miei Swedish Hasbeens, l’ho guardato con disprezzo e scuotendo la coda di capelli rosa, me ne sono andata sbattendo la porta dopo aver esclamato “lei non sa chi sono io”.

No scherzo, non l’ho fatto, ma solo perché mi ha detto che avrei dovuto prestare attenzione solo alla camera di Patasgurzo. In effetti a dodici anni in giro per casa lo vediamo poco, e dubito che con il passare del tempo le cose miglioreranno.

Però ho dovuto fare qualche cambiamento, e la cosa non è che mi sia spiaciuta un granché, era tipo sei mesi che non cambiavo niente in quella camera!

Il suo era un vecchio letto in legno a barca, che avrebbe dovuto essere cambiato comunque perché più corto di una letto normale. Data la sua forma era una vera pacchia per la polvere che si incastrava ben bene ovunque.

acaro

Guarda che ti guarda in giro non avevo trovato nulla che mi piacesse davvero e così ho optato per una comunissima branda di legno che ho dipinto di grigio. Aveva però le gambe troppo alte e per sbaglio avevo comprato un materasso altissimo (uno di quegli acquisti online a mezzanotte, avete presente?). Per qualche giorno l’ho tenuto così e ogni volta che vedevo Patasgurzo abbarbicato lì sopra storcevo il naso. Poi stanotte la folgorazione, avevo ancora le zampe del divano che si era sfondato e ora se ne troneggia in salotto sdraiato sulla pancia, come una grande balena bianca. Un vero peccato perché quelle zampe erano il motivo principale per cui avevamo comprato il divano e le avevo anche ridipinte. Oggi doveva essere il mio giorno fortunato perché l’incastro era perfetto, e così il nuovo letto mi piace davvero tanto. Il fatto di essere senza pedata e testata lo rende facile da tener pulito e ora che due zampe sono dotate di rotelle è ancora più facile da spostare.

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Anche il comodino andava cambiato perché era un carellino blu su cui si depositavano tonnellate di polvere.
DaMaison du Monde ho trovato un bellissimo comodino, già bello decorato come lo avrei fatto io. Perfetto. E mentre mi avviavo a passo spedito verso la cassa non ho potuto non notare lui, un bellissimo tappeto di plastica. Sapete bene che ho un problema di dipendenza. Infatti non ho resistito e di tanto in tanto penso agli altri due che ho lasciato in negozio con le farfalle che mi svolazzano nella pancia.

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E così direi che la camera di Patasgurzo è abbastanza bonificata. La libreria che potrebbe essere un problema funge da testata del letto e il suo retro è chiuso da un pannello di legno foderato con carta da parati.

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Sono abbastanza soddisfatta, certo, dover passare l’aspirapolvere tutti i giorni mi rende un po’ meno felice, però mi sono comprata una nuova scopa a vapore. Verde.

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PATARIVOLUZIONE: UNA STANZA TUTTA PER SÉ

Incredibile, ci ho messo molto meno tempo a ribaltare casa che a scrivere poi i post. Che vi devo dire, il carrozzone scuola e affini che si rimette in moto, la pioggia e quindi la poca luce, il mal di testa (l’ autunno non è il mio momento migliore), la macchina fotografica che mi sembra non mettere più niente a fuoco (o forse sono io), e probabilmente anche l’ invasione delle cavallette.
Comunque in qualche confuso modo, vedi messa a fuoco, ma forse ne potrei fare la mia cifra stilistica, ecco che sono qui per farvi vedere la stanza che è tutta mia.

la mia storia appesa al muro

Sono stata sempre molto fortunata, nella Patacasa ne ho avuta sempre una. All’inizio era in mansarda, un po’ buia e fuori dal mondo. Ci andavo molto poco e presto Patagnoma mi ha sfrattata. Ovviamente in quel periodo ho iniziato a cucire compulsivamente e così la cucina si è riempita di scatole e stoffe. Grazie al cielo nel giro di un anno siamo riusciti ad avere un po’ di spazio in più, e così sono riuscita nuovamente ad avere un posto mio. Non tutto mio, perché lo dividevo con Patasgurzo che in mezzo alle sorelle si sentiva più stretto che con la mamma, però anche stare a cucire con lui che improvvisava partite a calcio con qualsiasi cosa aveva un suo perché.
Poi mi son messa a girare le stanze di nuovo, in fondo era un anno che non lo facevo, avrei anche potuto essere presa per pigra. E così la stanza è diventata tutta mia, sopra la sala, con una scala d’accesso tutta sua e tutta sua anche un’ entrata. Ed era quasi come andare al lavoro da qualche altra parte, quasi avventuroso. Pensavo di archiviare questa collocazione come la mia preferita in assoluto, e quando è venuto il momento di rigirare ancora le stanze (vedi sopra) ero abbastanza triste.

Adesso la mia stanza si trova nel centro della casa, in un punto di passaggio, in balia di fornelli, bucati e bambini. Lì una volta c’era la stanza dei giochi e dopo la camera di Patasgnaffa che potrebbe dormire anche in una discoteca. In fondo è figlia mia e io l’ho fatto più di una volta.

Però a sorpresa questo essere nel centro mi piace un sacco, ho meno privacy, non stacco mai da niente, devo tenere tutto più in ordine, però riesco a cucinare e cucire, fare il bagno alle bambine e dipingere, passo di lì prima di andare a dormire e incollo qualcosa.

E inaspettatamente sono più felice di prima.

PATARIVOLUZIONE:LA CAMERA DI MAMMA E PAPA’

Il motivo vero e proprio della patarivoluzione era che io e Patapà ci eravamo stufati di dormire con Patagnoma.

Vero che un armadio ci separava, vero che quando dormiva dormiva, però la luce la tenevi spenta nel dubbio, nel dubbio non parlavi e soprattutto ci teneva in pugno mettendoci una vita ad addormentarsi.

Patapà avrebbe fortemente voluto tenersi la mansarda, che io ancora non ho capito cosa intendesse farsene di tutto quello spazio, forse la corsa campestre intorno al letto. Fatto sta che l’idea di liberasi della piccola lo alettava assai, l’idea di finire nella camera piccola, una volta camera dei due primi Patasgnaffi e poi solo di Patasgurzo, lo gettava in un palese sconforto.
Ma si sa che io se voglio sono più testona di un mulo e così ho tirato dritto per la mia strada, nonostante, infondo al cuore, ma in fondo in fondo, un po’ di timore lo celavo anch’io.
Ma si sa che la fortuna aiuta gli audaci e a quanto pare anche i muli, tant’è che nella stanza non solo ci sta tutto quello che ci deve stare, ma non è per nulla soffocante. Sono sicura che lo pensi anche Patapà, anche se non me lo ha ancora concesso.
Anzi a dirla tutta questa nuova camera mi piace infinitamente, ancor più di quella in mansarda, e a competere con il fascino di un sottotetto ce ne vuole.
La trovo accogliente ed estremamente calmante. Sarà per le dimensioni, sarà per la luce diffusa dalla pesante tenda bianca che accompagna anche i nostri sogni, sarà per quei tocchi di lana qua e là, ma io ci sto molto volentieri, anche quando non devo dormire
Poi c’è la soddisfazione di aver potuto tenere gli scaffali che già erano appesi, e così abbiamo anche una piccola libreria.
In realtà ho spostato tutta la casa per accogliere il meraviglioso quadretto della Bombetta, è ovvio!
E c’è la soddisfazione di essere riuscita a cambiare i comodini e le luci, adoperando solo quello che già avevamo in casa e che si è sposato magicamente, creando una perfetta armonia, cosa che in una camera matrimoniale non guasta mai.
E infine c’è anche la soddisfazione di aver cambiato la testata del letto senza sborsare un soldino, raccattando un povero scarto dalla pattumiera e passandoci solo la carta vetrata.
Insomma non so se si capisce che la mia camera mi piace proprio tanto, al punto da lasciarci costantemente la testa.

PATARIVOLUZIONE. INTRO

Settembre è passato senza lasciare traccia alcuna, quanto meno sul blog.
Le vacanze si sono allungate fino a metà mese, la piccola di casa ha finalmente cominciato l’ asilo dei “gvandi”. Un inserimento come sempre tranquillo, come sempre troppo lungo. Giorni in cui lei andava per poco all’asilo, mentre i suoi fratelli ciondolavano negli ultimi loro giorni di vacanza, consunti e sdruciti come una coperta ormai troppo vecchia.
Io intanto faticavo come sempre ad uscire dalla bolla in cui fluttuo il mese di agosto, a riprendere ritmi non ancora ben scanditi, a ricalarmi nella mia divisa d’autista.
E mentre le giornate passavano tra lente scivolate nel nulla e brusche impennate in cui tutto andava fatto per prima, i miei occhi frugavano irrequieti la casa, immaginando nuove disposizioni in cui una stanza si sostituiva a un’altra per adattarsi ai bambini, che cambiano e crescono continuamente, creando geometrie di vita e abitative sempre nuove.
E la cosa che amo di più della Patacasa è proprio la sua attitudine al mutamento, il suo riuscire a seguire i nostri cambiamenti e le nostre evoluzioni.
E’ una casa complicata, difficile e faticosa, su due piani più uno parallelo, con due, dico due scale a chiocciola, ma che proprio nella sua stranezza racchiude il segreto della sua malleabilità.
E così, appena cominciata la scuola mi sono messa a cambiare la disposizione delle stanze, per la terza volta in cinque anni.
Che poi ogni volta è come un piccolo trasloco, una fatica immane, una rivoluzione ( potete curiosare l’hastag #patarivoluzione su Instagram). Ogni volta me ne stupisco, mi maledico, e poi dimentico, pronta per la volta successiva.

Quest’anno non si è salvato un solo armadio, nulla è rimasto più dov’era e adesso ovviamente non trovo quasi più nulla. Ma tutta la fatica è servita non solo per ricavare nuovi spazi, ma anche per alleggerire un po’ il carico. Se non mi trovate a casa probabilmente sono in discarica.
Lavorare con noi tutti e cinque in casa è stato complicato anche dal punto logistico, ma mi ha spronato ad andare ancora più veloce, se c’è una cosa che non riesco a fare è vivere nel transitorio, sono il tipo che la sera del trasloco appende i quadri se no non dorme.

E così abbiamo cambiato così tanto in così poco che, alla fine delle lunghe vacanze, è stato un po’ come ripartire per trovarsi in una casa nuova, devo dire alla fine, una cosa parecchio divertente.