UN (4) REGALO PER PAPÀ

Tutti i bambini amano ricevere regali, da piccolissimi, lo prendono come un dato scontato, ma tutto è un regalo, anche il sorriso della mamma, quindi è bellissimo comunque. Crescendo, se siamo fortunati e bravi, imparano ad apprezzare il regalo come un evento speciale. Ecco su questo punto abbiamo ancora da lavorare, spesso i regali vengono pretesi e se non piacciono bisogna ancora studiare bene la dissimulazione facciale e verbale.

Poi arriva il momento in cui anche fare un regalo diventa una cosa bellissima. Si mormora che pure la cacca sia un regalo per le mamme, ma si sa, io preferisco zoccoli. Grazie.

Un regalo può essere un fiore strappato dall’aiuola comunale, un disegno scarabocchiato, magari fatto anche dal compagno d’asilo, un bacio sul naso e un capriccio risparmiato.

Poi viene il momento in cui i regali vogliono essere comprati, Con i soldi di altri ancora meglio.

Patasgurzo ha iniziato un paio di anni fa, e glielo concedo, ha sempre voluto usare i suoi soldi. A Natale e ai compleanni scopre improvvisamente di amare Patasgnaffa, che di solito maltratta, e le compra sempre qualcosa. Anche il mese scorso, quando ha avuto la bronchite, le ha comprato un gioco per il Nintendo. Che piaceva a lui e che non esce mai dalla sua stanza, ma diciamo di aver apprezzato il gesto.

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A Patasgnaffa questo desiderio di comprare regali è misteriosamente scattato per questa festa del papà e, visto che la nonna le ha dato corda e moneta, ha prodotto i seguenti regali: una penna stilografica senza cartucce, delle matite che fingono solo di esserlo e invece sono penne, un misterioso attrezzo per fare polpette, e un quaderno piuttosto bruttino. Dove però vuole scrivere di tanto in tanto dei pensierini per il suo papà, in modo che lui la possa avere sempre accanto a sé. Probabilmente non andrà mai oltre all’unico che ha scritto ieri, ma comunque lasciatemi qui a sciogliermi un po’.

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Ieri ha voluto fare anche i pacchetti da sola.

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Non ce n’è, auguri Patapà, ma occhio, che tua figlia sta crescendo!

CON I TAPPI SI PUÒ FARE….

Domani è un gran giorno, un giorno a cui Patapà si è preparato per mesi, per anni se vogliamo mettere in conto quelli passati a rincorrere una delle sue passioni, il vino.

No, non è un alcolista, è un somellier, anche se non mi risulta abbia mai sputato del vino, quanto meno del vino buono.
Sta volta ha deciso di buttarsi in una folle avventura come organizzare una fiera di vini. Che sarà domani a Ispra, alla mensa del CCR che poi è il posto dove lavora.
Lo so che questo post arriva tardi, ma sapete che sono sempre sul pezzo, ma domani dura tutto il giorno, un giorno di probabile pioggia, quindi non avrete molto da fare.

Venite per bere del buon vino certo, ma anche per ammirare i miei pompon. Perché Patapà mi ha lasciato curare l’allestimento e stranamente ho pensato a pompon e bandierine. Pompon di carta, come nella migliore tradizione, ma visto l’argomento io i pompon li ho fatti anche con i tappi di sughero.

Inizio a preoccuparmi, probabilmente sarei capace di fare pompon con qualsiasi cosa!
Se volete farli anche voi prendete dei turaccioli e allargate i buchi che già dovrebbero esserci sui tappi usati. Già perché ho scoperto che i cavatappi fanno buchi chirurgici che pic-indolor non è nulla a confronto. Quindi infilateci dentro uno stuzzicadente che infilzerete in una palla di polistirolo. Mettete però anche una goccia di colla a caldo se non volete che il vostro lavoro certosino duri meno del tempo che ci avete impiegato a farlo.
Certo se venite a vederli dal vero, capite meglio come sono fatti, vi aspetto a Enolago!