DISFACIMENTO

Sono sempre stata un precoce montatrice di alberi di Natale, talvolta anche in serie. Ricordo un anno in cui in un pomeriggio ne montai uno in salotto, uno in camera di Patasgurzo, uno in salotto, uno nell’androne del palazzo e uno nel mio negozio…i tempi in cui ero giovane, cittadina e primipara.

Però sono sempre stata carente nello smontaggio, la Befana col cavolo che si portava via qualcosa, forse solo la voglia di fare, e Gennaio sempre più mi avvolgeva nelle sue fredde spire letargiche.

Quest’anno non avevo piani molto diversi, a parte quelli che prevedevano languide occhiate al piumone, anzi pensavo di svestire l’albero e per lui, se l’accidia non mi avesse uccisa, avevo dei diabolici piani di mantenimento…che probabilmente non si sarebbero mai avverati.

Ma due, dico due membri della famiglia sta volta si sono messi di traverso, richiamandomi alle mie responsabilità: “tu lo hai fatto, tu lo disfi”.

E infatti si è trattato di una missione tristemente solitaria, in una grigissima mattina, in una casa insolitamente silenziosa.

Patapà ha una sua bislacca teoria sul fatto che l’albero interferisca con il suo impianto stereo, una sorta di invidia per lucine intermittenti.

Ovviamente, una teoria del complotto e della cospirazione non sarebbero mai state sufficienti a farmi alzare dal divano e liberarmi del verde inquilino.vuotoMa anche quella bassa bassa ha decretato fossero finiti i giorni dell’albero, ieri, appena aperta la calza della Befana. davantiPerché in un mondo ordinato e pieno di certezze, quale dovrebbe essere quello in cui vivono i bambini, è così che dovrebbe succedere, e se c’è un detto che recita “l’epifania tutte le feste si porta via”, all’epifania, qualsiasi cosa essa sia, per la miseria, le feste pouf, all’istante dovrebbero sparire. Senza indugio. Come quando io il giorno dopo aver compiuto sei anni mi svegliai pronta per andare a scuola, prontissima…peccato fosse metà Giugno.versoE così quando questa mattina, con la nebbia fredda impigliata nelle ruote della macchina l’ho portata all’asilo dopo tanti giorni, e lei, la testolina china sotto il suo berretto bianco, il cappotto rosa forse ancora troppo grande, stringendomi forte la mano mi ha sussurrato “sì mamma, ma io ti voglio”, non ho potuto far altro che dirle che dovevo andare a casa per fare una cosa importantissima, e che poi sarebbe stata fiera di me.viaBeh, devo dire che lo è stata, e io ora gongolo.

Monkey filter

Ogni tanto gira la polemica di turno se sia giusto postare solo immagini belle, se sia corretto raccontare solo aneddoti in cui i bambini sembrino perfetti ( ma quando mai), in cui noi sembriamo sempre felici, con una vita piena e appagata, in cui la nostra casa sia in ordine e perfetta.3littlemonkeysIo credo che queste polemiche servano perlopiù a far girare ulteriormente il proprio traffico, che sia un problema costruito a tavolino, che siano lacrime di coccodrillo. Ma forse sono solo una persona molto cattiva.thedoctorsaidmonkeyPer quel che mi riguarda la mia casa è un bordellame pazzesco, piena com’è di cose e di persone tenerla in ordine davvero sarebbe pressoché impossibile, a meno di non avere del personale di servizio, e punto l’accento sul plurale, o una personalità disturbata.2littlemonkeysQuindi, se sembra in ordine è perché non avete mai aperto un mio armadio, e vi prego di non di farlo mai altrimenti potrei dover allertare la protezione civile, o semplicemente perché quando la fotografo prima la metto in ordine, o cerco di azzeccare l’inquadratura.the doctorsaidmonkeyI bambini…i bambini, sembrano bravi, sembrano bravi perché nelle foto non c’è il sonoro, e soprattutto perché le foto sono un’istantanea.1littlemonkeyNon è che siano dei mostri, sono dei bambini e come tali urlano, litigano, disobbediscono e ci sono dei momenti, anche parecchi, che mi mandano ai matti. Loro urlano, ma io molto di più, per chi non mi conosce, si sappia che so tirare fuori un vocione notevole.mammadoctormonkeyPerché non ne parlo nel blog? Perché non ne ho voglia, questo è uno spazio mio, che mi ritaglio, incollo e dipingo con cose che mi piacciono e rasserenano…e loro i miei bambini in fondo ci sono parecchio no?threelittlemonkeysPerò una cosa ve la voglio raccontare, quest’estate Patagnoma, probabilmente lasciata a briglia sciolta dalla routine dell’asilo era diventata totalmente ingestibile, più tirannica del solito. Eravamo arrivati a fine Agosto tutti veramente provati. Io e i bambini siamo andati a Caorle a fare un’ultima mini vacanza ed è stata una mini tragedia, gli scoppi d’ira della piccola dittatrice ci tenevano in completo scacco, camminavamo letteralmente sulle uova…non eravamo un bello spettacolo, la direttrice dell’albergo, non molto simpatica comunque, ce l’aveva fatto pure notare.theloveofmamaSulla via di casa io ero davvero stremata e sfibrata e avevo davvero bisogno di una megacoccola e così ho fatto un colpo di testa e ho dirottato la macchina verso l’uscita dell’autostrada e ho portato i bambini a regalarmi un vestito da Lazzari… il cambio di programma inaspettato li ha destabilizzati e divertiti, il ritorno all’asilo ha rimesso in carreggiata Patagnoma che rimane con un carattere dominante, ma almeno non ci terrorizza più, io ho un vestito bellissimo, e voi vi siete letti tutto questo post solo per venirlo a sapere.

 

 

MA COME MI VESTI? : PATAGNOMA

Settimana scorsa vi avevo raccontato del nostro piccolo esperimento: “trattiamo la mamma come la Barbie“, e vi avevo fatto vedere come mi aveva vestita Patasgnaffa.

Che non mi aveva stupita poi tantissimo scegliendo un abito stretto, corto e di pizzo. Che fosse dotato di spalline lo devo al fatto che quelli senza sono spariti dal mio armadio quando sono comparsi in casa individui sotto il metro il cui passatempo preferito è appendersi al mio decoltè. Abitudine che pare non passare con il trascorrere dei cicli lunari, ragion per cui tali capi di abbigliamento si sono dispersi come foglie al vento. E per fortuna alla giovane donna ancora non è venuto in mente che una gonna può diventare un vestito senza spalline…forse un giorno glielo dirò.

Patagnoma che credevo mi avrebbe trasformato in un incidente frontale tra Elsa e Raperonzolo, invece a sorpresa ha tirato fuori dall’armadio abiti neri. Certo il nero nel mio armadio va un filino tarato, quindi la gonna è cosparsa di fiori e la maglietta da pois. Ma la sicurezza con cui li ha abbinati mi ha lasciata basita.

Poi quando mi ha tirato fuori un paio di pantaloni lampone da mettere sotto la gonna l’ho amata alla follia e ho deciso che d’ora in avanti mi vestirà sempre lei.

camminare

Ha scelto per me anche un tatuaggio con un uccellino che aveva gli stessi colori dei fiori della gonna. Il tatuaggio lo potete trovare qui , è portentoso, io, giuro, mi sono lavata ma ce l’ho ancora!

ioelamano

Mi ha detto di farmi la coda, mi ha scelto un colletto e una cintura e siamo uscite in giardino. Quando le ho messo la macchina fotografica al collo è stramazzata a terra, quindi sono corsa a prendere il cavalletto. Dopo avermi suggerito pose che solo lei riesce ad assumere mantenendo un certo contegno e una paccata di stile, ha ceduto la macchina alla sorella ed è venuta a farsi fotografare, perché è un tipo da ribalta.

posascema

kissCollage

È stato così divertente che temo lo rifaremo…..

FROZEN PARTY

Non so se la primavera porti il disgelo, so solo che è ormai un anno, o anche più, che girano post su Frozen Party e io ci arrivo solo ora, anche se ne avrei anche fatto a meno. Sono vecchio stampo, non lo so, ma preferisco Cenerentola a Elsa. Preferisco Anna a Elsa. Forse preferisco anche Malefica a Elsa.
lolelsafiocco

Ma Patagnoma, come l’ottanta per cento delle bambine nella sua fascia di età, la ama follemente. Quasi un’ ossessione che ormai va avanti dalla fine dell’estate. L’unico lato positivo è che l’azzurro sembra piacerle più del fucsia ormai.

frozen buffet 1

Elsa per lei è bellissima, anche se ammette che un po’ stronzetta lo è. Non dice stronzetta…forse, spero.

naso di olaf carota

L’altra sera mi ha detto che ero bella quasi come Elsa, poi mi ha detto che ero bella quanto Elsa, e in un crescendo che neanche il Bolero di Ravel, mi ha detto che ero più bella di Elsa. Inutile dire che non potevo esimermi dal farle una festa tutta ghiaccio e azzurro.

lola candeline

Sul fatto che la mattina della festa si sia svegliata dicendo che ora preferiva Anna, sorvolerei.

È stato un bel pomeriggio, pieno di sole, che forse a Elsa non so se sarebbe piaciuto. In compenso è piaciuto un sacco a Olaf.

Patagnoma era totalmente fuori di testa, che a quell’età vuole dire anche un sacco di capricci. Ha pianto disperatamente ogni volta che un ospite se ne è andato, spero che lo prendano tutti come un complimento.

Abbiamo mangiato…..

palline di neve

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buquet di bucaneve

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olafmellow

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tavolo e bicchieri

e abbiamo giocato….

palle di neve

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maiapignatta

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PROFESSIONE DITTATORE

Che tu sia una bestiola gelosetta lo si è capito ben presto. Nessuno dei tuoi fratelli può stare un po’ vicino a me se tu sei nella stanza. Anche se stai facendo qualcos’altro, che pure ti appassiona molto, molli tutto e ti fiondi a reclamare ciò che consideri esclusivamente tuo.

Sarà per questo che hai deciso di emularli nel far cadere il tuo compleanno durante le vacanze. Io che pensavo di dover consolare solo loro, nati sotto il sole dell’estate, di dovermi inventare soluzioni per non fargli pesare compleanni senza amici, mi sono ritrovata nella stessa situazione in un piovoso giorno d’Aprile.

PicMonkey Collage1

Per fortuna ho amiche splendide, che sfidano giorni uggiosi di pioggia, e così le tue quattro candeline sei riuscita comunque a spegnerle in presenza di minorenni non consaguinei.

Abbiamo così posto il segno sul trascorrere di questi primi anni in cui non hai mai smentito la tua natura.

Da grande sarai sicuramente un dittatore. Pretenderai dal tuo popolo amore e devozione incondizionato. Dovranno scattare a ogni tuo ordine e anche velocemente. Grazie. Non li punirai altro che con il tuo sguardo che gela le montagne come neanche la tua amata Elsa.

PicMonkey Collage

In compenso saprai ricambiare la loro devozione con sorrisi che portano la primavera anche in un giorno di bufera. Li confoderai con slanci di incredibile generosità e saprai anche farli ridere a crepapelle.

Soprattutto scioglierai i loro cuori con abbracci improvvisi e ripetuti, con baci dati sul serio, con le labbra, con lo schiocco e con gli occhi che si incontrano. Si abitueranno alle tue carezze delicate come alle tua improvvise sfuriate.

E non potranno far altro che amarti alla follia.

Ne sono sicura perché ti stai allenando benissimo con noi.

ATTENTA PIANIFICAZIONE

Sabato c’è stata la gara di ginnastica delle bambine.

Dovevo iscriverle entro fine febbraio, ma visto che avevano saltato un po’ di lezioni causa influenza dilagante, me ne ero scordata. Allora sono andata a implorare le maestre martedì, soprattutto perché ormai avevo comprato i body, urendi, e volevo avere l’occasione di metterglieli almeno una volta. In effetti le altre bambine, quasi tutte almeno, li mettono anche a lezione, ma io vesto le patasgnaffe con leggins e maglietta già dalla mattina e così non le devo cambiare, anche perché non c’è uno spogliatoio, io lo archivierei sotto “spiccato senso pratico”. Fatto sta  Patasgnaffa ha avuto ben una lezione per prepararsi.

Già così mi sentivo un pochino in colpa. Dovevo espiare in qualche modo, allora ho pianificato attentamente il pomeriggio del sabato in modo che, avendo le bambine gare in orari differenti, non dovessero aspettarsi a vicenda.

Due minuti prima di uscire da casa do’  istruzione a Patapà di portarmi Patasgnaffa alle 15 in palestra. Lui mi chiede se fosse quella dell’anno precedente e io rispondo di sì. Poi però per scrupolo controllo e scopro che la gara sarebbe stata in un altro luogo, più lontano. Ed ero già in ritardo. Bene, cominciavo già ad espiare.

Io e Patagnoma arriviamo trafelate ma con solo un quarto d’ora di ritardo, una specie di miracolo. Appena arrivata scopro però che avrei dovuto portare prima Patasgnaffa. Perfetto. Avevo decisamente espiato le mie colpe. In un mondo parallelo forse.

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Per fortuna Patapà è riuscito a portare la povera Patasgnaffa cinque minuti prima dell’inizio della gara, tanto non doveva mica provare l’esercizio, lo sapeva benissimo, avendolo provato solo un giorno.

Comunque ce l’abbiamo fatta, Patagnoma è stata bravissima, non solo a fare il suo percorso, ma soprattutto nel restare a guardare sua sorella per tutto il tempo. In raltà si è fatta un’amica e ha scorazzato su e giù dalle gradinate pulendo il palazzetto meglio dello Swiffer.

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LOLA

Io credo di aver espiato davvero i miei peccati rimanendo seduta su uno sgabello di plastica dall’una alle sei del pomeriggio.

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CLICCAMI!
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CLICCAMI!

STAPPATA

Di Patasgurzo ho un vago ricordo. Il salotto giallo, il divano di legno che ora è il suo letto, fuori grigio umido. La molla che scattò non so quale fu, il ciuccio lo portava poco, ma ancora veniva messo tutti i giorni nell’armadietto dell’asilo. Però quel giorno abbiamo, sì insieme, deciso che era ora di liberare il ciuccio, che voi forse non lo sapete, ma non è altro che un pesciolino in fieri, che quando ha finito il suo lavoro con un bambino non vede l’ora di essere liberato nell’acqua e tornare a guizzare felice. Allora siamo usciti e abbiamo gettato il ciuccio nel lago, la fata che dorme sul fondo, lo ha subito ritrasformato e lui è nuotato via senza un rimpianto, senza voltarsi indietro. Anche Patasgurzo non ha avuto un attimo di rimpianto, non si è voltato indietro, e ha potuto scegliersi il regalo che preferiva. Non ricordo quale fosse, ma ricordo che fu una cosa piccola e sorprendentemente economica. Mi era andata bene.
Di Patasgnaffa ricordo di più, e non solo perché è successo qualche anno dopo. Fu un filino più drammatico, più ricco di pathos diciamo. Cose che aiutano la memoria.
Era un giorno ancora più grigio e sicuramente più freddo. Anche lei era già alla materna, anche lei metteva il ciuccio nell’armadietto. Verso le due del pomeriggio il telefono squilla e mi dicono che Patasgnaffa è caduta, ha sbattuto contro un calorifero del corridoio (sì, con il paracalorifero) e ha perso uno dei due incisivi.
Ora, alzatevi in piedi ed applaudite la maestra che ha preso il dente, lo ha lavato e rinfilato nella gengiva della fanciulla. Sono passati cinque anni e credo stia tremando ancora, ma è la cosa giusta da fare. Sappiatelo. Un dente tempestivamente rinfilato ha buone possibilità di riprendersi. Se non siete così coraggiose potete conservare il dentino in soluzione fisiologica o nel latte e correre dal più vicino dentista. Cosa che comunque ho fatto io, e così Patagnoma ha vinto una specie di apparecchio che teneva il dente rinfilato lì dove doveva stare per favorirne il rinsaldamento e ha perso il ciuccio, che in quel momento comportava più rischi che benefici. Un pesce nuovo ha nuotato sul fondo del lago e un’orrenda bambola parlante, probabilmente indemoniata, è venuta a vivere con noi.
Patagnoma invece è andata al mare con le nonne, che hanno perso all’autogrill il suo unico ciuccio. Non so se sia vero ma non lo ha più chiesto per tutta la settimana. Considerando che mai mamma mi tolse il ciuccio disegnadoci sopra dei vermi che ancora mi sogno di notte, ho qualche dubbio, ma cercare il pelo nell’uovo non è mia intenzione. Mi è tornata una bambina abbronzata e stappata e tanto mi basta.
Certo a me il ciuccio lo ha chiesto insistentemente le prime sere per dormire, ma complice un nuovo Lego anche questa volta l’abbiamo sfangata.
Ho solo avuto un improvviso lampo di coscienza ecologica e ho deciso che gettare un ciuccio nel lago non fosse poi una bella cosa. E così la fata del lago ha dovuto muovere le sue umide chiappe per venire a ritirare il ciuccio a domicilio, al calar delle tenebre. Bella gioia, si sa che le mamme al terzo giro diventano incredibilmente pigre!

MEA CULPA

Ormai sono sei anni che i miei figli vanno alle elementari (scuolaprimaria mah). Prima sono andati all’asilo (scuoladellinfanzia mah), e prima ancora al nido (nido? ma davvero?). Insomma vanto un discreto numero di recite di Natale, canti di fine anno, auguri di Pasqua, abbracci della piazza (ehm no, lì a onor del vero mi sono sempre rifiutata di andare), giochi della gioventù, feste della scuola, festa dello sport, pizzate varie, riunioni dei genitori, colloqui con educatrici/maestre/professori…e probabilmente dimentico qualcosa.
Ecco, dimentico. La parola d’ordine dell’ultimo periodo.
Mi sono persa i canti di fine anno, che erano venerdì. Me li sono persa non perché me ne sono dimenticata ma perché manco sapevo ci fossero. Non sono andata a più di metà dei colloqui e la maggior parte dei professori di Patasgurzo non so neanche che faccia abbiano. Mi sono persa i giochi della gioventù di oggi. In realtà ho provato ad andarci, ma visto che Patasgnaffa non c’era, ho fatto rapidamente dietro front e me ne sono andata a prendere un cappuccio al bar. Mentre lo bevevo annoiata lei ha fatto i suoi giochi.
Non ho il libro delle vacanze perché non sapevo neanche di doverlo prenotare. Cioè tutti gli anni andrebbe prenotato, io non lo faccio, ma poi lo trovo lo stesso nella cartoleria davanti a scuola; che poi è il luogo del peccato dove ho preso il cappuccino questa mattina. Ecco quest’anno no, non l’ho ordinato e quindi non lo troverò nemmeno.
Insomma ‘na frana proprio.
Però ho portato Patasgnaffa a millemila prove per il saggio di ginnastica, e sono pure andata a vederlo nonostante un mal di testa infernale che mi ha fatto maltrattare chiunque mi capitasse a tiro. E ho fatto bene perchè è stato bellissimo.
E ora sto per andare alla riunione della scuola materna di Patagnoma, nonostante ci abbia già fatto sei anni con gli altri due.
Questo miei cari si chiama espiazione.

LE PICCOLE FIORAIE

La nostra scuola ha sempre bisogno di soldi, non è una novità e non è sicuramente l’unica.
C’è un comitato genitori che si sbatte a destra e a manca, tra questi sbattimenti è inclusa una lotteria di fine anno, di cui fino ad adesso sono sempre stata solo felice perditrice di biglietti. Già perché mi lamento sempre che non vinco mai nulla ma ci fosse una volta che mi ricordo di controllare… (non è vero, qualche volta lo faccio, qualche volta).
Quest’anno però quella disgraziata di Patasgnaffa ha avuto l’ardire di presentarsi a casa brandendo un carnet di biglietti da vendere.
Dunque, non è che noi siamo delle strane bestie asociali, abbiamo i nostri amici e conduciamo una vita di relazione con il prossimo vivace ed appagante. Però non ci si può definire inseriti nel territorio. Conosco relativamente poche persone e sicuramente non conosco i cognati dei cugini del fratello della moglie del bisnonno. Non ho fatto l’asilo con nessuno di loro, neanche le elementari e a volerla dire tutta neanche le medie. In più ho una scarsissima memoria per i nomi e prima di tracciare vaghe linee genealogiche tra le persone devo conoscerle piuttosto bene.
Questo per dire che in un paese del genere se dai a quasi ogni bambino della scuola un carnet di biglietti da vendere, il mercato si satura in un amen (termine ecclesiastico usato di proposito, non non andiamo neanche a messa, per supportare il concetto di quanto possiamo essere tagliati fuori), e a noi restano veramente pochissime chance di venderne qualcuno, anche perché il novantanove per cento delle persone che abbiamo conosciuto lo abbiamo fatto attraverso la scuola.
Certo ci sono anche i nonni, ma quella gegna di Patasgnaffa ha fatto comprare a NonnaMi i biglietti da un compagno di Patasgurzo, eh sì, perché sono coinvolte anche le scuole medie, e come fai a concorrere con chi fa la ronda del paese in bicicletta nel giorno di mercato?
Allora ho pensato che se vendere i biglietti sarebbe stato impossibile, potevamo provare a vendere qualcos’altro….più il biglietto, che a questo punto doveva essere visto quasi come uno scontrino.
Allora le donne di casa armate di carta crespa e colla (sì la Coccoina, sì ancora lei, sì ha ancora quell’odore lì) hanno fatto dei fiori di carta e sono andate a venderli sul lungo lago.

Un pomeriggio con un sole splendente, una lieve brezza e addirittura un mercato. Sono partita convinta che avremmo finito i biglietti in un batter d’occhio.
All’inizio Patasgnaffa faceva la timida e si vergognava a offrire i suoi fiori. Per fortuna Patagnoma con il suo vocione da carrettiere strillava a gran voce. Peccato che non si capisse esattamente cosa dicesse, un signore però ha percepito la parola “lotteria” quindi son ben fiera di lei.

Man mano che il tempo scorreva e la gente passava indifferente Patasgnaffa ha finalmente perso la sua strana timidezza e ha liberato l’animale da palcoscenico che in lei non sonnecchia quasi mai, anzi si agita parecchio,
E sono stati fiori nei capelli, balletti e canzoni.
Il sole ha brillato più forte e lei era bellissima.
Alla fine abbiamo venduto dieci biglietti. Dieci. Io sarò pure una madre accecata ma davvero non capisco come sia stato possibile.
Per fortuna l’unica a risentirsene sono stata io perché la vita per le mie piccole fioraie scorre lieve e felice, alla faccia di tutti quelli che senza capire hanno detto “i biglietti ce li ho già”