LA DEA PLACATA

Patagnoma è sempre stata una bambina senza mezze misure. La via di mezzo non le appartiene, lei è sempre TROPPO, nel bene e nel male.

Così quando è felice la sua risata rimbalza sui muri, fa fare capriole agli unicorni, fa sbocciare fiori nella neve e piovere all’incontrario. Ma quando è arrabbiata è come un fiume di lava che spazza via ogni forma di vita che incontra nel suo passareoceanialola.Quindi quando ha voluto vestirsi da Te Fiti, la dea terra di Oceania, mi è sembrato perfetto. Il simbolo più puro della vita e dell’amore rinchiuso in un mostro di lava.lolaislandcollageIo per mio conto, avendo fatto il vestito di carnevale più kitsch di sempre, ho fatto anche il post più kitsch di evvaaarr. Per contro avendo riciclato il vestito da albero di Natale mi sono sentita anche follemente furba. A volte ci vuole poco…per il tanto c’è già Patagnoma.lolamuro

IL PAVONE E IL FENICOTTERO

L’alba era davvero magnifica quella mattina. Il blu della notte, come il velluto del mare profondo, lentamente scoloriva e si tingeva di un rosa delicato e allo stesso tempo vibrante e pieno di promesse. Era molto stanca, la notte era stata faticosa, aveva bisogno di riposare, lasciarsi alle spalle l’oscurità e addentrarsi in un mondo meno quieto, ma più vivo.

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La strada che saliva verso casa era ripida e un sottile strato di ghiaccio la rendeva scivolosa. Dovette fermarsi, prendere fiato e ritrovare l’equilibrio che ormai da troppo tempo le sfuggiva. Fu allora che li vide, ai piedi del triste salice che ciondolava la sua lunga chioma. Due piccole uova, che dell’alba avevano il rilucente splendore, quasi avessero rubato il candore dei raggi di luna. Uno era blu, e uno era rosa. Sembravano delicati e fortissimi allo stesso tempo.pavone3fenicottero1

Guardandosi furtiva intorno li raccolse. non un filo di vento si mosse, non un suono riempì il silenzio. Tutto era sospeso e perfetto, come se fosse destino.

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Arrivata a casa veloce e infreddolita si infilò sotto le coperte ed esausta prese la strada per i suoi sogni.

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Quando la sera reclamò nuovamente tempo per sé, aprì cli occhi. Li richiuse. Scrollò la testa. Era sveglia ormai, ma i suoi sogni erano ancora lì con lei.

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Le due piccole uova perfette non c’erano più, al loro posto un magnifico pavone, adornato dei colori della più lussureggiante e profumata notte, e un fiammante fenicottero che del sole aveva rubato la gioia e la luce.

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Da allora la sua vita non fu più come prima, tutto ritrovò un senso e l’equilibrio un tempo perso fu per sempre ristabilito.

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Non so di che patologia si tratti, ma pare che per carnevale io riesca a pensare solo a volatili, se qualcuno conoscesse la cura o quanto meno la prognosi, me lo faccia sapere. Grazie.

CARNEVALE 2014

Ancora sta cosa del carnevale ambrosiano non l’ho ben chiara. I coriandoli li ho tirati fuori dal garage giovedì, un pacco già iniziato di una scorta che giace lì da almeno tre anni. Ogni volta me ne dimentico per ritrovarmeli fra le mani tipo a ferragosto.

Ho preso quello già iniziato per tenere quello grande per la sfilata di sabato, e così armati, di soli pezzi di carta e spogli di ogni travestimento siamo andati al parco. Che era pieno perché c’è una fame di sole e aria aperta che chissà quando si placherà.
Venerdì la scuola era chiusa ma Patasgnaffa se ne è andata al nido con Patagnoma. Due piccole squaw, perché l’asilo non c’era più, c’era però un accampamento con indiani e cowboy che al posto del calumet della pace si scambiavano polpette e trombette.

Sabato c’era un bel sole e già al mattino c’era qualcuno che si dava da fare per preparare la sfilata, tema scelto, le Olimpiadi.
A quanto pare tutti gli amici dei bambini andavano in un altro paese perché il nostro l’anno scorso non aveva organizzato niente. E anche se l’anno prima aveva portato in scena addirittura il carnevale di Rio, è bastato un anno per giocarsi la partecipazione non dico dei turisti, ma anche degli abitanti stessi.
Alla fine son stata più campanilista io, la straniera, perché mi spiaceva vedere qualcuno che lavorava per niente.
E comunque mi è andata decisamente bene perchè Patagnoma ha tirato subito fuori l’ animo pavido e isterico che riserva alle situazioni fuori dal comune. Pensavo fosse cresciuta, ma probabilmente non abbastanza.
E così mi si è avvinghiata addosso e ha sussurrato come un mantra “casa” “casa”. Visto che non c’era Patapà mi sembrava ingiusto portar via anche i grandi e così ci siamo defilate un po’ e lei, pur rimanendo imbronciata, si è calmata un pochino. E io ho potuto anche fotografare il cigno in riva al lago, perché da madre degenere ma blogger, un pensiero al post mi è anche scappato pur nella situazione difficile.

Per mia fortuna però i ragazzi che avevano organizzato il carnevale avevano fatto un bel lavoro, quindi, grazie anche alla scarsa affluenza di gente, son riuscita a riportare Patagnoma sul pratone dov’ erano stati organizzati dei giochi pseudo olimpici, del tipo: sollevamento pesci, tiro del gianduiotto, salto con il martello, sci da fondo…schiena…

Patasgnaffa si è subito iscritta e io l’ho subito persa di vista, Patasgurzo nel giro di tre secondi aveva già un pallone in mano e giocava a calcio, che d’altronde si sa, era anche lo sport praticato da Sandokan.

Patagnoma ha trovato di estremo gradimento l’area dedicata ai più piccoli, dove finalmente si è sciolta e ha cominciato a sorridere, per spingersi poi anche a gironzolare qua e là, anche per tifare la sorella.

Quindi alla fine l’abbiamo sfangata egregiamente, e abbiamo passato tutto il pomeriggio all’aria aperta.

Io la sera ero stravolta…di quella stanchezza che solo le prime giornate di sole dopo l’inverno ti danno.
Una stanchezza che è anche un sospiro di sollievo perchè per un altro anno i mesi più freddi e bui sono passati.
Sta volta però mi ha colto il sottile e amaro pensiero che un inverno in meno è anche un anno in meno, della mia vita e di loro bambini. Non ce n’è, sto decisamente invecchiando.
Lo dimostra anche il fatto che i coriandoli sono rimasti in garage, ancora!

LAGO DEI CIGNI

E’ un po’ di anni che scrivo sul blog, dovrei aver capito l’importanza della pianificazione, ma come sempre mi trovo sempre fuori tempo.
Quindi eccomi qui, con il mio post sul carnevale, con un tutorial per trasformare le vostre giovani fanciulle in piccoli cigni, o in buffi anatroccoli.

Un tutorial a carnevale praticamente finito e senza foto del processo creativo perché non ce l’ho fatta a farle per via del tempo. Del tempo che non avevo e di quello che c’era fuori, che ha avuto l’ardire di ritornare piovoso.
Un post perfetto, ci manca solo una ricetta fallimentare delle chiacchiere (crostoli o bugie o come altro volete chiamarle) e siamo a post(o).
Comunque eccoli qui i miei due piccoli cigni, non truccati, scalzi e non in riva al lago come avevo immaginato. Cioè io avevo la scenografia perfetta e non l’ho usata. Snifferò piume per punizione, anzi no quello l’ho già fatto confezionando i vestiti.

Per fare quello di Patasgnaffa ho cucito uno scamiciato bianco, di vellutino, ma potete prendere anche una canottiera di qualche taglia più grande in modo che sembri un vestitino. A quel punto procuratevi dei boa di piume, le trovate facilmente nei negozi cinesi, ma si trovano anche nelle mercerie ben fornite. Ovviamente sono assolutamente la stessa cosa. Armatevi di pazienza, una mascherina e anche un grembiule, è un consiglio d’amica, e cucite le piume sullo scollo, sulle maniche e sull’orlo inferiore del vestitino.

Il costume di Patagnoma è invece un semplice body bianco, a cui ho cucito due giri di piume intorno alla vita e due piccole applicazioni ai lati dello scollo. Avevo paura che troppe piume la infastidissero troppo, e avevo ragione!

Per il collo dei cigni ho usato un tubo di cartone di quelli che si trovano all’interno delle carte da regalo.
Gli ho infilato sopra una gamba tagliata da un paio di vecchi collant di Patasgnaffa imbottendo la parte del piede per farla diventare la testa del cigno, fermando l’estremità con un nodo e facendolo rientrare nella cavità del tubo. Sulla testa ho disegnato un paio di occhi, ho cucito un becco di feltro giallo e nero e una coroncina d’oro, perché trattasi di cigni regali, non le prime ochette che passano!
Alla base del collo ho messo un collarino di pizzo per evitare che l’imbottitura se ne andasse qua le là. All’inizio avevo messo un collarino di piume, ma più che un cigno sembrava un avvoltoio, e capirete bene non fosse il caso! Quello stesso collarino però l’ho fatto scivolare alla fine del tubo, dando l’illusione di una coda.

Comunque sia alla festa del nido, a cui parteciperà anche Patasgnaffa, si vestiranno da cowboy o indiani…quindi domani si ricomincia a cucire!