IL TRENO (DEI RICORDI)

Puoi passare davanti a un posto un’ infinità di volte e non succede nulla.
Poi all’improvviso sei lì che guidi tranquilla e quel luogo, appena superato in macchina, ti prende e ti porta via.
E ti trovi a scendere dal treno, un vestito a fiori stropicciato dal caldo. Il treno una scatola di latta arroventata dal sole, nuovo e già consunto.
Cammini lungo il binario, che il treno è molto più lungo della stazione. E all’improvviso lo vedi.
E’ sporco come non potevi immaginare fosse possibile. Marrone di terra, verde di prato, rosso di fragola, viola di pennarello. Dai calzoncini blu spuntano due gambotte, corte e cicce, che terminano in un paio di sandaletti con gli occhietti. La maglietta azzurra è forse ancora più sporca di lui.
E’ eccitato e felice, e non si sa  se perchè ha visto la mamma o il treno.
E’ estate, Patasgurzo, unico angelo del focolare, sta al lago con nonnaMi e Patamà fa avanti e indietro da Milano dove ha ancora un lavoro.
Un’altra vita. Un secolo fa.
Ed ecco che la strada ti richiama all’ordine, il cielo è grigio e una Patagnoma gorgheggia sul sedile posteriore.
Non credo di averle mai fatto vedere un treno….devo provvedere!