PICCOLO VIAGGIO

Venerdì mi sono lasciata alle spalle una promettente giornata di sole, per trovarmi poi avvolta in una nebbia fredda e umida.

Per fortuna la città rivela sempre sorprese e luoghi caldi per le membra e i cuori, e la missione da compiere era allegra.
Così mi sono trovata all’uscita di una scuola diversa a prendere dei figli non miei. Ma è un sofismo tutto genetico, perché se si finisce a voler bene a gran parte dei bambini che ti gravitano attorno, alcuni hanno un posto d’onore.
E poi il viaggio di ritorno in un treno affollato e in ritardo, a sentirli parlare e raccontare. Con precisione e competenza della loro vita, delle cose che fanno e di quelle che ancora devono fare. Perché non sono più piccoli e questa è una cosa che stupisce solo me. Perché sono ormai delle persone, piccole, ma delle persone. Perché agguantare la loro mano in una stazione brulicante è più una mia esigenza. Perché di mani ne hanno strette già tante da poter dire che le mie sono come quelle della loro mamma, con un osso grande che non sapevo di avere.

Per fortuna in queste piccole persone ancora ci sono nascosti dei grandi bambini che devi dividere se litigano e tenere impegnati. Perché io a fare il viaggio con qualcuno che non ha più bisogno di me non sono ancora preparata.