CO-SLEEPING

Ci siamo imbarcati nella folle avventura di una settimana bianca. E il fatto che non si chiami vacanza bianca avrebbe dovuto farmi insospettire.
Anche se a dire il vero il grosso del lavoro se lo è sobbarcato Patapà che ogni mattina ha sparpagliato recalcitranti bambini bardati da astronauti nelle rispettive scuole di sci.
Io mi sono limitata a fare da dama di compagnia a una Patagnoma che apprezza la neve solo servita al cucchiaio e detesta i guanti.
La sera però ci ha regalato dei momenti per noi inconsueti.
Abbiamo infatti dormito tutti insieme, spesso andando a letto alla stessa stessa ora.
C’era un letto singolo, il cui utilizzo si è guadagnato Patapà con i suoi infiniti facchinaggi mattutini. Dove finiva il suo piumone, lì cominciava il lettone. Qui, in un angolino si rannicchiava Patasgnaffa, che dava segno della sua presenza cinguettando e scostando i piedi dalle coperte. Al centro Patasgurzo in preda a un perenne ballo di San Vito si contendeva le coperte con un agguerrita Patamà, che molto può sopportare ma il freddo no.
Finito il lettone eccolo lì, il lettino di Patagnoma che però restava per lo più vuoto. Infatti le lotte per le coperte del letto accanto erano molto più interessanti.
E così abbiamo passato cinque notti, mescolando respiri e sogni. Ed è stato bello, soprattutto perché ora è finito.

PICCOLO VIAGGIO

Venerdì mi sono lasciata alle spalle una promettente giornata di sole, per trovarmi poi avvolta in una nebbia fredda e umida.

Per fortuna la città rivela sempre sorprese e luoghi caldi per le membra e i cuori, e la missione da compiere era allegra.
Così mi sono trovata all’uscita di una scuola diversa a prendere dei figli non miei. Ma è un sofismo tutto genetico, perché se si finisce a voler bene a gran parte dei bambini che ti gravitano attorno, alcuni hanno un posto d’onore.
E poi il viaggio di ritorno in un treno affollato e in ritardo, a sentirli parlare e raccontare. Con precisione e competenza della loro vita, delle cose che fanno e di quelle che ancora devono fare. Perché non sono più piccoli e questa è una cosa che stupisce solo me. Perché sono ormai delle persone, piccole, ma delle persone. Perché agguantare la loro mano in una stazione brulicante è più una mia esigenza. Perché di mani ne hanno strette già tante da poter dire che le mie sono come quelle della loro mamma, con un osso grande che non sapevo di avere.

Per fortuna in queste piccole persone ancora ci sono nascosti dei grandi bambini che devi dividere se litigano e tenere impegnati. Perché io a fare il viaggio con qualcuno che non ha più bisogno di me non sono ancora preparata.

LA NINNA NANNA DEI COLORI

Pensavate che avessi finito con le ninnananne, ebbene vi sbagliavate! Ne ho anche una collettiva, che mi gioco come jolly o  come intrattenimento collettivo. Ed è l’unica homemade…
…Era fine giugno, Patasgurzo un ribelle quasi treenne caricato a molla. Io lavoravo ancora e le vacanze erano un gioco di equilibrio. Gli anni precedenti mi ero giocata la carta Zoagli ma il pupo ogni volta si era violentemente ammalato, rendendo la vacanza una prigionia. Ovviamente avevo deciso che fosse il luogo a portare sfortuna, quindi mi ero organizzata altrimenti.
Accantonata la Liguria era il momento di un ever green: la Romagna! Albergo con piscina, spiaggione con 23 file di ombrelloni, pineta e biciclette.
Partenza da Milano Porta Garibaldi ma non in treno, bensì in pullman. Pronte con la valigia in mano io, Pallala e NonnaResi, la Cecia (ebbene sì, avevamo anche l’infiltrata quattordicenne!) e i due nani della carovana, Patasgurzo e Chicco di un anno più grande.
Il viaggio è lungo e Patasgurzo non brilla per autogestione del tempo in luogo chiuso e limitato…e mostra una resistenza al sonno quasi stoica.
Ma a un certo punto riesco ad agguantarlo, lo stringo forte e inizio a cantare snocciolando omini colorati… e incredibilmente lui si addormenta….E’ successo solo quella volta, ma chi se lo scorda più!

ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo giallo che ha un cane e pure un gallo
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo rosso che ride a più non posso
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo verde e guai se me lo perde
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo viola che lo porta anche a scuola
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo turchese che è gentile ed assai cortese
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo rosa che gli spiega ogni cosa
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo arancione che gli canta una canzone
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo azzurro che gli da del pane e burro
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo d’oro che lo porta al lavoro
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo argento che felice è un cuor contento
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo bianco che lo tiene finchè è stanco
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo grigio anche se finirà in litigio
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo marrone che è un gran simpaticone
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo lilla che ha una grande villa
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo nero che lo tiene un anno intero
ninna nanna ninna o questo bimbo a chi lo do
io lo do all’uomo blu….e così non ci penso più!


UNA NOTTE D’AMORE

L’altra notte passi lievi sulla scala e un sussurro ” mamma sto male”, mi hanno svegliata.
Ho seguito un sottile bambino biondo e l’ho accompagnato lungo due ore di straziante mal di pancia. Tra lenzuola stropicciate, piastrelle del bagno. Tra catini e tazze. Tra boule e canarini.
Patasgurzo è sempre stato il re della sceneggiata quando stava male. Non si è mai risparmiato nel manifestare, non dico il dolore, ma anche il più lieve malessere con urla e strepiti. Anche questa volta ha pianto, ma perchè io l’ho incoraggiato a farlo. Anche questa volta si è buttato per terra dicendo “oh mamma muoio, non ce la posso fare”, ma poi si è fatto coraggio e ha anche trovato un sorriso.
Si è poi lasciato tenere tra le braccia e cullare. Si è fatto raccontare barzellette ma anche cantare la sua ninnananna.
E se una parte di me si è straziata come ogni volta che il dolore dei miei figli mi lascia svuotata, attonita, impotente e infelice, una parte di me si è goduta questa meravigliosa creatura che ha abbandonato tra le mie braccia il bambino che è svelandomi un poco dell’uomo che sarà.
Fortunatamente, come avevo promesso, in un paio d’ore il peggio è passato e una calmo respiro di sonno è di nuovo sceso in casa.
La mattina, con un irrilevante ritardo, il mio amore mi ha anche omaggiata del biglietto dimenticato per la festa della mamma:
“Mamma sei come un velo perchè hai le braccia morbide;
mamma sei come un ‘aquila che cerca la preda perchè corri di qua e di là per noi;
mamma hai i capelli  come il grano dorato perchè li hai folti e biondi;
mamma hai gli occhi come perle perchè sono verdi come smeraldo;
mamma la tua bellezza mi rimarrà sempre impressa.”
…il più bell’epilogo di una notte d’amore.

NINNA NANNA 3

E poi giunse Patagnoma.
Ormai ogni Patasgnaffo aveva una sua ninna nanna, e non potevo certo rifilargliene una di seconda mano. Anche lei meritava l’esclusiva.
Inoltre, pur essendo nata un mese prima,  pur comparendo a stento nelle famigerate curve di crescita, pur mangiando come un uccellino, Patagnoma era più massiccia di Patasgnaffa, più terrena, meno lucciola.
Lei aveva, sin dalla nascita, delle meravigliose coscine….di pollo!
Questa è una ninna nanna tradizionale che compariva nel mio libro di musica delle elementari e che sin da allora mi affascina…in maniera un po’ trash per la verità. Ancora adesso vedo chiaramente delle croccanti cosce di pollo arrosto, con quei buffi pennacchi di carta che si vedono nelle riviste di cucina (solo lì), adagiate in una culla con lenzuola decorate da piccole viole e paracolpi di rose.

Fate la nanna coscine di pollo
la vostra mamma vi ha fato il gonnello
e ve l’ha fatto con lo smerlo intorno
fate la nanna coscine di pollo

ninna nanna ninna nanna
la bambina è della mamma
della mamma e del papà
la bambina dorme già

fate la nanna e possiate dormire
il letto sia tutto fatto di viole
e la coperta di panno sottile
fate la nanna begli occhi di sole




ninna nanna ninna nanna

la bambina è della mamma
della mamma e del papà
la bambina dorme già





fate la nanna e la nanna farete

chiudete gli occhi e vi addormenterete
fate la nanna e la nanna faremo
un sonno lungo e poi ci sveglieremo



ninna nanna ninna nanna

la bambina è della mamma
della mamma e del papà
la bambina dorme già



(versone patasgnaffa, decisamente laicizzata!)








NINNA NANNA 2

Quando è nata Patasgnaffa non sono proprio riuscita a cantarle la ninna nanna che cantavo a Patasgurzo.
Forse perchè mi è sempre sembrata più maschile, forse perchè era una cosa speciale tra me e lui o forse perchè immaginare una cosina piccina come era Patasgnaffolina alle prese con pirati, indiani e draghi era proprio impossibile.
Lei era una minuscola creatura, meravigliosa e splendente. Indubbiamente una lucciola..

Lucciola lucciola vien da me
ti darò del pan da re 
e del vino da regina
lucciola lucciola piccolina

Lucciola lucciola vien da me
ti darò vesti da re
e un mantello da regina
lucciola lucciola birichina

Lucciola lucciola vien da me 
ti darò un letto da re
e lenzuola da regina
lucciola lucciola ballerina

(versione patasgnaffa)

NINNA NANNA 1

Quando è nato Patasgurzo mi è venuto naturale cantargli la ninna nanna che veniva cantata a me da bambina.
Parlava di avventure, di indiani, pirati e cavalieri che la sera, stremati, crollavano nel loro letto.
Per la verità io, vezzosa femminuccia, poco mi riconoscevo nei protagonisti maschili. Mi vedevo più nei panni della damigella in pericolo, complice un quadro del mio papà che allora stava sopra il mio letto e ora veglia nella camera dei Patasgnaffi, oppure in quelli della mamma che metteva a letto l’eroe stanco .

 

Però mi sembrava perfetta per il mio bambino…maschio! Peccato che lui non si sia mai perso dietro a giochi di indiani, tesori e battaglie. Peccato soprattutto che non ci pensasse nemmeno a crollare stremato nel lettino.
La canzone però gli piaceva e mi toccava cantargliela un’infinità di volte. Ancora adesso quando di notte viene squassato dai suoi terribili incubi la ninna nanna riesce a calmarlo.

Passa la carovana e gli indiani in fila indiana
Inseguendo stan la traccia coi colori sulla faccia
Con le penne nelle trecce, con la scure, con le frecce
E con l’arco nella mano, in silenzio, piano piano

Bum bum, bum bum,
Bum bum bum bum

Bum bum, bum bum,
Bum bum 

Naviga il galeone dei pirati, e sul pennone
Muove il vento l’Ombra Nera, la terribile bandiera
E sul ponte l’equipaggio, dopo l’ultimo arrembaggio,
Sta contando tutto l’oro nella cassa del tesoro

Bum bum, bum bum,
Bum bum bum bum

Bum bum, bum bum,
Bum bum 
 
Esce dalla foresta a cavallo, lancia in resta,
Un guerriero in armatura con la spada alla cintura.
Elmo e scudo son d’argento, corre forte come il vento
Al castello in mezzo al lago per combattere col drago

Bum bum, bum bum,
Bum bum bum bumBum bum, bum bum,
Bum bum 

 
 
Ecco, viene la mamma: è già ora della nanna
E’ finito un altro giorno e il guerriero fa ritorno
Fa ritorno da lontano col pirata e con l’indiano
A dormire nel lettino con la testa sul cuscino

Bum bum, bum bum,
Bum bum bum bum

Bum bum, bum bum,
Bum bum 
 
 
 
 

SOMEWHERE OVER THE RAIBOW


Somewhere over the rainbow
Way up high
And the dreams that you dreamed of
Once in a lullaby ii ii iii
Somewhere over the rainbow
Blue birds fly
And the dreams that you dreamed of
Dreams really do come true ooh ooooh 

Oggi Patagnoma se ne migra nella sua stanza.
Si fa per dire perchè in realtà il suo letto si trova dietro un armadio che divide in due la mansarda, e dall’altra parte ci siamo noi.
Però probabilmente potremo accendere la luce e addirittura rigirarci nel letto senza che il fruscio del piumone la irriti.
Son lussi!

UN SOGNO

Inizio ad essere stanchina. La mia bambina premio, la mia Patagnoma che dormiva e sorrideva si è stufata di essere diversa dai fratelli e ha deciso che otto ore di notte la mamma non se le merita (perchè, perchè, perchè???). Così. anche se avrei mille cose da fare, ho deciso che la mattina, almeno una volta a settimana pisolerò con lei. Così ho fatto oggi, e ho sognato un sacco. Sogni vividi, con un senso logico e che mi ricordo. E questo non succede quasi mai.
Uno in particolare mi è riamasto impresso.
Ero uscita a passeggio per il mio paesello, dove persino l’unico alimentari ha chiuso una decina di anni fa. Anche la chiesetta è sempre chiusa, c’è il prete part-time (almeno credo!).
Mi sono infilata in un cortile e ho visto qualcuno entrare in un portone. L’ho seguito e: c’era un parco! Non grandissimo e neanche tenuto bene. Con delle alte mura di sasso e vialetti di ghiaia.
Ma c’erano i castelli di ferro su cui arrampicarsi, uno scivolo basso e sinuoso e tre altalene. C’erano bambini che giocavano a palla e in un vialetto laterale, all’ombra di appuntiti alberi, delle bambine saltavano alla corda.
C’erano lettori sulle panchine, gente a passeggio e una cantante lirica giapponese che aveva improvvisato un concerto.
C’era chi correva e anche un piccolo bar con i tavolini e le sedie in ferro.
In fondo al giardino una grande cancellata si apriva su una spiaggia bianca e inquadrava un mare spazzato dal vento.
Perchè quando si sogna si deve farlo in grande!