NATALE, CON CALMA

Anche quest’anno ci sono cascata. Presa da sacro fuoco e dal terrore di rimanere indietro ho cominciato a fare i regali ai primi di Dicembre. Che poi forse per qualcuno è pure tardi, ma io così mi sento già virtuosissima, come cominciare a pianificare le vacanze a fine Aprile. Il problema è che poi dal 7 in poi non è che mi chiudo in casa, manca sempre qualcosina, c’è sempre qualche commissione da fare e trovi sempre qualcos’altro di carino.

E poi ci sono i regali autoprodotti. Ogni anno mi riprometto di cominciare a Gennaio, ogni anno mi riduco a cominciare si e no ai primi di Dicembre. Comincia allora una corsa sfinente, di serate in cui odio l’orologio e vado a letto davvero tardi. Per davvero troppo tempo.
Il risultato di tutto ciò sono una enorme stanchezza e una quantità imbarazzante di regali. Che vanno pure impacchettati. In quello però sono diventata più brava, compro e incarto. Anzi compro, tolgo dalla scatola smadonnando contro i produttori di giocattoli (quest’anno ho dovuto pure comprare un cacciavite apposta per tirare fuori un gioco dalla confezione) e incarto. In qualcosa dovrò pure migliorare.

Le settimane, 1-2-3-4 che qualcuno ha anche letto come 1.234 chiedendo spiegazioni, bruciano così veloci e l’ansia sale.

Sì perché io a Natale arrivo ansiosa e trepidante, non per i regali che potrei ricevere, ma per quelli che faccio. Un’eccitazione parossistica che scema di botto nel momento in cui la carta regalo viene appallottolata. Uno stress insomma.

Il giorno di Natale poi è sempre stato una corsa, in cui il tempo viene misurato, e i chilometri mangiati via. Ma quest’anno ho avuto il coraggio di dire basta, e anche se le persone che non ho visto mi sono mancate è stato un Natale perfetto.

Con i pacchetti scartati con calma, in più tappe, giusto per digerirli un po’. Con la casa improvvisamente silenziosa, i grandi a giocare, la piccola a dormire. Con un gioco in scatola giocato da tutti…beh, più o meno. Con un film tutti stretti sul divano a cenare con pop corn e finocchi. Con i bambini caricati a molla ma che alla fine, molto alla fine, sono andati a dormire. Con la pioggia che batte forte sul tetto e il computer sulle gambe.
Con un momento trovato anche per farvi tanti, ma tanti, auguri.

LACRIME LETTERARIE

A Natale insieme a doni vari, piccolo e timido è arrivato anche un sottile libretto.
Qualche giorno dopo distrattamente l’ho preso in mano e ho incominciato a sfogliarlo…per fortuna ero sola.
Nella prima pagina una mamma bacia le ditina del suo bebè, contandole una ad una. Anche io l’ho fatto. Quelle mani dalle lunghe dita, un po’ arrossate e con le unghie sottili ed imperfette.
E poi pagina dopo pagina, il bebè che è una bambina cresce. Vede la neve per la prima volta, cammina, dà la mano alla mamma. I capelli si allungano e così le gambe. E si allunga la distanza tra quelle dieci perfette dita dalla mano della mamma, che diventa anche nonna.
E poi alla fine è solo un ricordo e una foto sul davanzale.
E niente, ho pianto, ma in fondo al Natale ci arrivo sempre un po’ stressata.
Ieri mi sono fatta coraggio e l’ho letto a Patasgnaffa, ma anche questa volta, più pagine giravo, più il groppone mi saliva su per la gola. E anche questa volta, sotto gli occhi perplessi della mia bambina, ho pianto.
Non sono una dalla lacrima facile, sarà forse che avevo l’influenza?

Un giorno
di Peter H. Reynolds, Alison McGhee
Ape junior

Il MESE PIÙ LUNGO

Gennaio è il mese più lungo dell’anno. Freddo e buio, avanza strusciando logore ciabatte. Ha i capelli arruffati e lo sbadiglio impigliato tra i denti.
Forse perchè inizia con le ultime ore del Natale, quando l’adrenalina scema via e lentamente il torpore si insinua su per le gambe.
Sono giorni in cui pian piano gli ormeggi vengono mollati. Aumentano le ore di sonno, pesante e letargico.

Il cibo continua a moltiplicarsi sul tavolo, e solo i bambini sembrano trovare nascoste energie.

Un sole insperato ricarica per poco le batterie, per regalare la forza di mettersi in macchina e tornare a casa.

Ed è un giorno, lento d’attesa.

La sera il vecchio anno prenderà la sua valigia e ci saluterà per sempre.

Per far posto a un anno nuovo, neonato, che come tale succhia energia, dorme spesso e vive in pigiama.

Io mi abbandono a un feroce mal di testa e mi preparo ad affrontare questo lunghissimo e freddissimo mese, che per me è sempre in salita.

IL NOSTRO NATALE

Il pomeriggio del 24 una Patamà sull’orlo di un esaurimento con un tremor da pacchetti in stato avanzato, carica in macchina due patasgnaffi agitati come babbuini e una stordita dalla confusione che la circonda. Un Patapà in odor di santità si mette alla guida. I successivi cinquanta minuti assomigliano abbastanza all’idea che Patamà ha dell’inferno e i suoi nervi vanno definitivamente in pezzi. L’anno prossimo una confezione di bromuro potrebbe essere il dono più gradito. Arrivati dal nonnoRo, l’atmosfera rilassata, elegante e accogliente ha un effetto rilassante, quanto meno sulla genitrice, ma in fondo i miracoli a Natale non esistono… O era il contrario?

La notte scende fredda e scura anche sulla patacasa e babbo natale inspiegabilmente riesce ad entrare nonostante la palese assenza di camino.
E così il giorno di Natale è tutto uno spacchettare, guardare appena, accantonare, passare al successivo.

Fino a che non è il momento di mettersi a tavola. Anche qui la pace è relativa e c’è sempre qualcuno che non è seduto al suo posto!
Fortunatamente il primo pomeriggio vede la piccola dormire, e i grandi affacendati dietro i nuovi giochi.
Una breve sosta sul divano e la patafamiglia, pacchetti alla mano, è già pronta per il terzo round.

Di nuovo in città, dove le nuove generazioni familiarizzano.

Quel che era rimasto vuoto nella pancia, ben poco, viene riempito, e di nuovo i cinque, non si sa bene se eroi o pazzi, si rinchiudono nuovamente nella scatola di latta con le ruote e proseguono il viaggio, stavolta verso sud. Babbo Natale regala a Patamà un lampo di genio, e i bambini vengono ipnotizzati dalla Pimpa che fa capolino da un quanto mai provvidenziale iPhone.
La notte è nuovamente calata, fredda e scura. Ma lucine mostrano la strada ai nostri pellegrini che finalmente trovano riposo ( dopo aver rifatto 4 letti, pulito per terra e lustrato il bagno, ma questo sarebbe un finale meno poetico)

E il vostro Natale è stato più riposante?

Le foto sono messe a cavolo, indovinate voi dove dovevano essere! Buon divertimento! 😉

PATAVVENTO giorno ventiquattro

E adesso ci siamo davvero.
È questa la notte in cui le renne volano e i bambini dicono di non dormire, ma crollano con i piedini che sbucano da una coperta. In cui il freddo sa di zucchero e cannella, i ricordi si scartano e se ne impacchettano di nuovi.
La notte dei volti conosciuti, dei sorrisi regalati e della trepidante attesa.
E adesso ci siamo davvero. Natale è arrivato.
Un sacco di auguri a tutti voi. Un bacio leggero, un cioccolatino, un sorriso e un sogno incartato con carta a pois!
Patamà

CAPODANNO

Vista la solerzia del post di Natale direi che per Capodanno sono addirittura in anticipo!
Quest’anno, per la prima volta in vita mia, sapevo cosa avrei fatto a Capodanno addirittura con due mesi di anticipo e questo grazie alla capacità organizzativa di Fulvia (e poi dice che in Africa sono lenti e indolenti!).
Sapevamo quindi che avremmo passato il capodanno con gli amici venuti dal Kenia (a noi i Magi ci fanno un baffo), sapevamo che si sarebbe aggiunto l’amico Tom con i suoi tre bambini (mentre la mamma se ne volava allegramente sull’Atlantico….anche gli angeli volanti a noi ci fanno un baffo), ma non sapevamo dove si sarebbe svolto il tutto. E la decisione, questa volta in mano nostra, ci ha tenuto in scacco quasi fino all’ultimo.
Il problema era Patagnoma, altrimenti detta “Sonno Leggero” o “Appena mi scombussoli un poco la routine serale, te la faccio pagare!”.
Quindi la nostra casa senza porte era poco allettante, ma anche un letto sconosciuto e un trasbordo nel cuore della notte non erano il massimo. La tentazione di ficcare la testa sotto la sabbia c’è stata, lo confesso….ma anche trovare della sabbia non era così facile!
Alla fine abbiamo deciso di giocare in casa.
I bambini (8) sono stati bravissimi, a giocare insieme, a tenere sotto controllo il volume e a restare svegli.
Gli adulti (5) si sono comportati molto bene, si sono divertiti, hanno mangiato, bevuto e chiacchierato.
La mezzanotte è arrivata in un attimo, che quasi non eravamo pronti.
Abbiamo brindato, rotto un bicchiere e bruciato le stelline in giardino.
Patagnoma è andata a letto alle dieci e mezzo e non ha più fiatato fino alle sei della mattina dopo.
E anche se poi ho scoperto che l’interfono era posizionato male , lo prendo come buon auspicio per l’anno che verra!
Tanti auguri per un meraviglioso anno di sonni ininterrotti!

NATALE

All’alba di fine anno riesco a riappropriarmi della tecnologia necessaria per augurarvi…buon Natale, che al Buon anno ci penseremo domani!
Come al solito qui è stata una sfacchinata.
Non so bene cosa mi sia passato per la testa ma quest’anno avevo deciso di autoprodurre i regali…e si sa se  il tempo è tiranno, tre figli lo sono ancor di più. Quindi mi sono ridotta a lavorare di notte e, nonostante il prezioso aiuto di nonnaMi, sono arrivata al 24 abbastanza stanca e sufficientemente stressata.
Alle quattro del pomeriggio i giochi sono stati dichiarati ufficialmente chiusi e la Patafamiglia si è diretta a Milano dall’ Anto (piccolo bigino familiare: Anto è la compagna di nonnoRo. Patasgurzo si rifiuta di chiamarla nonna perchè non è sposata con il nonno, Patasgnaffa lo segue a ruota, ma se si distraggono la chiamano nonna perchè al cuor non si comanda!). Alle cinque la truppa regalimunita è giunta a destinazione, per la prima volta puntuale….peccato che nonnoRo avesse detto ai nostri di arrivare un’ora prima di quanto non avesse invece concordato con gli altri. Morale, Antonella in pigiama ha preso molto bene l’affrettata invasione.

Alle sette c’erano tutti, i regali aperti e la cena, grazie al cielo in piedi, è cominciata. Alle nove la bella serata è giunta al termine e la Patafamiglia se ne è tornata al lago.
Il mattino dopo Babbo Natale ha fatto il secondo turno per la gioia dei Patasgnaffi.

Sono arrivate le nonne, si sono mangiati, pare 23 antipasti, Patamà è collassata sul divano e alle cinque la non paga famigliola si è rimessa in macchina per andare dalla ZiaD sorella di nonnaFi. Lì c’era anche il nonnoBeppe, marito di nonnaFi (lui può essere chiamato nonno percheè la nonna se l’è sposata, e Parasgurzo ha anche assistito all’evento). Alle otto, Zazà la macchina si è di nuovo resa utile portando tutti in campagna dal nonnoRo.
Il giorno dopo Patamà è stata assalita da un feroce virus che l’ha inchiodata al letto per tutto il giorno…ma forse non aveva tutti i torti!
Buone feste!!!!

SE SOLO CI AVESSI PENSATO….

Oggi c’è stata la recita di Natale di Patasgurzo.
Capita tutti gli anni e per me è come il Grinch…il mio ammazzanatale.
I genitori vengono stipati nella palestra delle scuole medie, dove aleggia, non il profumo di pino e cannella, ma quello di polvere, sudore e puzza di piedi.
In prima Patasgurzo se ne è stato seduto sbadigliando con un filo d’argento in testa perchè in prima non sono in grado di cantare (su base cantata ovviamente).
In seconda: ho rimosso.
In terza sono stati messi dietro alle prime a cantare (su base cantata ovviamente) al posto dei piccoli.
In quarta mi aspettavo almeno una frase, un pastore, una renna in salmì. E invece pare che le mamme di prima si siano lamentate (ma quando, all’asilo?) e allora hanno cantato (su base cantata ovviamente) e sfilato praticamente solo i primini.
A quelli di quinta è stato concesso di suonare il flauto (su base già suonata ovviamente).
Patasgurzo ha sollevato un cartello giallo davanti alla faccia mentre declamava la frase “amore e fratellanza” che aveva provato tutta la settimana…peccato che il capofila dei gialli (pare si trattasse di un arcobaleno) avesse un microfono, quindi la voce di Patasgurzo non si è sentita e si è perso anche il labiale.
Comunque il cartello giallo l’ha alzato con grande maestria e sono sicura che lo sguardo sia stato molto intenso…ma non l’ho visto perchè era dietro ai due più alti della classe.
Poi siamo stati omaggiati, dietro pagamento (va beh, quella è beneficenza), di un astuccio decorato dai bambini…con uno stencil alberello. Una tristezza cosmica. Ho chiesto a Patasgurzo perchè non avessero fatto un disegno a mano libera un po’ più personale e mi ha risposto che non avevano tempo…in effetti hanno fatto un sacco di prove…per sollevare un cartello giallo.
Ma dico io non è mica previsto dal ministero che si debba fare la recita di Natale…se non ce la fai, non hai voglia e non hai idee non farla. E mentre pensavo questa cosa guardavo Patasgnaffa saltellante ed eccitata che guardava la sua futura scuola ( ci terrei a sottolineare che era eccitata e saltellante perchè la recita era finita…durante si stava addormentando) e ho avuto una folgorazione…altre cinque recite di Patasgnaffa (di cui una per fortuna in compresenza con Patasgurzo) più ancora cinque recite di Patagnoma, più quelle già subite, per un totale di QUATTORDICI deprimenti recite di Natale.
Se solo ci avessi pensato non avrei fatto tre figli….

DESIDERATA

Oggi, sotto una pioggia drammaticamente battente, Patamà e Patasgnaffa si sono concesse un paio d’ore di intimità facendo cose da donne…cioè la spesa! Tra uno scaffale e l’altro Patamà è riuscita a conoscere in assoluta anteprima il contenuto della prossima lettera a Babbo Natale.
Patasgnaffa desidera una carrozza, in cui ci può stare, con cavalli annessi. Un castello a sua misura e un robot principe un poco più alto di lei. Per le amiche, varie principesse che, alla bisogna, usciranno dal pavimento.
Per Patasgurzo robot calciatori per poterci giocare insieme o solo starli a guardare facendo il tifo se è stanco.
Per Patagnoma le stesse cose di Cenerentola che avrà Patasgnaffa, ma più piccole. Non troppo piccole però perchè altrimenti se le mette in bocca e soffoca.
Insomma, niente di irrealizzabile!