Il rosa da piccola mi piaceva un sacco. Ma va? E mi è piaciuto ad oltranza, fino a che non si è impantanato nel politicamente scorretto, declassato a stucchevolmente mieloso, soffocato nel total black dei sedici anni.
Piano piano piano i colori sono riemersi uno ad uno, come gnocchi che vengono a galla (che immagine sublime), ma il rosa restava un po’ sotto, appesantito dalle sue ingombranti etichette.
La maturità e l’enorme saggezza che reca con sè, altrimenti detta “machissenefrega” stavano per ridonarmi nuvole rosa, quando lei, Patasgnaffa, ha compiuto tre anni. E allora il rosa è diventato imperativo e necessario, riaffondando velocemente nella melma del nauseante.
Ma adesso son di nuovo libera, il rosa non è più l’unica esigenza della mia principessa ed è ancora incognito dalla piccola gnoma.
E così mi son comprata magliette e pantaloni, ci ho dipinto un bagno e rivestito una poltrona.
Gomitoli di lana rosa si sono fatti spazio nel cesto dei lavori, ed ultimamente hanno preso il sopravvento.
Ma in questo la mia colpa è relativa, posso dividerla con le FunkyMamas che con il loro ICE CREAM TEAM, un diabolico piano segreto per cambiare il mondo a colpi di palline gelato, mi hanno coinvolta nella vestizione di Faenza, con pezze lavorate esclusivamente in tutte le tonalità del rosa.
Se volete partecipare seguite le istruzioni che trovate qui, ma io vi avviso, è un colore che dà dipendenza; una volta indossati gli occhiali rosa, niente sarà come prima e tutto diventerà possibile…ah, la vie en rose!


