Sabato scorso, ommioddio è passata già una settimana, il sole illuminava l’erba verde e rigogliosa. L’aria era fresca e pulita. Il cielo terso e promettente.
Certo, ho dimenticato le chiavi della macchina in casa e ho dovuto scavalcare il cancello. Ho dovuto cambiare la stazione di partenza a causa del raduno nazionale degli alpini. Ho dovuto non cedere il posto in fila alla biglietteria automatica a una badante e al suo vecchio alpino, ma poi ce l’ho fatta. Ho preso il treno e cucendo pezze rosa, cosa che ho notato attirare molto l’attenzione delle over60, sono arrivata a Faenza. Pronta per dare il mio contributo al Total Pink.
Io e i miei pantaloni rosa ci siamo timidamente incamminati verso il museo della ceramica.
Grande e silenzioso. Ombroso, fresco, custode di memoria e di oggetti fatti da mani abili e operose.
E mani abili e operose, erano in movimento, proprio lì. Protette e illuminate da grandi vetrate, che si affacciavano su un prato, anche lui verde e rigoglioso.
Ancora una volta, come tutte le volte che il web si incarna in mani e sorrisi, non c’è stato un attimo di esitazione, non un’aspettativa delusa. E una volta di più posso dire di avere nuove amiche.
E’ stato bello cercare tra le pezze quelle di chi si conosceva, prendersene cura e legarle tra loro, come a comporre un canto, come proseguire un discorso iniziato mesi fa.
Piano piano, la nostra coperta ha preso forma, e c’erano talmente tante pezze, che oltre a quella che sarebbe servita a ricoprire la nostra colonna, ne è nata un’altra, pronta per abbracciare un albero.
Poi una lunga conferenza, un susseguirsi di donne allegre e forti, con i loro progetti, a rotolar giù dal banco e richiamare applausi.
Infine l’aria aperta, la passeggiata per Faenza, le chiacchiere e il profumo delle acacie in fiore.
L’unico rammarico è aver preso il treno e non aver visto di persona l’esplosione di lana rosa il giorno successivo.






