TU PARLI, IO ASCOLTO

Tu parli io ascolto.

No, non è un post su come gestire i capricci dei bambini. Un post così dovrei leggerlo, non scriverlo, che Patagnoma ci sta facendo vivere tutte le sette piaghe d’Egitto, o quante diavolo erano non lo so, tutte insieme. I capricci si sa, sono una richiesta d’ascolto, anche se non so come sia possibile ascoltarla più di così. Ultimamente allora glielo dico “parlami, ti ascolto”, così per provare ad essere più incisiva….

Mi riesce meglio con i vestiti, quelli vintage che mi piacciono tanto.

vestito

Io li guardo, e loro mi raccontano una storia. Anche più di una.

Me li immagino indossati, a volte da più di una persona. Me li immagino in situazioni diverse, ondeggianti al ritmo di una musica allegra, sollevati da un vento leggero. Scompigliati da un bacio rubato, tirati da una manina impaziente. Macchiati da un gelato fuori stagione, piegati con cura in un armadio che profuma di lavanda o gettati con rabbia in una valigia marrone.

heart

Altri mi parlano con voce più calda e quando li indosso mi stringono come un abbraccio. Sono quelli che arrivano da casa, passati casualmente da nonna a madre e da madre a figlia.

redpassion

Ci sono poi vestiti come questo che arrivano in pacchi stropicciati da noncuranti postini. E alle storie che racconta, di donne slanciate con fragili tazze di te, posate per battere veloci le dita smaltate su rumorose macchine da scrivere, aggiunge quella di un’amica che questo vestito ha saputo ascoltarlo a tal punto che ha sentito chiaramente invocare il mio nome, e allora niente, me lo ha spedito.

diritto al cuore

Grazie Camilla! ♥

cin cin
un Campari con te, amica….cin cin