WHATSAPPANDO SI IMPARA

Prima di Natale io e Patapà ci siamo arrovellati a lungo sul regalo da fare a Patasgurzo. Lui come tutti gli anni aveva chiesto la Play Station, ma avendo già la Wii non se ne parlava nemmeno. Questa volta ha chiesto anche un cellulare.
All’inizio gli avevamo risposto picche, ma poi si è fulminato il suo Ipod. Si è appropriato di quello di Patasgnaffa, ma evidentemente non era la soluzione migliore. Patapà si è offerto di passargli il suo, il mio è ormai quello di Patasgnaffa, ma ricerche accurate, in ogni angolo della casa, in ogni anfratto della macchina, non l’ hanno scovato e così  abbiamo dovuto darlo ufficialmente per disperso. Sono sicura che salterà fuori a breve, tanto ormai non è più fondamentale.
Comprare un altro Ipod a questo punto sembrava una follia, e così abbiamo iniziato a rimbalzare come palline di flipper tra tablet e telefonino. Un giorno uno ci sembrava la soluzione più logica, il giorno dopo era la rappresentazione del male.
Ormai il Natale era agli sgoccioli e ancora nel sonno si alternavano tablet, smartphone e telefonini. Bei sogni vero?
Avevo già un tablet nel carrello quando è saltato fuori che un gruppetto di amici di Patasgurzo si vedeva più spesso perché si mettevano d’accordo su Whatsapp.
In effetti in un epoca in cui il telefono di casa squilla solo per ricevere offerte improbabili di sconosciute compagnie telefoniche, noi mamme siamo diventate le segretarie dei nostri figli. E visto che già sono autista e lo sarò ancora per molti anni, ho avuto la visione di me sgravata da almeno una mansione. Quindi in extremis ha vinto lo smartphone. Con blocco del 3G e parental control d’ordinanza. Con l’ obbligo di lasciarcelo controllare e di conoscere la password. Con la certezza che ancora non fosse necessario.
La mattina di Natale ho deciso di leggergli le 18 regole per l’utilizzo dell’iphone scritte per un figlio tredicenne che da un anno circolavano in rete.
Ne condivido ogni singolo punto, ma ho deciso di non leggergli quello inerente il fotografarsi le parti intime, perché mi sembrava non fosse ancora necessario.
Gli ho letto invece quello sul divieto di cercare contenuti porno…peccato che poi ho dovuto spiegargli  cosa fosse! Accidenti a me.
Lui subito si è copiato dalla mia rubrica i numeri che potevano essergli utili, e pieno d’orgoglio ha mandato messaggi con il suo nuovo numero.
Pian piano ha recuperato quelli di alcuni suoi compagni, si è scaricato Whatsapp e ha iniziato a divertirsi.
Ha mandato messaggi anche a me che ero nella stessa stanza. Anche quelli vocali, di cui ancora non capisco l’utilità.
Per alcuni giorni l’ho lasciato fare, poi una sera ho controllato. E mi sono cadute le braccia.
Messaggi sgrammaticati, troncati, senza senso e in numero esorbitante. Whatsapp in mano a un preadolescente è la cassa di risonanza della stupidera.
E così ho deciso di fargli un discorsetto…. poi ho cambiato idea, ho deciso di whatsapparlgielo….chissà mai che gli rimanga più impresso.

Vademecum da chat:

1) rileggi sempre ciò che scrivi, un errore può sempre scappare, ma deve essere l’eccezione, non la regola.
2) non scrivere troppe cretinate e abbrevia il meno possibile. Come devi saper parlare così devi saper scrivere, anche in chat.
Pure questo fa parte di come appari, e devi apparire intelligente, perché lo sei.
3) un messaggio idiota può anche far ridere, cinque non fanno ridere più nessuno. Neanche il più scemotto dei tuoi amici.
4) sii educato e rispetta lo spazio altrui, anche quello virtuale. Sii educato e rispetta chi è più grande di te; il fatto che whatsappiate insieme non lo fa diventare un tuo pari. E comunque anche i pari vanno rispettati.
Sicuramente mi verranno in mente altre regole da rompipalle, ma fidati, sono importanti. Imparale
Ti amo tanto :-*

5) tre emoticon al massimo sono quanto un messaggio può sopportare

Da qui in poi si accettano contributi, che io Whatsapp l’ho scaricato il 20 di Dicembre per non essere del tutto impreparata!