GENNARINA E LE DUE SORELLE

Abbiamo fatto armi e bagagli, tanti, troppi, stando a Patapà, ma lui è maschio e non può capire, e siamo partiti per le patavacanze. Prima tappa Marche, Conero per la precisione. Non ci ero mai stata ed è bellissimo. È bellissima la casa dove siamo, ma quella l’ho scelta accuratamente, mica lascio certe cose al caso, adesso poi hanno inventato airbnb.

È bello il mare, le colline, l’aria di vacanza rilassata e poco pretenziosa che si respira. È buono il vino, è buono il pesce e Patapà è felice.

Ho trovato una casa a righe e dei bagni con i cestini della pattumiera in vimini, così a caso, tu chiamalo se vuoi destino.

Abbiamo anche fatto una cosa bellissima. Siamo andati in una spiaggia isolata, raggiungibile solo in barca, e abbiamo liberato una tartaruga, Gennarina per la precisione, che tempo fa era stata trovata ferita in mare, poi curata, e ora finalmente guarita e restituita alle onde.

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Vi ricorda qualcosa? no perché io dopo anni di lavaggio del cervello a furia di cartoni animati per bambini non ho fatto altro che pensare a Sammy. E continuavo anche a pensare, ma che figata, perdonatemi il francesismo, l’ospedale delle tartarughe esiste anche qui. Perché esiste qui, davvero. A Riccione. Raccolgono le tartarughe ferite da eliche di motori (sono quelle messe peggio), dalle reti a strascico o trovate infortunate in altre situazioni da avveduti salvatori che anziché ributtarle in mare fanno la cosa giusta, ossia le portano in ospedale. Perché le tartarughe così hanno davvero una chanche di sopravvivenza. Vengono curate, alcune addirittura per anni, riabilitate e poi finalmente ridonate al mare.

storia di gennarina 1

storia di gennarina2

E questo è un momento veramente magico, e se sono grata e commossa di aver avuto il privilegio di potervi assistere, nello stesso tempo ho percepito lo sgomento della povera Gennarina, che ripescata mesi fa nella lontana San Benedetto Del Tronto, dopo mesi difficili, finalmente rivedeva il suo mare…attorniata da centinaia di piedi. Devo ammettere in assoluto silenzio. E posso anche immaginare l’emozione di chi di lei si è preso cura in questi mesi, che magari preferirebbe un addio più intimo. Credo che questa scelta, al limite della spettacolarizzazione, sia stata fatta per sensibilizzare più pubblico possibile, per raccogliere fondi e anche forse per generosità…non lo so, non l’ho chiesto perché ho continuato a pensare a Gennarina che sbandava cercando la via del mare e alle mani che salde l’hanno aiutata a ritrovarlo.

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Se volete anche voi assistere al rilascio di fortunate tartarughe qui trovate le informazioni….ovvio, prima dovete andare a Numana.