TAGLIO

Patasgurzo è nato con un incredibile, folta, biondissima cresta.
All’inizio la portava unticcia, sparata in testa o appiattita sul lato. Erano capelli d’angelo, sottili, biondissimi e formavano buffi dredd sulla nuca.
Il piccolo cresceva, il ragnetto metteva su ciccia, i denti spuntavano e i dreed cadevano. Nel giro di neanche un anno la serica chioma aveva lasciato il posto a setole di porco (sempre biondissime per carità).
Capelli che ogni lontra vorrebbe avere. Totalmente idrorepellenti per i primi cinque minuti sotto la doccia, poi bagnati, bagnati, bagnati e ancora bagnati. E tanti, tantissimi.
Si mormora non si debba tagliare la chioma prima del primo anno di età, ma lasciare Patasgurzo in balia dei suoi capelli non era cosa possibile. Patamà intimorita dall’ardua impresa di sfoltimento portò il biondo cherubino dall’ignara parrucchiera Paola sotto casa. E fu l’inferno in terra.
La volta successiva Patamà però era preparata, si era vestita leggera e aveva portato la nonna. In due lo tenevano fermo, le pale del soffitto lo distraevano, la parrucchiera Paola sfiorava l’esaurimento nervoso, mentre una nuova moquette abbelliva il pavimento del negozio. Patamà pagava ogni volta l’irrisoria cifra del taglio chiedendosi come mai un’esperienza così stressante costasse meno che un tranquillo taglio a una sciura al massimo pettegola e chiacchierona.
Si intraprese anche la strada casalinga, taglio sul water con libro davanti, taglio nella vasca, taglio davanti alla tv….ma erano tutti palliativi perchè Patamà riusciva a disboscare troppo poco.
Compiuti i due anni la povera donna gettò la spugna e affidò il biondo cherubino al padre. I due si recarono, per lo sgomento di Patamà, dal nuovo barbiere del quartiere. Un posticino piccolo, a una sola vetrina, due poltroncine in candida pelle umana, atmosfera rarefatta con luci soffuse e un meraviglioso acquario. Patasgurzo fu bravissimo, Patamà passò per la solita esagerata e Patapà vinse, per un pò, il compito di occuparsi dello sfoltimento della chioma del figlio.
Da allora Patasgurzo è stato portato da varie parrucchiere, da diversi babieri, da mamma, papà e anche da qualche nonna. Non dà più i numeri, ma parla a macchinetta stordendo il povero malcapitato e dopo due minuti inizia a scalpitare. Se ne andrebbe via sempre con tagli improbabili, a metà testa, a righe, a ciuffi sfilacciati e scomposti.
Insomma resta sempre una fatica portarlo a tagliare i capelli, e spesso Patamà si lancia in obliqui tagli di ciuffo per procrastinare l’evento.
Ma ieri era giunto ormai il momento e non si poteva più rimandare. Sta volta il taglio lo ha scelto lui, li ha volti corti corti con una piccola cresta. Come un imprecisato (per Patamà ) calciatore. Ebbene sì, uno cerca di crescere un figlio in mezzo a bellezza ed armonia e l’ideale estetico del piccolo ingrato rimane “il calciatore”…in generale. E visto che l’alternativa alla cresta è il capello lungo e unticcio, magari tenuto in dietro da un cerchietto, forse ci è anche andata bene.