Una delle domande più frequenti che mi vengono fatte da quando è nata Patagnoma è : ” ma com’è averne tre?”. La mia risposta è sempre la stessa….” pensavo peggio, va tutto bene.”
Ed è assolutamente così, mi sento proprio bene, completa, a mio agio e felice nella mia famiglia sempre più simile a una tribù! I bambini sono tutti fantastici, i grandi controllano e rilasciano a piccole dosi le loro grandi e giustificate gelosie, la piccola ci regala sorrisi e inconcepibile quiete.
Però adesso è arrivato, non so se perché sono passati cinque mesi o perché sono stata un pò sola con loro. È arrivato il peso del loro numero: tre. Tre contro due, quando c’è Patapà, e, grazie al cielo e grazie a lui, c’è tantissimo. Tre contro uno quando sono sola o quando semplicemente, anche in una folla, vogliono la mamma. E la mia vita è un continuo accudimento, finisco con uno e comincio con l’altro….faccio la pipì e ricomincio con il, la bisognosa di turno. Ma mi piace, non è di questo che mi lamento….va be’ ogni tanto anche di questo….di solito quando non riesco a fare neanche la pipì (e si sa che in certi frangenti le donne poi sono scontrose…)! Sono terrorizzata di non riuscire a dare abbastanza a tutti e tre. Saranno paranoie da figlia unica, non lo so, è che sempre più spesso sogno dei tête à tête…
Sogno di partire con Patasgurzo per una grande città, dove soffermarci con un taccuino davanti a un quadro, sdraiarci in un parco a leggere un libro, provare un nuovo ristorante, stravaccarci in una bella camera d’albergo e perché no, cercare la maglietta di calcio della squadra locale.
Sogno di prendere Patasgnaffa e rinchiuderci in una casetta tutta rosa, fare torte, lunghi bagni pieni di schiuma, pastrocchiare con carta, colori, forbici e colla, travestirci da fate, principesse e spose, pettinare le bambole e pettinare la mia bambola.
Sogno di trovare una stanza piena di colori e di cuscini su cui stendermi con Patagnoma, guardare le sue coscette scalciare, baciarle la punta del mento per sentirla ridere, ridere di gola, di pancia e di occhi. Guardare i suoi occhi che ancora non hanno deciso di che colore essere e restare lì fino all’infinito e basta( per parafrasare Patasgnaffa).
Poi mi sveglio e ricomincio a correre cercando di regalare ad ognuno un piccolo pezzetto di sogno, trattenendomi a stento da chiedere loro ” ma ti basto, ma faccio abbastanza?”….nel dubbio prendo un libro e vado a sdraiarmi in piscina…. Magari!!!!