Inutile dire che la mattina non abbiamo potuto esimerci dall’emulare la mano.
Ho cercato una ricetta che comprendesse gli ingredienti che avevo in casa. Ovviamente non l’ho trovata e così mi sono ritrovata mescolare ingredienti “voglio ma non posso”.
La farina ce l’avevo. Bene. Il sale pure, anche se ho dato fondo alla scorta. Il cremor tartaro non ce l’avevo, l’avevo finito facendo dolci. Incredibile già che un ingrediente così strano sia transitato nella mia cucina. Quindi l’ho sostituito con bicarbonato e un pizzico di lievito, perché se fosse stata una torta avrei fatto così. Avevo anche l’olio, e non l’ho neanche usato tutto.
Coloranti alimentari ne avevo a paccate, perché le frivolezze qui non mancano mai.
E così abbiamo versato, mescolato, strizzato ed impastato per un tempo incredibilmente lungo fino ad ottenere quattro panetti di una pasta morbida e colorata.
Patagnoma ha subito mischiato tutti i colori creando un serpentone multicolor che sembrava finito sotto a un Tir, poi si è stufata ed è andata a leggersi un libro.
Io, assolutamente in maniera non spontanea, ho dato vita a Barbalalla. Non avevo finito di metterle i fiori tra i capelli (capelli?) che peggio di un soufflè, si è sgonfiata, trasformandosi in una sorta di bignè verde.
Inutile dire che l’esperimento non è riuscito, inutile dire che, essendo una ricetta fallimentare, non potevo esimermi dal divulgarla. Ho una fama da difendere.



